Era chiamato da tutti l’ospedale dell’aria bona, il Sanatorio ‘Guido Banti’ di Pratolino, costruito negli anni Trenta del Novecento, abbandonato dopo mezzo secolo di onorato servizio di cura delle malattie polmonari. Ancora oggi si raggiunge da Firenze in un quarto d’ora di servizio pubblico! Al quinto tentativo di alienazione, all’Azienda sanitaria proprietaria non è risultato possibile neppure quasi-regalarlo (base d’asta, per circa 12.000 mq di superficie, 58.000 mc di volumetria e oltre 5 ettari di bosco terapeutico di conifere, poco più di due milioni di euro).
Confinante col Parco Territoriale di Monte Morello (classificato come Sito di importanza comunitaria), così lo presenta il prof. Antonio Paolucci nella Relazione Storico-Artistica allegata al decreto di tutela del 2006: “L’abbondanza di balconi e finestre che si affacciano verso valle e le vetrate dell’ultimo piano, pensate per dar luce alle verande elioterapiche, testimoniano la volontà di utilizzare i benefici influssi della natura circostante a fini terapeutici”.
A quello storico-artistico si aggiunge il vincolo etico-giuridico stabilito attraverso l’atto di donazione che una nota famiglia russa amica di Firenze, i Demidoff, intese sottoscrivere nel 1935 in favore del convalescenziario allora in costruzione: le chiare, fresche e dolci acque che dalle sorgenti di Bivigliano e di Monte Senario scendono a valle attraverso l’Acquedotto Mediceo, e l’acquedotto stesso. All’intervento della medesima casata è dovuta l’acquisizione, nell’Ottocento, del vicino complesso rinascimentale voluto a Pratolino da Francesco I, con le sue meraviglie idrauliche modello di giardini analoghi in Europa, ma ormai abbandonato dopo il tramonto della dinastia. Così come alla lungimirante azione dell’Amministrazione Provinciale di Firenze si deve a inizio degli anni Ottanta del Novecento la conservazione in mani pubbliche di quel bene e del suo parco, dal 2013 Patrimonio Mondiale Unesco.
Assume quindi un doppio valore simbolico la scelta, patrocinata dal Comune di Vaglia e dalla Città Metropolitana di Firenze, di ospitare sabato 9 maggio dalle 9 alle 13, nella ‘Sala Rossa’ del Parco Mediceo di Villa Demidoff (programma allegato), l’appuntamento dedicato da Idra alla riapertura di una finestra di attenzione, e all’avvio di una prospettiva di recupero, dell’ex Sanatorio che, lì accanto, appollaiato col suo luminoso candore sulle colline di Pratolino (così qualcuno ha amato tratteggiarlo), è facilmente riconoscibile da ogni angolo della piana di Firenze.
Al convegno interverranno – proponendo analisi e scenari – esponenti di ambiti disciplinari diversi e complementari, come il genius loci del sito esige: dall’architetto al sanitario, dallo storico all’ecologo, dal geografo al sociologo. Nella fase conclusiva dell’incontro, esplicitamente dedicata all’ascolto, alla rielaborazione e al confronto, a tutti sarà chiesto di interagire e discutere assieme alla cittadinanza, il cui contributo è considerato essenziale. Perché si esca dal Parco con idee e speranze nuove, che siano stimolo a sviluppi da suggerire e praticare nei luoghi di incontro sul territorio: circoli, scuole, Università, biblioteche; ma anche farmacie, ambulatori, presìdi sanitari. Nel pomeriggio, chi lo desideri potrà partecipare inoltre a una passeggiata lungo l’Acquedotto Mediceo fra Bivigliano e Monte Senario, guidata da Gabriele Baldi, autore della pubblicazione ‘Il bosco dell’acqua’, in distribuzione al convegno.
In considerazione dell’ampio bacino di utenza che il Sanatorio ‘Banti’ ha provveduto nel tempo a servire, e che dal suo recupero potrà trarre in futuro nuovo giovamento, sono stati naturalmente trasmessi inviti all’appuntamento di sabato alle autorità istituzionali a vario titolo competenti o interessabili, per il contributo prezioso che potranno assicurare al buon esito del percorso proposto: i sindaci della piana di Firenze, del Mugello e dell’Alto Mugello; il presidente e gli assessori della giunta regionale toscana; la direzione dell’Azienda e il direttore amministrativo della USL Toscana Centro; la soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e la provincia di Prato; i ministri della Salute, dell’Ambiente e della Cultura; il prefetto di Firenze.
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E’ già nei circoli, nelle scuole, nei negozi e nelle biblioteche, negli ambulatori e nelle farmacie, lungo la via Bolognese fra Firenze e il Mugello, questo invito a frugare nei cassetti e nei ricordi: foto, carte, lettere, storie che aiutino ad arricchire l’appuntamento in programma sabato 9 maggio al Parco Mediceo di Pratolino, nella Sala Rossa di Villa Demidoff, intitolato “Ex Sanatorio Guido Banti: un mosaico da ricomporre”.
Scopo dell’appuntamento di maggio, ascoltare tutte le campane, unire tutti gli sforzi, perché un bene architettonico così radicato nella storia e nella memoria collettiva (un complesso sanitario d’avanguardia, tra i primi edifici italiani costruiti interamente in cemento armato, per una superficie complessiva di circa 12.000 mq ed una volumetria di circa 58.000 mc), e il suo splendido parco di conifere (con una superficie complessiva di circa 51.500 mq), possano essere restituiti al godimento della collettività.
Sarà una giornata di riscoperta, di riflessione e di incontro, un’occasione di confronto civico e multidisciplinare, sostenuto dalla Città Metropolitana di Firenze e dal Comune di Vaglia, che sul suo territorio ospita il gigantesco edificio abbandonato che ha fatto la storia di Firenze, appollaiato col suo luminoso candore sulle colline di Pratolino accanto al Parco Territoriale di Monte Morello, Sito di Importanza Comunitaria, a una manciata di km dal capoluogo, ben servito dai mezzi pubblici. “L’abbondanza di balconi e finestre che si affacciano verso valle e le vetrate dell’ultimo piano, pensate per dar luce alle verande elioterapiche, testimoniano la volontà di utilizzare i benefici influssi della natura circostante a fini terapeutici”, recita la Relazione Storico-Artistica del prof. Antonio Paolucci allegata al decreto di tutela del 27 febbraio 2006.
I due gioielli di Villa Demidoff e del Parco Mediceo, sede dell’incontro del 9 maggio, rappresentano peraltro un luogo doppiamente simbolico. Già appartenuti alla famiglia russa che al Banti donò nel 1935 le sorgenti e l’acquedotto mediceo di Monte Senario e di Bivigliano (qui nelle parole del prof. Luigi Zangheri), ricordano a tutti noi la lungimirante scelta della destinazione pubblica che l’Amministrazione Provinciale di Firenze seppe portare a compimento, con successo, poco meno di mezzo secolo fa.
L’associazione di volontariato Idra, dunque, ci riprova, proponendo questa giornata trent’anni dopo il primo appello che l’infermiera professionale Gina Pratesi indirizzò da Pian di San Bartolo al ministro della Sanità Rosy Bindi (qui alcune delle foto trasmesse nella circostanza). L’appello si trasformò in petizione popolare, e col “Comitato per la difesa dell’uso pubblico e sanitario dell’ex Sanatorio Banti” Gina Pratesi, Alfea Federici, Giuseppe Nencini e Carlo Francini raccolsero oltre ottomila firme di consenso al recupero del monumento. Dopo sei lustri di mobilitazione con la cittadinanza, dopo l’ultimo incontro tenuto coi vertici amministrativi della ASL a maggio 2021, dopo che è andato a vuoto anche il quinto tentativo di alienare la prestigiosa architettura sanitaria, caratterizzata da “forme sobriamente geometriche tipiche dell’architettura razionalista” (recita ancora la Relazione Storico-Artistica del prof. Paolucci), Idra ci riprova.
In tempi di crisi profonda del sistema sanitario, di gestione discutibile del territorio e dei suoi beni storici e architettonici, di allocazione non sempre assennata delle risorse pubbliche, un invito a ridefinire assieme – a partire dal caso emblematico del Banti – priorità, prospettive e sinergie.
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Non ha deluso le aspettative l’intensa ora di colloquio con cui è stato inaugurato mercoledì scorso nella torre che ospita a Firenze, in una porzione della Badia Fiorentina in piazza San Martino, assessorato e direzione urbanistica, un primo ciclo di consultazioni richiesto dalla cittadinanza sul caso emblematico e irrisolto del contestato resort di lusso a ridosso del Giardino mediceo di Boboli, in Costa San Giorgio. Qui a dicembre 2021 Palazzo Vecchio ha accordato all’imprenditore argentino Alfredo Lowenstein, già proprietario del castello mediceo di Cafaggiolo in Mugello, l’autorizzazione ad attuare una significativa trasformazione urbanistica, dentro e sotto il complesso dei conventi medievali di San Girolamo e San Francesco, e del Monastero di San Giorgio e dello Spirito Santo, utilizzati per decenni dalla prestigiosa Scuola di Sanità militare. In programma 300 posti letto.
Dopo un breve excursus sulla genesi e i primi sviluppi della vicenda autorizzativa, l’associazione di volontariato ecologista Idra, che con Italia Nostra si era fatta promotrice dell’incontro in occasione di un recente appuntamento pubblico di architetti alle Murate, ha potuto vedere confermata l’acuta sensibilità che l’Assessora Biti aveva lasciato intravedere in quella circostanza sul delicato tema del rapporto fra Palazzo e cittadinanza, da realizzarsi ma all’interno di una cornice costruttiva, non pregiudizialmente antagonistica. “Su Costa San Giorgio – ha spiegato il rappresentante di Idra – il nostro è in realtà un atteggiamento così poco antagonistico da aver prodotto a suo tempo un progetto di partecipazione mirato, ‘Laboratorio Belvedere’, sostenuto da centinaia di firme di residenti in Oltrarno, approvato e ammesso al finanziamento dall’Autorità regionale, al quale purtroppo con la passata giunta non è stato possibile dare seguito”. Così, in contrappunto, il prof. Mario Carniani, fondatore e presidente onorario dell’Associazione Centro Guide Turismo di Firenze e Toscana, intervenuto con Idra: “Non ci rendiamo conto di quanto quell’angolo di Firenze fa parte della nostra anima. Costa San Giorgio era il luogo dove abitava Galileo. Collega la città con l’incantevole via San Leonardo…”.
“Mi accorgo in tutti questi incontri che sto facendo – ha ammesso da parte sua Caterina Biti – che quello che è mancato in questi ultimi anni è stata la possibilità di un confronto, indispensabile per conoscersi e, pur nell’eventuale diversità di vedute, di mettere a fuoco eventuali obiettivi comuni e su quelli provare a lavorare”. Registrato questo importante attestato di consapevolezza, la delegazione di Idra ha accolto quindi positivamente l’invito pragmatico dell’assessora a concentrarsi sulle conseguenze e le opportunità che derivano dal mancato avvio dei lavori da parte dell’imprenditore neo-proprietario, in un contesto storico-architettonico di cui perdura però, così, l’esclusione all’accesso e al godimento pubblico per effetto dell’alienazione a suo tempo deliberata dal Demanio. L’Assessora ha confermato di aver letto con attenzione le alte testimonianze raccolte nel dossier che Idra le ha consegnato nel corso del convegno alle Murate (“è lì, sul mio tavolo”, ha precisato). Testimonianze che hanno forse contribuito a far apprezzare ulteriormente lo sforzo civico espresso in tutela di quel patrimonio: “Siamo in presenza di un procedimento che si è completato”, ha affermato infatti la Biti. “Il nuovo Piano Operativo comunale di Firenze non pone condizioni più stringenti da rispettare: soltanto il 29 gennaio 2028 scadranno tutte le autorizzazioni e i permessi concessi se non soddisfatti. E’ altrettanto vero che osserviamo però una condizione oggettiva di stallo: non abbiamo idea se e quando la proprietà andrà avanti, per ora è tutto fermo. E allora questa è la domanda che io vi faccio, perché è quella che mi son fatta io stessa leggendovi: qual è a vostro avviso il punto di caduta, quale può essere il punto di equilibrio rispetto a questa trasformazione urbanistica sospesa?”. Un interrogativo che individua opportunamente il cuore del problema, e che Idra ha così proposto di affrontare: “In questo intervallo di incertezza, possiamo immaginare un ruolo che la società civile sia finalmente in grado di giocare. Perché non recuperare e attualizzare ad esempio il processo partecipativo che non è stato possibile attuare con la passata Amministrazione, e innescare così un dibattito pubblico che aiuti a individuare soluzioni compatibili con le finanze della proprietà, ma anche con le esigenze di una città del rango di Firenze, e di un Oltrarno che sta perdendo completamente – con la progressiva gentrificazione in atto – la propria peculiarissima identità sociale?”. L’assessora non si è sottratta all’impegno a valutare questa opzione, così come ha annunciato la piena disponibilità a prossimi incontri di approfondimento al termine dell’ora calendarizzata per il primo colloquio. Il testo del percorso ‘Laboratorio Belvedere’ validato dalla Regione e proposto invano cinque anni fa è stato così inviato in Piazza San Martino.
Da parte loro i presidenti di Idra e Italia Nostra, Girolamo Dell’Olio e Laura Manganaro (assente, perché infortunato, il prof. Leonardo Rombai), hanno chiesto di instaurare un rapporto di reciproco e costante aggiornamento informativo con l’Amministrazione comunale, che permetta di seguire passo passo le fasi dell’attuazione del progetto approvato, per la quale la delibera ministeriale 637 del 2013 detta una puntigliosa successione di scadenze. Al riguardo, le associazioni hanno presentato istanza di accesso a una serie di dati e specifiche verifiche:
- i contenuti essenziali dei ‘Permessi di Costruire’ rilasciati, e delle proroghe richieste dalla proprietà, preso atto che – come è stato riferito – di alcune delle otto UMI (Unità Minime di Intervento) non è stata neppure presentata richiesta del permesso;
- la documentazione sul rischio idrogeologico che ha accompagnato l’autorizzazione del Comune agli scavi nella collina (il ‘Poggio delle Rovinate’) in cui è deceduta, per uno degli assestamenti a cui è stata soggetta nei secoli, la stessa famiglia di Bernardo Buontalenti;
- un contributo da parte dell’Amministrazione comunale a una definizione concreta dei contorni del concetto di ‘fruizione pubblica’ che il Ministero dei Beni culturali detta di garantire “nelle parti più significative del complesso monumentale”;
- l’adeguatezza delle autorizzazioni concesse al principio di “mix funzionale” auspicato dal Ministero: ma l’86% degli spazi risultano assegnati alla destinazione turistico-ricettiva.
Con particolare urgenza è stato richiesto da Idra infine un nuovo appuntamento da dedicare ai temi sensibili delle anomalie registrate nella cantierizzazione TAV, di cui è stato trasmesso pochi giorni or sono un nuovo promemoria anche alla sindaca, Fra queste, la nuova stazione sotterranea a ridosso del torrente Mugnone in area a pericolosità idraulica classificata alta, e dei tunnel in corso di scavo per il sottoattraversamento da Campo di Marte a Castello. Si desidera inoltre capire meglio come il Comune di Firenze intenda aprire alla partecipazione dei cittadini e del Quartiere per definire le funzioni, sia pubbliche che private, da portare accanto alla stazione Foster, annunciata nelle settimane scorse.
“E’ stato un piacere grande: allora ci aggiorniamo!”: questo il gradito saluto che la nuova assessora – accompagnata dai responsabili della segreteria Marco Recati e Lorenzo Rustici – ha porto al termine del colloquio alle delegazioni di Idra e Italia Nostra. Costatazione e auspicio che le associazioni hanno naturalmente ricambiato con viva convinta soddisfazione.
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Rimpalli di responsabilità fra autorità pubbliche: dovesse ricapitare un ’66, o un ’92, a chi toccherebbe risponderne?
L’ultima esondazione dell’Arno risale a 60 anni fa. Rovinosa. Tutto il mondo corse in aiuto.
La più recente esondazione dei corsi d’acqua minori (i più pericolosi, ultimamente: i torrenti Terzolle e Mugnone), risale a 34 anni fa. Tanti danni in più di un quartiere.
Molte zone di Firenze sono ancora oggi a rischio idraulico, come attestano le carte dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Settentrionale. In alcuni punti incombe una pericolosità classificata come ‘alta’. Per esempio, là dove il Mugnone incontra il fascio di binari che escono ed entrano nella stazione di Santa Maria Novella. Ebbene, proprio in quel punto si sta scavando da più di tre lustri una fossa profonda 25 metri, lunga 450, larga 50, che dovrebbe ospitare la nuova stazione ferroviaria sotterranea ad Alta Velocità. Che la pericolosità è ‘alta’ non lo dicono solo le carte dell’Autorità di bacino. Lo ribadiscono quelle della Protezione civile del Comune. Ma il progetto è stato approvato senza valutazione di impatto ambientale, e nessuna istituzione pubblica ha alzato un dito per esigerla. Il Ministero dell’Ambiente ha addirittura stabilito che poteva bastare la VIA fatta per un’altra stazione (fra Viale Redi e Viale Strozzi), mai realizzata, lontana parecchie centinaia di metri e progettata in un’area classificata a pericolosità idraulica ‘bassa’! Intanto quel Mugnone non ha smesso di inviare segnali di allarme. Due volte l’anno scorso, a gennaio e a marzo, nel quartiere delle Cure, la piena la piena ha lambito l’impalcato del ponte su cui correvano inconsapevoli le Frecce rosse e gli Italo.
Stiamo stuzzicando anche l’intero sottosuolo della città in cui “dalla fine del XII secolo al 1966 si sono susseguite sicuramente ben 42 piene e inondazioni”, come ci informa il prof. Leonardo Rombai, docente emerito di Geografia storica all’Università di Firenze. Si stanno scavando da est a ovest 12.666 metri di tunnel fra Campo di Marte e Castello, perpendicolarmente alle linee di flusso della falda acquifera. Tutto sotto controllo? Chissà… certo è che il Comando provinciale dei Vigili del Fuoco denuncia: nel progetto esecutivo degli scavi non c’è traccia del piano di emergenza prescritto dal DM 28/10/2005 “Sicurezza nelle gallerie ferroviarie”!
Se poi vai a guardare a Castello, dove per la TAV è stata anticipata una galleria artificiale in superficie in attesa dei tunnel da Campo di Marte, scopri che gronda da un pezzo acqua mista a colibacilli fecali (parola dell’ARPAT). E a quel progetto non è stato accordato dalla commissione competente neppure il collaudo tecnico-amministrativo.
Se poi vai a verificare che dove vanno le terre di scavo, scopri che finiscono in impianti di gestione rifiuti (né è dato sapere dove e quali), con ipotizzabili elevati incrementi di costi, dopo che da decenni la comunicazione ufficiale racconta la favola di un progetto di riambientalizzazione e valorizzazione paesaggistica della ex miniera di Santa Barbara nel Comune di Cavriglia: al 15 maggio 2025 ammontavano già a circa 105.000 tonnellate.
Infine, se vai a cercare che fine ha fatto l’organo di vigilanza su tutte queste simpatiche avventure progettuali, scopri che l’Osservatorio Ambientale istituito dal Ministero dell’Ambiente è scaduto tredici mesi fa, e non è mai stato rinnovato.
Di queste circostanze sono mai state informate le Autorità pubbliche con la maiuscola, locali e centrali? La risposta è: sì, ufficialmente e ripetutamente! Vi ha provveduto la cittadinanza attiva, sentitasi in dovere di segnalare omissioni, inadempienze o violazioni di norme. Ma non si è ricevuta notizia di ravvedimenti, né verbali né operosi. La cantierizzazione più tormentata, costosa e impattante calata senza dibattito pubblico sulla città di Firenze procede temerariamente in queste condizioni. Rebus sic stantibus in riva d’Arno, la vicenda di Niscemi, coi rimpalli di responsabilità cui assistiamo a sciagura consumata, assume un rinnovato valore di monito da non trascurare. Vorranno le Autorità competenti rispondere almeno adesso, da Firenze e da Roma, prima che danni gravi e irreversibili alla città d’arte e cultura cara al mondo possano avere malauguratamente a concretizzarsi?
L’Associazione di volontariato Idra, parte civile e ad adiuvandum nei procedimenti giudiziari che hanno acclarato i danni TAV all’ambiente e all’erario in Mugello e a Monte Morello – dove amministratori pubblici regionali e centrali hanno approvato i progetti, come recita la sentenza della Corte dei Conti della Toscana, “agendo con censurabile superficialità, insolita pervicacia ed in violazione ad elementari norme di diligenza, pur avendo un’adeguata conoscenza dell’opera e delle conseguenze che avrebbe causato alle risorse idriche, in virtù della consistente mole di informazioni pervenute nella fase istruttoria e volutamente trascurate o non adeguatamente veicolate”, trasmette oggi i contenuti di questa nota alle seguenti Autorità, perché siano considerate e valutate col dovuto rigore le responsabilità singole e/o collegiali, nel rispetto del dettato dell’art. 54 della Costituzione:
- Sindaco del Comune di Firenze
- Sindaco della Città Metropolitana di Firenze
- Presidente della Giunta della Regione Toscana
- Prefetto di Firenze
- Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Settentrionale
- Autorità Nazionale Anticorruzione
- Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica
- Ministro dell’Interno
- Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti
- e, per la prima volta, affinché possa auspicabilmente attivarsi per la sua propria competenza, Ministro per la Protezione civile.
“Restiamo in confidente attesa di un Vostro riscontro”, scrive Idra ai destinatari del messaggio, “che auspichiamo si configuri come risultante dell’attivazione delle necessarie sinergie istituzionali, tenuto conto delle frequenti intersezioni di ambiti di competenza e responsabilità che derivano dall’attuazione delle opere pubbliche”.
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“Noi abbiamo un turismo in Toscana che tiene, che funziona, cresce, però abbiamo il problema di costruire un’offerta turistica adeguata per i grandi ricchi del mondo, per coloro che hanno bisogno di un’accoglienza di livelli straordinari come quella che qui può essere offerta”. Questo l’auspicio espresso ai massimi livelli dalla Regione Toscana nove anni fa, ad aprile 2017, in occasione della presentazione in grande spolvero del piano della tenuta medicea “Il sogno di Cafaggiolo”.
Oggi quel sogno sembra infranto in Mugello, e mostra la corda anche a Firenze: a ridosso di altri gioielli medicei – Palazzo Pitti, Giardino di Boboli, Forte Belvedere – un analogo investimento immobiliare del medesimo imprenditore argentino nei due conventi che hanno ospitato per decenni la Scuola di Sanità Militare è fermo al palo, a oltre quattro anni dal contestato via libera rilasciato dalla giunta Nardella. Cosa mai è successo? Quali prospettive si aprono in questi due luoghi-simbolo della storia, dell’architettura e della cultura rinascimentale? Che ruolo gioca il patron Unesco in questa partita?

Il complesso dei Conventi e del Monastero a Costa San Giorgio, già caserma Vittorio Veneto, da ovest
In attesa dell’appuntamento fissato con l’assessora all’Urbanistica del Comune di Firenze Caterina Biti il prossimo 4 febbraio, l’associazione fiorentina promotrice del processo partecipativo ‘Laboratorio Belvedere’ attivamente osteggiato quattro anni fa da Palazzo Vecchio ha chiesto e ottenuto la settimana scorsa un incontro con Sara Di Maio, la sindaca del Comune di Barberino di Mugello, che ospita il castello ridisegnato da Miclelozzo su incarico di Cosimo il Vecchio, carissima poi anche al nipote Lorenzo e agli umanisti Pico della Mirandola, Marsilio Ficino e Agnolo Poliziano. Un fitto e costruttivo colloquio di oltre un’ora, nel corso del quale Idra ha consegnato e illustrato il dossier che raccoglie i tanti autorevoli interventi dal mondo della cultura in difesa del riuso saggio e qualificato del complesso di Costa San Giorgio, ed è stato possibile ricevere una prima porzione di informazioni sullo stato dell’arte a Cafaggiolo, suggerendo al tempo stesso strategie di comunicazione apparentemente apprezzate. Come ha osservato Girolamo Dell’Olio, referente di Idra, sarebbe stato forse opportuno infatti che a diffondere e circostanziare la clamorosa notizia della mancata firma della convenzione attuativa coi Comuni e con la Regione da parte dell’investitore argentino fossero le stesse amministrazioni che quella convenzione, e le discusse varianti urbanistiche collegate, hanno laboriosamente costruito e promosso in anni e anni di attività dei propri uffici. Impegni ed energie che non hanno sortito i risultati attesi, e che converrebbe probabilmente adesso dedicare a quella rivisitazione del progetto alla quale – e questa è certamente l’incoraggiante notizia positiva ricevuta dalla sindaca – già si starebbe lavorando di concerto con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio. Secondo quanto è stato possibile apprendere, il nuovo Piano Operativo le cui controdeduzioni sono state approvate lo scorso 15 ottobre dal Consiglio comunale di Barberino prevede infatti l’adozione di criteri di garanzia ispirati a norme per il governo del territorio maggiormente responsabili in materia di consumo di suolo e tutela del paesaggio. Sembra del resto anacronistico l’obiettivo difeso e promosso nove anni fa dalla Regione Toscana di costituire ‘riserve di lusso’ a beneficio dei ‘grandi ricchi del mondo’ proprio là dove vengono individuati a livello internazionale i beni ‘patrimonio dell’Umanità’ Unesco (qui c’è certo da interrogarsi sulla capacità di vigilanza che esprimono in proposito i relativi Uffici, centrali e locali, in Mugello e a Firenze). “Sarebbe bello – ha proposto Dell’Olio – raccogliendo la piena condivisione della dott.ssa Di Maio, “che il Mugello riacquisisse, secondo quella che è anche una nuova cultura museale, certe opere che sono state prodotte qui e pensate qui”. Ma non sembra una soluzione socialmente accettabile, aggiunge Idra, quella di chiudere questa fruizione in un recinto privatistico, come testimonia già solo la volontà espressa dalla proprietà di Cafaggiolo di escludere la popolazione dallo stesso godimento visivo del castello di Michelozzo attraverso il trasferimento altrove di una strada statale che corre su un suo lato, la SS 65 della Futa.
Che fare, dunque, adesso? E soprattutto: come fronteggiare comunque il rischio – in Mugello come a Firenze – di una ulteriore dilazione dei tempi di recupero e valorizzazione – ma sociale – di un’eredità architettonica così importante? Idra ha proposto al riguardo alcuni dettagli di una ricetta che si appresta a sperimentare in un altro cantiere di impegno nell’area fiorentino-mugellana: le iniziative di conoscenza, studio, riflessione e confronto in corso di preparazione sul grande complesso sanitario abbandonato di Pratolino, l’ex Ospedale Saverio Aloigi Luzzi e l’ex Sanatorio Guido Banti. Con soddisfazione il presidente dell’associazione fiorentina ha registrato l’interesse e la disponibilità a collaborarvi da parte della dott.ssa Di Maio, sindaca di Barberino ma anche componente della giunta della Città Metropolitana di Firenze.
Al termine dell’incontro, l’impegno assunto da entrambi a scambiarsi documentazione utile: gli atti amministrativi da un lato, la ricca relazione redatta sul caso Cafaggiolo dal prof. Leonardo Rombai per Italia Nostra Firenze dall’altro.

“In data 2 ottobre 1565 Cosimo dei Medici, duca dei Fiorentini e dei Senesi, proibì a chicchessia di ricostruire gli edifici di questo colle, crollati tre volte per l’instabilità del terreno” – La targa dell’editto di Cosimo I del 1565 tuttora presente in via de’ Bardi, particolare
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