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Dopo oltre vent’anni di onorato servizio su Matador, gli Interpol cambiano casa discografica e si preparano a tornare con l’ottavo album in studio, This Mirror Weighs a Ton, in uscita il 28 agosto via Partisan Records (stessa label di IDLES, Geese e PJ Harvey). Un disco che il frontman Paul Banks definisce senza mezzi termini “uno dei più importanti della nostra carriera”.
Prodotto da Andrew Wyatt (già al lavoro con Charli XCX e Miike Snow) e mixato da David Fridmann (Flaming Lips, MGMT), il nuovo lavoro promette di essere il più corposo e stratificato del quartetto newyorkese. Archi, fiati, armonie vocali, chitarre acustiche e sound design sperimentale si fondono con la classica atmosfera oscura e ipnotica della band.
“Per me è un disco senza nessun pezzo da saltare”, racconta Banks a NME. “Abbiamo fatto un lavoro grandioso”. Diventato padre per due volte dopo The Other Side of Make-Believe (2022), il cantante sottolinea l’urgenza di realizzare qualcosa di duraturo: “Ero in uno stato d’animo di presa di coscienza, post-paternità. Volevo esserne orgoglioso. Ogni canzone è diversa, ma c’è uno spirito di ricerca dell’euforia, dell’illuminazione e della chiarezza. Molto autoanalisi, da qui il titolo”.
Il primo assaggio è la title track, sognante e ipnotica, che Banks stesso non esita ad avvicinare ai Massive Attack: “È un tipo di basso diverso, e Brad Truax ne è il responsabile. Una semplicità preziosa. Quella frase (‘this mirror weighs a ton’) parla dei temi del disco, e introduce suoni che non ti aspetti”.
Il secondo brano svelato è “See Out Loud”, più classica e pulsante, capace di guardare dritta agli album Antics ed El Pintor. La novità è il doppio lead vocale: accanto a Banks, per la prima volta dopo “PDA” (2002) e la rara “Song Seven”, torna a cantare il chitarrista Daniel Kessler. “Dan canta davvero bene, ha una postura interessante, un contraltare piacevole alla mia voce. Semplicemente non lo facciamo molto spesso”, spiega Banks. “Molte canzoni di questo disco hanno finali killer, e questa è una di quelle. Ci siamo divertiti a non porci limiti di struttura”.
Gli Interpol saranno in tour questo summer tra headline show (con Youth Lagoon, DIIV e julie), date a supporto dei SOMBR e festival, tra cui il CBGB Fest di New York il 26 settembre.
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L'articolo Interpol: il nuovo album “This Mirror Weighs a Ton” tra atmosfere Massive Attack e sperimentazioni. Ascolta proviene da Freak Out Magazine.
I leggendari pionieri del synthpop, Soft Cell, hanno svelato i dettagli del loro disco conclusivo, Danceteria, in uscita il 25 settembre via Republic of Music. Un’eredità musicale completata prima che Dave Ball, una delle due anime della band, ci lasciasse nell’ottobre scorso.
“Non ci possono essere altri dischi dei Soft Cell senza Dave, sarebbe impossibile”, dichiara il frontman Marc Almond. “La triste verità è che Dave Ball era metà dei Soft Cell. A parte l’attività live, non riesco a scrivere canzoni per i Soft Cell senza di lui”.
Danceteria non è solo un titolo, ma un viaggio nel tempo. Almond racconta: “L’album riflette ciò che stavamo vivendo come inglesi a New York. Siamo arrivati lì nel 1981 con canzoni nate pensando a Londra e Leeds, intrise della grigiezza e della repressione della Gran Bretagna di Margaret Thatcher. Ma una volta sbarcati a New York, quelle stesse canzoni si sono caricate di una fresca, astuta consapevolezza urbana. Frequentavamo i club, dove l’ecstasy era disponibile per la prima volta, e ci sentivamo privilegiati di essere parte di quel segreto. La nostra musica ha assunto una qualità ibrida. Eravamo britannici fino al midollo, ma anche una band onoraria americana. È giusto che l’ultimo album dei Soft Cell sia intriso di quei miti e di quelle storie. Chiude il cerchio, ed è un tributo meritato a Dave”.
Il disco include il singolo di quest’anno, “Out Come the Freaks” (cover del cult di Was (Not Was)), e il nuovo singolo, la title track Danceteria, ambientata nel mitico club newyorkese degli anni ’80. Potete guardare il video qui sotto.
Un addio che sa di dancefloor, memoria e gratitudine.
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L'articolo Soft Cell annunciano l’album d’addio “Danceteria”: l’ultimo capitolo prima della perdita di Dave Ball proviene da Freak Out Magazine.
Sono passati otto anni dalla scomparsa di Mark E. Smith (nella foto). Ma il monolite post-punk si sta preparando a colpirci ancora: Ed Blaney annuncia l’album “finale”, ‘Post Script’, e promette “nove assoluti banger”.
Se c’è una band che ha sempre fatto della contraddizione una bandiera, quella sono proprio loro: The Fall. E ora, da oltre la tomba, Mark E. Smith riesce ancora a spiazzarci. Ecco spuntare un nuovo, ultimo, definitivo album di inediti. Si intitola ‘Post Script’ (edito da Cherry Red records) – come una nota a margine della storia, ma che promette di essere tutto fuorché marginale.
A dare l’annuncio, nel modo più anarchico e “fallico” possibile – cioè su Facebook – è Ed Blaney, ex membro della band e per un periodo manager. Il disco, dice Blaney, è stato completato e la sua uscita è “imminente”. E le sue parole non lasciano spazio a interpretazioni: “Un sogno per ogni fan dei The Fall, e anche di più… Nove assoluti banger”.
L’ultimo album che aveva visto la partecipazione di Smith fu ‘New Facts Emerge’ nel 2017, il trentunesimo capitolo di una discografia mostruosa. Poi, nel gennaio 2018, la morte del gigante di Manchester dopo una lunga battaglia contro un tumore ai polmoni e ai reni. Ma ora apprendiamo che la macchina creativa era ancora in moto: un altro album era già in cantiere prima del suo addio.
Secondo Blaney, i nastri sono stati rimessi a posto, missati e chiusi. Il titolo, ‘Post Script’, suona quasi come un testamento ironico, l’ultima delle sue sentenze in forma di canzone. Nessuna data di uscita ancora, ma l’attesa, per i devoti, sarà breve.
Per chi avesse bisogno di un ripasso: The Fall nacque dopo che Mark E. Smith vide i Sex Pistols al Lesser Free Trade Hall di Manchester. Il nome dalla Camus, l’anima dal caos. Esordio nel 1978 con l’EP ‘Bingo-Master’s Break Out!’, poi un’orgia di musica ipnotica, abrasiva, ripetitiva. Come diceva il loro più illustre fan, John Peel: “Sono sempre diversi, ma sempre gli stessi”.
Negli anni ’80, con Brix Smith alla chitarra, arrivarono i momenti di maggiore “successo” commerciale (si fa per dire): ‘The Wonderful and Frightening World of The Fall’, ‘This Nation’s Saving Grace’ e altri gioielli. Nel 2010, perfino una collaborazione coi Gorillaz per ‘Plastic Beach’.
E poi il silenzio. O quasi. Nel 2022, cinque ex membri avevano dato vita agli House Of All, definendosi un “progetto continuum della Fall Family”. Ma la famiglia di Mark E. Smith non l’aveva presa bene: “Estremamente offensivo e fuorviante”. Ora, con ‘Post Script’, la questione cambia prospettiva. Perché stavolta la voce è solo una, inconfondibile, e l’ultima parola – ancora una volta – spetta a lui.
https://thefall.org/
https://www.facebook.com/thefallmusic
https://www.instagram.com/fallsoundarchive
https://thefallmusic.bandcamp.com/
L'articolo The Fall, l’ultima profezia: “Post Script” è realtà, tra bamger e misteri. Ascolta proviene da Freak Out Magazine.
Sono passati otto anni dalla scomparsa di Mark E. Smith (nella foto). Ma il monolite post-punk si sta preparando a colpirci ancora: Ed Blaney annuncia l’album “finale”, ‘Post Script’, e promette “nove assoluti banger”.
Se c’è una band che ha sempre fatto della contraddizione una bandiera, quella sono proprio loro: The Fall. E ora, da oltre la tomba, Mark E. Smith riesce ancora a spiazzarci. Ecco spuntare un nuovo, ultimo, definitivo album di inediti. Si intitola ‘Post Script’ (edito da Cherry Red records) – come una nota a margine della storia, ma che promette di essere tutto fuorché marginale.
A dare l’annuncio, nel modo più anarchico e “fallico” possibile – cioè su Facebook – è Ed Blaney, ex membro della band e per un periodo manager. Il disco, dice Blaney, è stato completato e la sua uscita è “imminente”. E le sue parole non lasciano spazio a interpretazioni: “Un sogno per ogni fan dei The Fall, e anche di più… Nove assoluti banger”.
L’ultimo album che aveva visto la partecipazione di Smith fu ‘New Facts Emerge’ nel 2017, il trentunesimo capitolo di una discografia mostruosa. Poi, nel gennaio 2018, la morte del gigante di Manchester dopo una lunga battaglia contro un tumore ai polmoni e ai reni. Ma ora apprendiamo che la macchina creativa era ancora in moto: un altro album era già in cantiere prima del suo addio.
Secondo Blaney, i nastri sono stati rimessi a posto, missati e chiusi. Il titolo, ‘Post Script’, suona quasi come un testamento ironico, l’ultima delle sue sentenze in forma di canzone. Nessuna data di uscita ancora, ma l’attesa, per i devoti, sarà breve.
Per chi avesse bisogno di un ripasso: The Fall nacque dopo che Mark E. Smith vide i Sex Pistols al Lesser Free Trade Hall di Manchester. Il nome dalla Camus, l’anima dal caos. Esordio nel 1978 con l’EP ‘Bingo-Master’s Break Out!’, poi un’orgia di musica ipnotica, abrasiva, ripetitiva. Come diceva il loro più illustre fan, John Peel: “Sono sempre diversi, ma sempre gli stessi”.
Negli anni ’80, con Brix Smith alla chitarra, arrivarono i momenti di maggiore “successo” commerciale (si fa per dire): ‘The Wonderful and Frightening World of The Fall’, ‘This Nation’s Saving Grace’ e altri gioielli. Nel 2010, perfino una collaborazione coi Gorillaz per ‘Plastic Beach’.
E poi il silenzio. O quasi. Nel 2022, cinque ex membri avevano dato vita agli House Of All, definendosi un “progetto continuum della Fall Family”. Ma la famiglia di Mark E. Smith non l’aveva presa bene: “Estremamente offensivo e fuorviante”. Ora, con ‘Post Script’, la questione cambia prospettiva. Perché stavolta la voce è solo una, inconfondibile, e l’ultima parola – ancora una volta – spetta a lui.
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“O beato
colui che conoscendo le iniziazioni degli dei
vive felice nella purezza
e si fonde con il tiaso
baccheggiando sulle montagne
con sacre purificazioni,
e celebrando i riti della grande madre Cibele,
agitando il tirso, incoronato d’edera,
si fa servitore di Dioniso!”
(dal Coro delle “Baccanti”; Euripide “Le Tragedie” – Universale Economica Feltrinelli/Marsilio)
Già in passato, su queste pagine, parlando dei PS5, il progetto guidato da Pietro Santangelo, si è fatto un accostamento con il saggio “Sud e Magia” di Ernesto de Martino (si rimanda rispettivamente a qui e a qui).
Ebbene, tale accostamento mi è nuovamente tornato in mente mentre ascoltavo l’EP “Baccanalia” (Cafè Saphora Records), ultima pubblicazione a firma PS5 (Pietro Santangelo – sax tenore e soprano, flauto, voci, fujara, percussioni addizionali nonché compositore, arrangiatore e produttore dell’EP); Paolo Batà Bianconcini – congas, shekerè; Giuseppe Giroffi – sax alto, sax baritono; Vincenzo Lamagna – chitarra basso; Salvatore Rainone – batteria; con la partecipazione quale ospite di Luigi di Nunzio – sax alto), trasmettendo la musica suggestioni sospese tra ancestrali risonanze cariche di misticismo “magico”.
‘In “Unconscious Collective”, il gruppo aveva compiuto un viaggio immaginario attraverso il Mar Mediterraneo e l’Oceano Atlantico, collegando idealmente Napoli con l’Africa settentrionale, sub-sahariana e l’America Latina. Con “Echologia”, l’ispirazione proveniva dall’idea di biodiversità naturale come espressione di contaminazione, coesistenza ed equilibrio: così come gli agenti biologici contribuiscono alla vita di un ecosistema, linguaggi musicali apparentemente distanti agiscono come elementi di equilibrio in un sistema fertile e rigoglioso. Il multiculturalismo diventava coesistenza. Con il nuovo EP, il Pietro Santangelo 5tet presenta una raccolta di brani pensati come danze visionarie ispirate all’immaginario della cultura classica.’ (si legge nel comunicato stampa)
Introduce l’EP l’oscurità che obnubila di “Caligine”, con un incisivo basso in evidenza, basso che si distingue anche “Pirrica”, composizione che apre le bellicose “danze” e dà ritmo, non solo nelle percussioni, ma nel cadenzare dei fiati e negli inserti di voce.
Se “Komos” è ipnotica nel suo incedere da dionisiaco tiaso, “Lupercalia”, dopo un evocativo e “purificatorio” incipit, si fa anch’essa cadenzata e si distingue per il rincorrersi dei fiati (non ho potuto poi non pensare al richiamo ai Lupercali nel celebre monologo di Antonio nel Giulio Cesare di William Shakespeare “.…you all did see that on the Lupercal…”.
Il “messaggio” conclusivo di “Baccanalia” è affidato alla bella e notturna “Hermes”, tanto silvestre quanto urbana, ponte sonoro tra occidente e oriente.
A completare il tutto, la copertina ad opera di Sabrina Cirillo.
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L'articolo “Baccanalia”: l’omaggio afro beat al mondo “classico” dei PS5 di Pietro Santangelo proviene da Freak Out Magazine.
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