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La dottrina politica dell’Aquinate si presenta, in rapporto ai due estremi dell’individualismo e del collettivismo, come una soluzione intermedia che consente di preservare, simultaneamente, i diritti fondamentali, la libertà della persona e le peculiarità autonome dello Stato e delle altre strutture di potere. Di contro, viene alimentato un senso ormai inaccettabile di confusione. Ognuno dice la sua credendo e facendo credere che è quella la verità da perseguire, che si deve operare in una direzione anziché in un’altra, che si devono fare, noi cittadini, ingenti sacrifici per far stare ‘loro’ bene e più comodi nelle poltrone che occupano e tanto caro è quest’affetto, questo attaccamento, che ci fanno essere certi che il loro agire, ora critico, ora d’intesa, è per il bene comune del nostro Paese.
Il silenzio, che urla ancora di più, non viene considerato e la negazione dell’io penso, persevera ai danni di una comunità che non trova sbocchi di ripresa. C’è un’assenza seria, grave, che diviene allarmante e pericolosa: l’assenza del senso di epicheia, del senso dell’etica, l’assenza del senso di ciò che è Ordine Morale di ogni Coscienza Cosciente. Si può andare oltre ciò solo quando si è trovato, nel nostro caso ritrovato, il senso vero di questa base. Mancando una regola, manca ogni ordine, l’etica professionale, e si ritorna alla confusione dei pregiudizi, certezze arbitrarie, ostinazione, egoismo e, dulcis in fundo, arroganza dell’ignoranza.
La crescita e lo sviluppo di un Paese è nella conoscenza, nel confronto, nella confutazione, nelle necessità oggettive del malessere e del benessere comune. Ignorare tutto ciò è ignorare se stessi e, soprattutto, la propria storia, e un popolo senza storia è un popolo senza identità. Diversi i precursori da cui trarre esempio: G. B. Vico, la cui opera non può essere messa nel dimenticatoio, G. La Pira, la cui ispirazione ha saputo far dialogare mondi diversi, così come B. Croce, del cui pensiero liberale se ne dovrebbe rispolverare l’essenza.
Si deve puntare ad una rinnovata e ritrovata vocazione per una sana volontà politica, al fine di essere presenti al bene comune come Ordine Morale di ogni Coscienza Cosciente poichè, con Giordano Bruno, la libertà di pensiero è più forte della tracotanza del potere.
Va via un anno che lascia tracce, che mi ha permesso di fare rumore con verità, con coerenza, con l’autorevolezza del sapere, rumore come solo un uragano può fare, o un grido d’aquila può suscitare.
Un anno caratterizzato dalla ‘scoperchianza’, restituendo domande a un tempo mai dormiente; caratterizzato dalla fecondità, permettendomi di generare cinque creature/libri nei primi sette mesi dell’anno, ulteriori studi approfonditi in ambito storico, filosofico, politico, una produzione di giubilo in questo 2025, ineguagliata. E ringrazio quanti hanno voluto condividere l’impatto storico, di cambiamento per il mio paese, sempre più arricchito dalla bellezza della verità che viene fuori da studi compositi. Un anno speciale, un personale giubileo di speranza concreta per cui ringrazio i miei Genitori e Dio. Il bene si fa conoscere anche attraverso le difficoltà, e anche in territori difficili e condizionati da culture stereotipate e avverse l’edificazione umana.
Va via un anno spettacolare che ha consolidato, in modo esplicito nel territorio, cambiamento culturale storico, iniziato nel 2017 con la verità conclamata sul Santo Patrono di Cirò, S. Nicodemo da Sikròs, e il cambiamento, direi davvero epocale, sui natali di Luigi Lilio, riformatore del calendario Gregoriano, appurata la sua patria essere l’Umbria, come chiaramente scritto da Papa Gregorio XIII, credo fonte più accreditata non esista e, contestualmente acclarato luogo in cui fu promulgato il Calendario Gregoriano, cioè Frascati.
Ringrazio il cielo per rendere la mia curiosità, nonostante infinite difficoltà, sempre vigile e produttiva, permettendomi di esercitare la mia professione in ogni dove, assaporando la bellezza della libertà che vive nei liberi, testimoniando il mio essere donna Distinta e Distante da realtà proni all’inculturazione. Nella nudità del mio essere lascio andare un anno benedetto e porto con me la sua fecondità: le mie creature, la responsabilità di narrare verità, moralità, rispetto, la dignità. E mentre lo lascio andare il 2025, dischiudo orizzonti che consentono già di assaporare ulteriore arricchimento culturale, di edificazione umana e di bene comune, con luce d’intelletto.
Questo anno mi ha visto sperimentare l’assurdo agire di amministratori e asserviti all’intollerabile falsità volta a imbavagliare. Rimango orgogliosa di non essermi piegata all'imposto a tutto il territorio, di essermi opposta a un plateale inchino all’ignoranza e alla volgarità dissacrante, lasciata brandire a scherno del Santo Patrono Nicodemo a Cirò, ridicolizzandone il tempo. Orgogliosa di aver evidenziato stortura ignobile, a danno di tutta Cirò, agire vergognoso, non certo di rispetto verso il Santo Patrono, dimenticandosi, allo stesso tempo dell’esistenza di S. Francesco da Paola, e minimamente considerando il secondo Patrono di Cirò, S. Antonio da Padova, platealmente interessati, con compiacenti, a veicolare la storia del territorio ancora all’inganno pubblico con ausilio della Chiesa locale, noncuranti del male prodotto. Questo è un danno ormai chiaro ai più, soprattutto a chi ha dimestichezza con la sana cultura.
Continuo a credere nella bellezza del mio territorio, la verità negata, manipolata, tradita, acquista sempre più chiara luce di giusta chiarezza e spessore, grazie al mio rumore indomito, è la strada della sana coscienza e onestà intellettuale da perseguire. La Cultura serve la cultura, non altro
Alla mia terra auguro di non farsi tormentare da quanti ne hanno succhiato latte impropriamente, facendosi beffe della semplicità della propria gente, schernendola, mancando di rispetto e naturale buona educazione. Cirò ha bisogno di verità e di realtà capaci di amare il territorio mantenendosi Distinti e Distanti dal fare arrogante sperimentato: indolenza al dialogo, sostegno a menzogna, avallo di manipolazione dell’informazione, fallace e svilente per il territorio che perde sempre più la sua credibilità. Per chi ha l’onore di amministrare, servire la cosa pubblica, condivido e faccio mie le parole di SS. Papa Leone XIV, “Sia d’esempio il venerabile Giorgio La Pira, il quale affermava: Se c’è uno che soffre, io ho un dovere: intervenire perché quella sofferenza sia o diminuita o lenita. Altra norma di condotta, per un sindaco in genere, e per un sindaco cristiano in specie, non c’è”.
Alla comunità di Cirò auguro di volersi bene, di aprirsi con verità alla realtà socio-religiosa-politica, di vivere la propria vita, non quella di altri; di vivere con dignità, con onestà intellettuale, con speranza, con sana coscienza, la verità nobilita popoli e non tradisce il senso della tradizione al bene dire e bene fare. Auguro di guardare al proprio interno, alle attività locali costrette a sacrifici non indifferenti, non tenute in considerazione, ancor più da quelle associazioni che invece dovrebbero valorizzare territorio e sue attività. I migliori auguri ai contadini, vero tesoro locale, ai produttori vitivinicoli che devono lottare per continuare a dare prestigio al Vino, emblema di un territorio dal potenziale ancora da rafforzare in Cirò. Auguro la ripresa economica anche attraverso l’archeologia che si è ripresentata con il ‘dormiente svegliato’, reperto rrinvenutoin questi tempi in Sant’Elia, ad alimento di un’area archeologica da esplorare con competenze. Auguro alla gioventù di mantenere cuore per il proprio territorio, occorre credere non a ciò che si fa credere, l’apparenza lascia il tempo che trova, ma al reale potenziale che alberga gli animi, credere nel proprio talento, accendere il fuoco che ci alberga! Abbi il coraggio, cara comunità, di reagire all’insulto della menzogna usata per fini non veritieri, né di supposto sviluppo economico, sicuramente non per il bene comune. Abbiate amore per voi stessi e permettete alla coscienza di esprimere dignità non servilismo.
A Tutti un augurio ispirato da Simone Weil: C’è un male nella nostra esistenza politica. Un male o piuttosto un vuoto, un invincibile nulla. Non sarà magari il sistema settario, una cultura scoperchiata dell’assurdo questo nulla?
Si esca dal delirio dell’idolatria illegittima che non fa vivere la propria vita ma subire quella degli altri, confondendo il bene personale e il bene comune.
Il Nuovo Anno 2026 giunge a ritemprare alla speranza di sano cambiamento, e porta già in grembo meraviglie, ancor più audaci per l’edificazione umana, il bene comune, la pace. E, soprattutto, giunge nella consapevolezza che, come afferma il Presidente Mattarella: «Nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia».
Buon Anno Nuovo, Buon Anno di Stupore.
Dott.ssa Maria Francesca Carnea
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