Le alleanze internazionali costituiscono il trampolino di lancio delle imprese locali per il loro inserimento nei mercati internazionali.
Si tratta di un trampolino bivalente: utile per le imprese locali, per accelerare l’acquisizione e il consolidamento del know-how e loro internazionalizzazione, è adatto alle PMI europee che, tramite le alleanze, amplificano i loro orizzonti e mercati.
Questa filosofia presuppone lo sviluppo di una fiducia reciproca tra le due parti, capace di concretizzare delle alleanze serie e durature, che autorizzino le imprese africane di superare la loro condizione di fornitori di materie prime ed istaurare un rapporto che li rende protagonisti dei mercati internazionali.
Per raggiungere questa meta, un’integrazione dei procedimenti di trasformazione, fonte di una crescita consistente del PNL, s’impone nell’organizzazione della produzione. Le alleanze internazionali faciliteranno l’imprenditoria locale nell’acquisizione di queste capacità.
In una Comunità Internazionale aperta, i trasferimenti tecnologici figurano al primo posto per le aspettative d’inserimento delle imprese dei Paesi Emergenti nel mercato internazionale.
Tuttavia, per rivelarsi efficaci, questi trasferimenti necessitano rispettare l’ambiente locale (economico, sociale e di risorse) e il principio dei vantaggi comparativi, fondamento dei benefici reciproci della legge di mercato.
Nel quadro di questi trasferimenti, solo dei responsabili locali possono e devono decidere delle priorità da accordare a determinati trasferimenti rispetto ad altri.
Infine, i trasferimenti tecnologici costituiscono uno dei motori dell’economia locale, pertanto coinvolgono l’apparato produttivo nazionale al suo più elevato livello.
Da decenni il sistema di alleanze nazionali delle PMI costituisce la formula più diffusa, in numerosi paesi, poiché più efficiente e meno onerosa della creazione di una Grande Impresa.
L’efficacia di questa strategia comporta:
In un contesto di sviluppo economico che privilegia la migliore partecipazione della popolazione attiva, le strategie di alleanze d’imprese nazionali sono da incoraggiare poiché, oltre la loro possibilità di affermazione sulla scena internazionale, operano al beneficio di un sensibile miglioramento del PIL.
Il sistema attuale del finanziamento delle imprese e delle garanzie rispettive, costituisce a volte un paradosso che oppone il finanziamento delle imprese, stimolo dello sviluppo, ed il rifiuto del suo stanziamento, per l’entità dei rischi percepiti, che inibisce questo stesso sviluppo.
Attualmente, solo le imprese con buona solvibilità finanziaria beneficiano dei finanziamenti delle banche e degli aiuti statali, allorché la maggioranza delle piccolissime Imprese – vera fonte di uno sviluppo economico importante – non rispondono a questi criteri e restano a margine del sistema economico.
Qualunque aspirazione a uno sviluppo economico impone l’iniezione di flussi finanziari nel ciclo produttivo, per ripercuotere degli effetti moltiplicatori su investimenti a cascata e rivelare la loro efficienza nell’economia nazionale.
La creazione di una istituzione che assicuri un monitoraggio permanente delle imprese permetterà, con un flusso d’informazioni sistematico, di rassicurare i creditori sulla restituzione dei finanziamenti e di alimentare le informazioni degli organismi statali, per migliorare l’orientamento della politica industriale e commerciale nazionale.
Solo la creazione di una istituzione indipendente, instituita su volontà dell’Amministrazione, delle Banche e dell’Imprenditoria, permetterà di assicurare una stabilità al futuro ruolo di garante delle imprese e operare al servizio dello sviluppo economico nazionale.
Lo sviluppo delle competenze che mirano al consolidamento del sapere, saper fare e saper essere delle imprese, costituisce la chiave di volta della riuscita delle imprese sui loro mercati. Nella maggioranza dei paesi emergenti, la carenza del rafforzamento delle competenze deprime la capacità produttiva.
Sovente, l’organizzazione della produzione è associata a delle considerazioni tecniche, umane ed ergonomiche del processo produttivo, trascurando la componente strategica capace di ripercuotere la sua efficienza sia sulle imprese che sull’economia nazionale.
Un’ organizzazione basata sull’aggregazione di diverse imprese che concorrono ad una stessa produzione finale è una strategia sviluppatasi nel mondo, nel corso di questi ultimi decenni, contribuendo allo sviluppo delle piccole imprese, associando l’acquisizione rapida del know-how con investimenti limitati, ma con un effetto moltiplicatore maggiore, l’implicazione di una mano d’opera più importante e una distribuzione più ampia degli introiti tra le imprese.
Questa organizzazione, oltre a migliorare coordinamento e coesione produttivi, generano un aumento del gettito fiscale.
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