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Web 2.0: la potenza è nulla senza controllo, ma...

Chi non ricorda la famosa campagna pubblicitaria della nota azienda di pneumatici che ritraeva un centometrista ai blocchi di partenza, con degli improbabili tacchi a spillo, capeggiato dallo slogan "la POTENZA è nulla senza CONTROLLO"? E chi di noi non si è imbattuto nella martellante campagna di una notissima multinazionale che opera nell’ITC che, con curiosi e accattivanti spot incastonati in qualche portale o colorate e improbabili foto tra le pagine di qualche quotidiano ci invita a "RIPRENDERE IL CONTROLLO"?

POTENZA, meglio ancora, POTENZIALITA’ e CONTROLLO, parole chiave per un buon management, ma, a mio modesto parere, anche l’estrema sintesi del nostro modello sociale. Motivo per il quale, slogans di questo tipo suscitano, specialmente nell’ambito lavorativo, sentimenti positivi, di successo e sicurezza.
Forse è banale, ma credo che la vera motivazione per la quale moltissime persone sono quasi indifferenti e/o impreparate davanti al ribollire del social network e del web 2.0 è che, di fatto, rivoluziona il concetto comune di CONTROLLO e POTENZA. Chiaramente non dico nulla di nuovo, ma è paradossale notare come la vera POTENZA del web 2.0 nasce proprio dal NON CONTROLLO.
Il sempre attento Luca Conti (Pandemia) segnala una bellissima presentazione di Marta Z. Kagan che parla delle ragioni per le quali un’azienda dovrebbe interessarsi ai social media. Basterebbe un solo dato, citato nella presentazione, per far convocare d’urgenza una riunione, dallo sprovveduto manager o dall’imprenditore distratto che non avesse ancora affrontato l’argomento "social media": solo il 14% dei consumatori crede ai consigli della pubblicità mentre il 78% si fida del passaparola di amici o altri consumatori. Ce ne sarebbero di considerazioni da fare...ma mi fermo qui! Sicuramente le riprenderò nei prossimi giorni.


Stimolato da questi interessanti spunti affronto il mio tranquillo week-end estivo incontrando amici. Parlando del più e del meno ci annunciano, con un pizzico di orgoglio, l’acquisto di una bellissima enciclopedia (multimediale si intende) per il figlio di 10 anni, ormai pronto per le sue prime e interessanti ricerche scolastiche. Il piccolo ne dà sfoggio mostrando come un trofeo la bella e ben studiata scatola colorata e ornata da un notissimo logo. Io, ingenuamente ed istintivamente, chiedo: "...e Wikipedia?"
Gli amici, con l’aria smaliziata di chi si è ben informato prima di effettuare l’acquisto, mi ricordano i casi di informazioni errate inserite proprio in Wikipedia a causa, a loro parere, dell’errore di fondo: una struttura troppo libera e senza controllo. Ho tentato di ribattere che proprio per il non controllo sui controllori che è stato scoperto l’errore citato. E che quest’ultimo è stato velocemente corretto, anzi integrato dagli utilizzatori stessi. Per tenere viva la discussione e capire meglio questa diffidenza verso questi straordinari strumenti, ho chieso il loro parere su chi avrebbe controllato (e aggiornato) gli errori della loro nuova enciclopedia. "L’editore ovviamente! E poi come fai a fidarti?" E’ davvero incredibile, ma sembra dia molta più sicurezza il controllo singolo che un controllo distribuito.
Abbiamo deviato verso argomenti meno imbarazzanti come le vacanze, ma il quel preciso istante mi sono reso conto che forse io un po’ mi ci sto abituando, ma l’approccio del social network è rivoluzionario e come tale mette un po’ paura. Marta Z. Kagan conclude questa semplice e chiarissima presentazione avvisando il lettore che il treno è in partenza e sta lasciando la stazione...CON O SENZA DI TE! Credo che molti, anche della mia generazione a cavallo tra i due millenni, tra il telefono e la televisione, gli sbarchi sulla luna e internet, perderanno questo treno...
...ma mi piace pensare al piccolo Luca, che ascoltando in silenzio i nostri discorsi e stingendo tra le mani la sua nuova enciclopedia pensasse tra sè e sè: "E io che voce potrei inserire e aggiornare su Wikipedia?"

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