Abbiamo assistito alla fine del comunismo, la fine del capitalismo era segnata se non si fossero usati soldi pubblici (cioè nostri), in Cina il passaggio dal comunismo al capitalismo non è nemmeno stato comunicato ufficialmente alla popolazione.
Pur in presenza di un fallimento del capitalismo con la distruzione dell’ambiente, le guerre, la sovrappopolazione, un miliardo di affamati, nessuno parla di un urgente e necessario, epocale, cambiamento della economia e della politica.
Nessun vero cambiamento sarà possibile se non si metteranno da parte ideologie e religioni, e se non si prevede che al primo posto deve essere messa la difesa nel nostro ecosistema.
La scienza ha già parlato, ha emanato sentenza senza appello per l’attuale modo di produrre e consumare le merci, e ha definito questo modo INSOSTENIBILE.
Eppure noi tutti ce ne freghiamo di ciò che migliaia di scienziati hanno scoperto con il loro duro impegno, e affidiamo il nostro futuro ad avidi industriali e a politicanti ignoranti, di destra o di sinistra, poiché destra e sinistra si affidano entrambe al metodo capitalista di produrre le merci.
Oggi la maggior parte delle merci che vengono prodotte per alimentare l’insaziabile consumismo sono inutili, i loro appariscenti involucri e confezioni vanno a riempire le discariche, e sempre nuovi bisogni e mode vengono creati dalla pubblicità che le TV commerciali e pubbliche riversano ogni ora di tutti i giorni e di tutti gli anni direttamente nelle nostre case.
Le scimmie ammaestrate al consumismo si fabbricano col potere mediatico.
Paghiamo qualsiasi cifra per essere alla moda, mangiamo frutta e verdura piene di veleni ma grandi e belle, respiriamo aria che ci fa venire il cancro, viviamo ammassati in orrendi condomini, viviamo ogni giorno per ore prigionieri del traffico, possiamo essere licenziati e rottamati in ogni momento, e questo lo chiamiamo progresso e libertà.
Per il potere industriale e quello politico uscire dalla crisi significa semplicemente riprendere con più vigore la strada dei consumi. Che ciò non sia sostenibile dall’ambiente non interessa.
E’ ora, è urgente, che le persone che comprendono che non c’è futuro insistendo in questo modello si sviluppo, si mettano insieme e comincino a fare, ad agire, uscendo dalle eterne analisi e dagli eterni dubbi.
Non penso ad un partito, ma ad un movimento che sia capace di proporre un reale e praticabile diverso modello di sviluppo che, partendo dalla indiscutibile base di uno sviluppo sostenibile, poggi le sue fondamenta su due pilastri: la riconversione energetica con le rinnovabili, e l’autosufficienza alimentare basata su una profonda riforma dell’agricoltura, con la produzione legata al territorio e al metodo biologico.
Tutto questo non sarà mai concesso dalla attuale politica, ma bisognerà cominciare a praticarlo in concreto e dal basso.
http://www.perilbenecomune.org
09/09 12:27 - Gianluca Bracca