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Zimbabwe: la Goenka Diamond smentisce di voler fuggire dal paese

Dopo le accuse ricevute da un altro uomo d'affari indiano impegnato nel commercio di diamanti - Anil Pandey - Nandlal Goenka smentisce di voler abbandonare lo Zimbabwe. Recenti voci di mercato lo avevano dato sotto l'occhio delle autorità locali, ma Goenka riferisce che si tratterebbe solo di una manovra dei propri concorrenti. D'altronde molto si sta muovendo nel paese, forte esportatore di minerali e guidato con il pugno di ferro da Robert Mugabe, da trent'anni al potere.

Ben noto all'informazione in ambito finanziario, Nandlal Goenka spunta agli onori della cronaca generalista nel 2010, quando gestisce la formazione della Pure Minerals Zimbabwe, facendovi confluire Washington Masvanire, Anil Pandey, Kaitano Mugabe, Patrick Chiwanza, Hitesh Patel e Anastatia Knuth.

Piccolo dettaglio, però: gli investitori locali non sono stati informati, e quindi perdono sia il ruolo nella società, sia i propri dividendi. A spiegare il perché di tale operazione è NewsdzeZimbabwe: "I partner locali si sentono ora usati da Goenka, il quale ha abusato di loro al fine di ottenere il necessario nullaosta dal Dipartimento dell'Immigrazione e le licenze dall'Environmental Management Agency (EMA), nonché i certificati minerari".

Nulla di nuovo sotto il sole, insomma. Il punto è però che Goenka e la sua Goenka Diamond & Jewels sono fondamentali per il Paese. Con un capitale da 6,5 miliardi di rupie (circa 80 mln di euro), la compagnia, secondo quanto riportato dall'Herald avrebbe investito milioni in Zimbabwe, specialmente - ma questo va da sé - nel campo delle estrazioni minerarie.

Un campo che da tempo vede Mugabe accusato di implementare quel fenomeno noto come bloody diamond. Una pratica che vede coinvolte le forze governative, dopo la scoperta di "campi di tortura e uccisioni su larga scala"; ma anche l'ennesima rapina da parte delle potenze straniere. Un'ottima inchiesta del Daily Mail ricollega con piena evidenza l'operato di Mugabe alla Cina. 

Ad affiancare le forze locali - già accusate di "violazione dei diritti umani, confische di fattorie e repressione" - ci sarebbero uomini della repubblica popolare. E non uomini qualunque, bensì militari dell'esercito di Pechino, "migliaia di soldati con cani addestrati a sbranare gli intrusi".

I diamanti - che poi passano per Dubai - sono dunque un affare sul quale molti hanno interesse a mantenere il monopolio. E presumibilmente le simpatie di Mugabe. È in questo tipo di scenario che si inserisce la polemica sull'operato di Goenka e sui suoi rapporti con il governo dello Zimbabwe. Una polemica che ha spinto il magnate indiano addirittura a recarsi nella redazione del Sunday Mail per una rettifica. Ma facciamo il punto.

Lo scenario è quello di un Paese controllato dai militari, in cui gli interessi manifesti riguardano almeno due stati (Cina ed Emirati) che si sono mossi in maniera incisiva. Le influenze che ne derivano vanno aggiunte quindi a quelle del governo e della Goenka Diamonds. Vi aggiungiamo inoltre le possibili distorsioni operate dalla concorrenza, in particolar modo Anil Pandey, già citato come membro dell'ormai Pure Minerals Zimbabwe.

Al riguardo un'analisi credibile deve tener conto del fatto che tra le accuse che gravano su Goenka vi sia quella di aver aggredito Pandey, accusa che Goenka ripudia come totalmente falsa. E se lo fa direttamente su un giornale, è probabile che intenda lanciare un messaggio politico diretto a Mugabe, più che ripulire la propria immagine di imprenditore. Sul mercato dei diamanti infatti non sembra esistere un "fattore immagine" tanto vincolante da influire sul comportamento dei consumatori e/o degli investitori.

Basti vedere il quantitativo di notizie riguardanti imprese operanti su beni di consumo più comuni (vestiario, automobili, etc.) e confrontarlo con le notizie che riguardano la Goenka Diamond. Solo il mondo della finanza sembra interessarsene, quindi viene da pensare che la Goenka intenda esclusivamente rivolgersi al presidente di un paese che avrebbe molto denaro da perdere se si lasciasse scappare un cliente di tale portata.

Se si considera che lo stesso Daily News, pur con nota un po' sospetta comunque martella sulla posizione di Pandey e sulla sua presunta natura di truffatore, si possono immaginare le dinamiche che si stanno in questi mesi aggirando attorno alle materie prime del paese.

Non è escluso che questo possa influire sulle strategie di Mugabe per rimanere al potere, in particolar modo se si considera che nell'affare sono coinvolti anche corpi militari stranieri, e non solo affaristi. In questo caso si tratterebbe infatti di uomini capaci di esercitare una pressione militare, e non solo commerciale, oltretutto in maniera sostanzialmente autonoma (un po' il caso dei gruppi paramilitari in Congo). Centrale sarà dunque soprattutto il comportamento della Cina. Che non lascia ben sperare.

Foto: Brian Harrington Spier/Flickr

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