Non voglio parlare della Manovra. Approvata con fiducia da poche ore, controversa dalla sua compilazione, vessatoria e passibile di polemiche, scontento e ripensamenti da parte – persino – dei partiti “partener” del Governo Monti.
Voglio parlare di altro, e non certo per mancanza di motivazioni che possano spingermi una volta in più ad approfondire gli aspetti di una economia, nazionale ed internazionale, che ancor oggi non è chiara ai più e quand’anche viene spiegata alle masse è di difficile comprensione per tutti.
La situazione italiana, al di là delle effettive probematiche legate da un lato all’ingente debito pubblico e dall’altra dalla crisi economica internazionale di cui abbiamo ormai perso l’origine, i punti salienti e le fluttuazioni, è una situazione limacciosa, iniqua e deprecabile già da tempo immemore, già da quando di crisi economica non si parlava e addirittura si diceva che il livello di bnenessere economico nazionale era fra i più alti dell’Occidente.
D’un tratto, ci è stato imposto di aprire gli occhi all’improvviso ed abbiamo rischiato di morire accecati e non per la troppa luce assorbita, anzi. Gli occhi li abbiamo aperti sul fango, sulla deriva, sulla perdizione e sulla rara sicurezza estrema di ritrovarci tutti e tutto insieme ad un punto di non ritorno che ha reso del tutto inutile sia il rendersi conto della reale situazione sia del tentativo – estremo – di provare, trovandola, una qualsiasi forma di protesta e ribellione ad un sistema che ritenevamo fallace ed abbiamo scoperto invece essere parte di ordini e strategie prestabilite.
Ci siamo ritrovati vittime inerti ed orfani – contemporaneamente – di qualsivoglia forma di cautela da parte di quelle fonti istituzionali che nella realtà dei fatti già da decenni, hanno eroso interi comparti e moduli sociali fino ad avvilirne le fondamenta e fino ad arrestare ogni forma di sostegno civile ad una popolazione che di civile ha ormai perso ogni forma.
Prendiamo ad esempio il Welfare. In Italia già da anni, il Welfare così come veniva inteso e cioè un sistema di garanzia sociale per tutte quelle aree a rischio sul nostro territorio, non esiste nei fatti. Se non fosse per la miriade di organizzazioni private no profit ognuna con una mission che prevede di volta in volta una categoria di cittadini in condizioni diverse da sostenere, in Italia a nessuno viene garantito un minimo umano di benessere nè tantomeno garanzia di sostentamento nei casi più gravi di criticità socio economica.
La miscellanea fra Welfare ed organizzazioni no profit viene definita “Welfare mix”: un nome esotico che propone nella realtà dei fatti una grande aberrazione. Lo Stato ha abbandonato di fatto il criterio di sostegno sociale, lasciando in eredità agli organismi privati l’organizzazione eventuale dellla risoluzione delle criticità civili.
Oggi in Italia, deteniamo uno dei Ministeri più inutili e di conseguenza più onerosi in ogni senso: il Ministero del Welfare, che produce invariabilmente solo ed esclusivamente spese, ovviamente e tacitamente pagate dai cittadini. Un aberrante e scandalosa catena che interrompe di fatto ogni possibile criterio di equità ed anche di accettazione.
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