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 Home page > Tribuna Libera > Vogliono mettere il M5s fuorilegge: ecco come e perché

Vogliono mettere il M5s fuorilegge: ecco come e perché

Come abbiamo letto sulla stampa, il 13 gennaio prossimo, il tribunale civile di Roma dovrà decidere su un ricorso presentato dall’avv. Venerando Monello per conto delle senatrici Monica Cirinnà e Stella Bianchi (entrambe del Pd) che solleva la questione della legittimità costituzionale del M5s e, di conseguenza, della sua ammissibilità alle elezioni di ogni ordine e grado.

Ciò in riferimento al cd “contratto” che i candidati del M5s dovrebbero sottoscrivere al momento dell’accettazione di candidatura, per il quale si impegnano a rispettare le indicazioni del M5s ed a sottoporre preventivamente le proprie delibere o proposte di delibera all’ufficio legale della Casaleggio associati pena una sanzione non inferiore a 150.000 euro. E pertanto si chiede di dichiarare ineleggibile la Raggi (il divieto di mandato imperativo è sancito anche dall’art 3 comma 3 del regolamento del Comune di Roma) sin dal momento della candidatura.

Ovviamente questo sarebbe solo la premessa di un processo più generale che, per successivi passaggi, dovrebbe portare allo scioglimento del M5s o, quantomeno alla sua esclusione dalle elezioni (il che, per un movimento che non è organizzato sul territorio, sarebbe sostanzialmente la stessa cosa). A chiarire la questione pensa Il Foglio che ha iniziato una campagna molto esplicita: il 20 dicembre titolava “Sciogliere il Movimento 5 stelle” e poi sono seguiti altri articoli nei giorni successivi, che hanno schierato un giurista del calibro di Sabino Cassese. Dunque una cosa che non va assolutamente presa sotto gamba.

Quando, prima ancora che la notizia fosse resa pubblica, Roberto Casaleggio mi parlò della sua idea di un contratto del genere, ricordo di avergli detto – come sempre, senza peli sulla lingua- che la cosa non stava in piedi, perché:

a.  non è possibile regolare per via privatistica un rapporto di natura squisitamente pubblicistica, come quello fra candidato e lista di appartenenza, anche perché nel rapporto in questione interviene un terzo soggetto che è l’elettore, che si esprime attraverso il suo voto

b.  uno dei due contraenti (il candidato) impegna un bene che non è nella sua disponibilità, cioè la libertà di decidere momento per momento, garantita, appunto, dall’art.67 della Costituzione che proibisce il mandato imperativo (se parlamentare, mentre è dubbio che l’articolo possa riferirsi per analogia anche agli eletti nei consigli locali)

c.  il candidato in qualche ente locale non può vincolare le sue decisioni ad un soggetto esterno (l’ufficio legale della Casaleggio), al quale può rivolgersi solo per un mero parere, perché vincolato dal principio del buon andamento della amministrazione, di cui egli è giudice (art 97 della Costituzione), quindi, anche in questo caso, il candidato decide di un suo diritto indisponibile.

Pertanto, gli dissi che, in caso fosse insorto un contenzioso di questo genere e l’eletto avesse fatto opposizione ad una richiesta di pagamento, il M5s non avrebbe trovato un solo magistrato disposto ad accogliere il suo ricorso, perché avrebbe dichiarato nullo il contratto (nullo, non annullato, sia chiaro) in quanto uno dei due contraenti avrebbe offerto qualcosa che non era nella sua disponibilità.

Roberto sorrise enigmatico, come al solito, senza dir nulla, ma credo di avergli letto il pensiero negli occhi “l’importante è che gli eletti ci credano e si comportino disciplinatamente” insomma un deterrente per evitare un nuovo caso Pizzarotti, dal suo punto di vista.

Peraltro, non pare che il M5s abbia poi fatto grande uso della norma: tanto per restare sui casi più noti, la Appendino si è guardata bene dal sottoscrivere il contratto, mentre lo ha fatto la Raggi che poi se ne è andata per i fatti suoi (altro che obbedire agli ordini dello staff!) combinando i ben noti pasticci di cui sappiamo.

Ma quelle stesse ragioni che ho elencato oggi si oppongono al ricorso dell’avv. Monello: se il contratto è nullo, quindi, inapplicabile, vuol dire che perde valore anche la sua parte sanzionatoria e, con essa, ogni meccanismo di condizionamento dell’eletto. Punto e basta. E non c’è ragione di altre decisioni come, ad esempio la decadenza della Raggi che sarebbe stata ineleggibile per aver sottoscritto quel patto: infatti abbiamo detto che il contratto sarebbe stato nullo, quindi tam quam non esset sin dal suo sorgere e quindi non incidente sull’eleggibilità della candidata. A parte il fatto che, semmai la giurisdizione competente ci sembra debba essere piuttosto il Tar.

Non credo che i magistrati della prima sezione civile di Roma accoglieranno il ricorso che Monello ha presentato per conto delle senn. Cirinnà e Bianchi. Giuridicamente la cosa è difficile da reggere, stabilito che, da questo punto di vista, il M5s al pari di tutti i partiti, è una società di fatto, non c’è un contratto sciolto il quale sarebbe liquidata la società.

L’unica via sarebbe uno scioglimento di carattere penale che non rientra nei poteri di una corte civile. E neppure una corte civile potrebbe stabilire l’illegittimità della partecipazione elettorale del M5s, perché l’ammissibilità delle liste è decisa al momento delle elezioni dal competente ufficio della Corte d’Appello. E non c’è stato mai un caso di inammissibilità dichiarata ex post e dal foro civile.

La Corte attuale, potrebbe trasmettere gli atti alla Procura della Repubblica perché proceda e l’appiglio è offerto da quel cenno alla Casaleggio come società segreta, in violazione all’art. 1 della l. 17/1982, che ne dispone l’immediato scioglimento. La cosa non mi pare seria, perché si basa su un dato del tutto opinabile e non dimostrato: che la Casaleggio abbia chissà quale disegno politico che nasconde sotto la facciata di società di servizi. Non c’è il minimo di prova, ma che dico? Di indizio. Con questo criterio della legge del sospetto potremmo mettere fuori legge qualsiasi associazione.

E tutto questo in un paese nel quale i partiti non sono regolamentati da nessuna legge, la magistratura ha sempre eccepito il difetto di giurisdizione rovesciando ogni contenzioso sugli organi interni di partito, e tutto questo ha consentito l’esistenza di un partito-azienda come Forza Italia, un partito come l’Idv che aveva una società parallela che incassava il relativo finanziamento pubblico, per non dire delle discusse primarie del Pd eccetera.

Dunque nessun pericolo? Non è così: se i promotori si attendono che il tribunale gli dia ragione dichiarando decaduta la Raggi, aprendo così la strada al processo successivo, sarebbero degli ingenui e non si schiererebbe un uomo come Cassese che tutto è meno che ingenuo o giuridicamente sprovveduto. Il rischio vero è un altro: una di quelle sentenze interpretative che funzionano ad orologeria. La sentenza potrebbe rigettare quanto richiesto dall’attore, ma con una interpretazione della norma che metta in discussione aspetti dell’organizzazione del M5s (il ruolo della Casaleggio associati che non è sancito da uno statuto, perché un vero statuto non c’è, la proprietà personale del simbolo eccetera) discorso che resterebbe dormiente sino alle elezioni, quando qualcuno potrebbe ricorrere contro le liste del M5s creando una situazione molto difficile anche per i tempi ristrettissimi in cui dovrebbe essere assunta una decisione.

Potremmo trovarci di fronte ad un trappolone molto ben preparato. E devo dire che l’assenza di un vero e proprio statuto mi preoccupa molto: qualcuno potrebbe sostenere che questo non garantisce dall’interno la necessaria indipendenza di giudizio dei parlamentari che potrebbero essere espulsi in ogni momento, cosicché il divieto di mandato imperativo sarebbe aggirato da una eccessiva discrezionalità del partito nel decidere una espulsione disciplinare senza garanzie.

Pensiamoci per tempo, perché è evidente che qualcuno pensa che, se la via elettorale non funziona per “normalizzare” il tripolarismo italiano e con esso la presenza del M5s, si può cercare di normalizzare tutto per via giudiziaria.

Io sarò maligno, qualcuno mi han insegnato che “a pensar male si fa peccato, però si indovina”.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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