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Vita e morte della Sagra del mandorlo in fiore ad Agrigento

La realizzazione della Sagra del mandorlo in fiore per l'anno 2013 ad Agrigento è in forse. Si può salvare?

In questo scorcio di fine anno 2012, l'ultimo per il genere umano secondo i tifosi del catastrofismo cosmico, la lettura delle notizie che coinvolgono Agrigento sono così “particolari” che meritano di essere lette con attenzione più volte. Ma andiamo per ordine.

I candidati alle prossime elezioni per il rinnovo del Parlamento siciliano, tutti nessuno escluso, non perdono occasione per convincere gli elettori che lo sviluppo di questa terra - povera di soldi ma ricca di idee - passa anche attraverso il rilancio del turismo in varie salse: dal turismo eno-gastronomico a quello di “nicchia” (categoria mai definita con precisione), dalle crociere di ricchi pensionati della Florida o del Nord-Europa, a comitive di studentesche chiassose e colorate. Giusto.

Gli stessi candidati, miracolano l'iniziativa privata da sostenere ed aiutare con varie formule: snellimento buracratico, vantaggi fiscali e sostegno alla ricerca e innovazione, spinta alla realizzazione di iniziative eco-sostenibili, apertura verso nuovi mercati. Giusto anche questo, ma con qualche riserva sulle iniziative da sostenere ed aiutare.

Capita però che ad Agrigento, la locale organizzazione di categoria – Federalberghi – lanci l'idea (forse in modo provocatorio) che la Sagra del mandorlo in fiore edizione 2013 potrebbe essere rinviata “… solo per un brevissimo periodo temporale, al più tardi dopo l'estate 2013...”.

Federalberghi Agrigento, giustamente, reclama la necessità dei propri iscritti (ma credo che la questione riguarda anche altri operatori economici) di dover redigere per tempo piani di marketing, budget economici etc.., cioè tutto quello che serve in una qualsiasi attività economica, in vista proprio della realizzazione della manifestazione in questione. Richiesta comprensibile e legittima.

La stessa organizzazione rileva come le difficoltà finanziarie dell'Amministrazione comunale possano compromettere il futuro stesso della Sagra del mandorlo in fiore.

Un punto per Smith. Un punto per Keynes.

A Smith assegno un punto (scusate la mia intollerabile arroganza) perché è vero che la “libera iniziativa” ha bisogno di regole certe, di un attore pubblico che non ostacoli la “mano invisibile”.

A Keynes assegno un punto (ancora arroganza) perché è altrettanto vero che quando il privato è in difficoltà non trova di meglio da fare che invocare l'aiuto dell'attore pubblico.

Strano, mi ricorda quella storiella dei banchieri di Wall Street che dopo aver incasinato il mondo, minacciavano la “terza guerra mondiale” se Bush prima e Obama dopo non avessero dato loro i soldi dei contribuenti per ricapitalizzare le proprie imprese. Gli stessi banchieri poi, sono ritornati piangendo al Congresso americano perché qualcuno stava pensando di alzare le aliquote marginali sui loro bonus di fine anno.

E i capitali privati? Dov'è il capitale di rischio? Dov'è lo spirito di impresa?

Se è vero, ed io sono convinto che è vero, che la realizzazione della Sagra del mandorlo in fiore sia una occasione irrinunciabile per puntare alla de-stagionalizzazione delle presenze turistiche in tutto il territorio agrigentino, perché l'assenza dell'attore pubblico (voluta o involontaria) deve portare a perdere anche questa occasione?

Non sarebbe forse il caso che l'intera filiera turistica agrigentina immagini, in via del tutto straordinaria, per un solo anno magari, una sorta di auto-finanziamento una tantum per realizzare la manifestazione, coprendo anche la parte pubblica?

Magari con una società veicolo (esistente o da creare) che organizzi sia la raccolta dei capitali privati sia gli investimenti necessari: società sotto il diretto ed escluso controllo dei privati che partecipano all'iniziativa.

D'altronde, gli utili aziendali realizzati durante il periodo della Sagra restano nelle casse degli imprenditori, nessuno chiede loro il conto (a parte l'Erario).

Se la realizzazione a tutti i costi della Sagra è richiesta solo per spirito civico - orgoglio cittadino- perché il saldo entrate-uscite è negativo, non sarebbe un dramma saltare un anno. L'imprenditore non perde. Il Comune non perde.

Ma di quanti soldi pubblici stiamo parlando?

Il budget economico-finanziario della Sagra realizzata nel 2012 dal 3 al 12 febbraio (allegato al verbale ella Giunta Comunale numero 1 del 24/01/2012) ammontava precisamente a 329 mila euro (in cifre 329.000,00).

Ora, nessuno potrà mai conoscere il totale aggregato delle entrate dell'intero settore turistico-alberghiero di Agrigento realizzato nello stesso periodo, direttamente correlato alla manifestazione. Ma anche un solo euro in più rispetto al budget, non è un peccato perderlo?

Un solo euro non realizzato, non è prodotto interno lordo non realizzato?

L'opinione pubblica da sempre pensa che gli impreditori sappiano fare i conti meglio dei politici, in quanto i primi lavorano e rischiano il proprio, i secondi lavorano ma non rischiano niente (neanche quando non sono rieletti).

La soddisfazione di mettere davanti al fatto compiuto l'intera classe politica agrigentina e siciliana, di umiliare pubblicamente i tuttologi del futuro, non sarebbe già un ottimo guadagno?

La riscossa del privato nei confronti dello Stato (assegnando così la vittoria definitiva a Smith).

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