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di Giuseppe Caglioti mercoledì 6 ottobre 2010 - 2 commenti oknotizie
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Visione dal basso

Il Ministro degli Interni è preoccupato per la sicurezza sociale. E fa bene. Il clima sembra essersi surriscaldato, ma l’On. Maroni, dando la colpa ai social network e alla rete in genere, non dice che in larga parte le colpe devono essere ascritte proprio alla casta a cui egli appartiene. Questa classe politica si sta macchiando di una grave colpa: il messaggio diseducativo e distruttivo che sta dando ai giovani, “figli della crisi”.

Venerdì sera, guardando l’ennesima trasmissione politica di turno, lo spettacolo offerto ha avuto - a mio parere – per l’ennesima volta effetti devastanti su un certo tipo di opinione pubblica: i giovani figli di questa Italia invasa dai problemi, creati dal mal governo di questi ultimi due decenni.

Nella percezione di molti l’Italia è diventata una realtà sociale dove il distacco tra la sfera dirigenziale dorata della politica e quella della problematica vita reale è divenuto un vero abisso.

C’è una certa Italia dei Media e della politica che non riesce a rassegnarsi all’idea che gli italiani abbiano perso tanto in questi ultimi anni.

In realtà l’Italia incomincia a pagare il fio di una decadenza iniziata da due buoni decenni, decadenza che sembra inarrestabile; sul piano economico, su quello culturale, ma soprattutto, cosa ben più grave e con più conseguenze, su quello sociale. In effetti tutto è concatenato.

Tra un po’ s’incomincieranno a raccogliere anche i risultati prodotti sul piano socio-formativo di quanto iniziato qualche tempo fa.

Cattive politiche per il Sud hanno scatenato dagli inizi degli anni novanta una nuova ondata d’emigrazione dal Meridione. Ergo, in questi ultimi quindici anni il Sud ha perso decine di migliaia di neo diplomati e laureati, in buona parte, li ha persi anche l’Italia, giacché molti di questi si sono trasferiti all’estero. Un evento, questo, che ha trasformato ulteriormente il sud del Paese. Infatti il gap demografico creatosi è stato colmato, e ciò avviene tuttora, da immigrati, che lavorando a mo’ di nuovi servi della gleba, hanno anche abbassato i livelli di qualità del lavoro, livelli raggiunti nel secolo scorso attraverso lotte e conquiste sociali. Questa situazione è stata favorita dai governi di questi ultimi anni, che hanno creato situazioni tali, favorevoli a certa imprenditoria, da permettere il regresso di tutto il mondo del lavoro, che coinvolge anche il nord dell’Italia. Ulteriori politiche favorevoli alle politiche delle multinazionali hanno favorito altresì il varo di leggi, come il Pacchetto Treu e la legge Biagi, che hanno sistematicamente precarizzato, quindi reso insicure e povere le esistenze di milioni di giovani cittadini. Molti giovani e molti padri di famiglia sono precari o disoccupati ormai, ed io aggiungo, con gravi risvolti sociali sui giovani figli di questi.

Politiche volte al consenso hanno poi fatto il resto: il taglio di alcune tasse comunali - come l’Ici - utili per il mantenimento di alcune strutture sociali a vantaggio della collettività tutta, mense e servizi degli asili, delle scuole elementari e altro stanno facendo il resto. Molte famiglie non hanno i soldi per far fronte a molte di queste spese, con gravi disagi di vario genere dei giovanissimi.

Infine, i tagli alle Forze dell’Ordine e alla Scuola sono poi la ciliegina sulla torta di una situazione che comincia a mostrare i segni. Un’Italia piena di “ciucci” con la laurea e con il diploma che rischia di ingrossare le sue fila con insegnanti costretti a fare lezioni a classi numerosissime sempre meno seguite; quindi, a conferma di quanto detto, non pensate assolutamente che il livello culturale degli alunni migliorerà, casomai il contrario. A questo si aggiunga il messaggio trasmesso ai giovani studenti direttamente coinvolti in tutta questa faccenda. Questi tagli hanno ingrossato anche le file dei cittadini frustrati - sto parlando degl’insegnanti precari e delle loro famiglie - perché abilitati ad una professione, ma messi nella condizione di non lavorare dallo stesso sistema che li ha prodotti e formati. Della serie, io ti rilascio la patente, ma non ti metterò mai nella condizione di guidare! Quindi, file di giovani insegnanti disoccupati divenute più consistenti, eternamente iscritti nelle graduatorie, con baroni ai loro posti e professori annoiati che non vengono mandati in pensione, pur avendo raggiunto l’età, perché il sistema – che in passato ha mandato centinaia di migliaia di persone in pensione con “la minima” – non ha i soldi per pagar loro la pensione.


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