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Violenza contro Omo/Transessuali: la vergogna di una presunta civiltà

Giugno è il mese dei Pride LGBTQ nati per ricordare i Moti di Stonewall ma anche per commemorare le persone colpite da omo/transfobia e , tra queste, Alan Turing, considerato uno dei padri dell'informatica, morto suicida in Gran Bretagna a causa della sua omosessualità.

Nata e cresciuta negli anni 50/60 facevo parte delle generazioni post belliche, e i miei genitori, i miei nonni avevano solo voglia di dimenticare la Guerra Mondiale che avevano vissuto. Così quella storia di dolore e violenza arrivò alla mia sensibilità solo come “Storia di un lontano passato”.

Quando, da adolescente, mi resi conto che quegli avvenimenti erano accaduti appena qualche anno prima della mia nascita fu uno shock. Capii per la prima volta quello strano meccanismo della psiche umana che tende ad allontanare/dimenticare con grande rapidità ciò che gli ha procurato dolore, a rigettarlo lontano da sé, quasi che questa lontananza artificiale potesse regalare un'estraneità da quegli avvenimenti...

La stessa cosa mi accadde, quando anni dopo, lessi il bellissimo romanzo di Tony Morrison Il colore viola: con lo stesso stupore provato riguardo la Seconda Guerra Mondiale, mi resi conto che lo schiavismo in America era ancora persistente agli albori del XX secolo, e che ciò che per noi era inammissibile - la discriminazione per il colore della pelle - era normale fino solo a un paio di generazioni precedente la mia.

Ma anche in questo caso la psiche umana si era difesa con quel suo perfetto meccanismo, facendo apparire lontano nella Storia la persecuzione delle persone di colore, un odioso crimine, ma del Passato...

 

Le ragioni del Pride

In queste settimane d'inizio estate, su tutto il Pianeta sfilano i carri colorati e festosi dell'Orgoglio Gay/LGBTQ. La ragione è nella commemorazione -definita dell'Orgoglio Gay - dei fatti che si verificarono “solo” nel 1969. Io avevo già 11 anni, eppure se mi fermo a riflettere su quel tempo ho l'impressione di percepirne solo qualche tratto appannato. Eppure in quei giorni si verificarono i Moti di Stonewall, precisamente nella notte del 27/28 giugno la polizia di New York fece irruzione in un bar - lo Stonewall Inn, al Greenwich Village - frequentato da persone omo/transessuali. A reagire fu Sylvia Rivera, una transessuale che reagì alle violenze dei poliziotti lanciandogli contro una bottiglia.

Il 28 di giugno è divenuta quindi una data simbolo, quella in cui si festeggia la nascita del movimento LGBT e della rivendicazione dei diritti delle persone omo/transessuali.

Sembrano fatti lontanissimi, distanti dalla nostra sensibilità, dal nostro modo di vivere moderno, eppure...

Eppure ancora nei giorni scorsi, a Roma, diverse persone LGBT (un gay, due lesbiche e una persona transessuale) sono stati oggetto di atti di violenza.

C'è ancora qualcuno che non capisce la necessità di sfilare per le piazze delle città tra bandiere rainbow e Striscioni colorati?

 

Alan Turing

E proprio il 23 giugno 2012, quando a Roma sfileranno i carri del Pride della Capitale, ricorre un altro anniversario che ci sembra molto significativo restituire alla memoria, anche se la nostra psiche farà di tutto per allontanarla da sé. Cento anni fa nasceva a Londra, difatti, Alan Turing.

Se scorrete la sua biografia, dopo i riconoscimenti d'obbligo alle sue doti di matematico, gli encomi e gli elogi per i suoi studi, la considerazione gridata ai quattro venti di essere uno dei padri dell'informatica non potrà non cadervi lo sguardo sul resto della sua biografia.

Era un omosessuale, e per questa sua diversità pagò con la vita.

Morì difatti suicida, a 41 anni, dopo le persecuzioni ai suoi danni da parte della polizia britannica. Era il 7 giugno del 1954 quando Alan decise di mettere fine alle violenze cui era sottoposto (solo per citarne una: una castrazione chimica coatta che gli indusse la crescita del seno e lo rese impotente). Iniettò in una mela del cianuro di potassio e mimando in una tragica farsa la storia di Biancaneve (che pare da bambino amasse molto), la mangiò suicidandosi.

Nel 1954 in Italia iniziavano le trasmissioni della TV di Stato, la Corte Suprema degli Stati Uniti dichiarava incostituzionale la segregazione razziale nelle scuole e Achille Compagnoni conquistava la vetta del K2. Ci consideravamo una civiltà, eppure in Inghilterra un uomo era costretto al suicidio dalla sua diversità sessuale.

Se pensiamo ai fatti che distrussero la vita di Oscar Wilde, chiamiamo a  discolpa delle nostre coscienze l'epoca in cui si svolsero le vicende che coinvolsero l'intellettuale inglese (i processi a Wilde datano 1885), ma di fronte alla persecuzione delle istituzioni inglesi contro Alan Turing e davanti alle violenze omo/transfobiche di questi giorni a Roma che scusanti possiamo andare a racimolare? Come possiamo evitare di provare vergogna per quella che ci sforziamo di continuare a chiamare “Civiltà occidentale”?

Questo articolo è stato pubblicato qui

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