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Veltrusconi: il nuovo che avanza

 


Era il 2 febbraio 2002 quando Nanni Moretti prese la parola sul palco di Piazza Navona per gridare che con questi dirigenti ci saremmo tenuti Berlusconi e i suoi sodali per altri venti anni.

Ahinoi, aveva ragione.

Sei anni dopo la classe dirigente della sinistra è sempre identica a se stessa.
Dopo aver vagheggiato il sorpasso all’ultimo miglio, per poi perdere malamente le elezioni di aprile, Walter Veltroni ha iniziato timidamente la legislatura come principale esponente dell’opposizione.

Un’opposizione tenue, praticamente invisibile.

Tanto da farsi facilmente scavalcare a sinistra da Di Pietro, l’unico esponente politico in Parlamento ad opporsi seriamente al governo. Entrando cioè nel merito delle questioni: da Alitalia al conflitto di interessi passando per il lodo Alfano/Ghedini e l’ineleggibilità dei condannati.

Forse perchè i sondaggi lo davano in caduta libera, Veltroni - dopo averci ammonito per anni che l’antiberlusconismo non serviva a niente ed era anzi controproducente - si è accorto che il Cavaliere al governo è un’anomalia tutta italiana, che il coacervo di interessi e poteri che egli incarna non è degno di una democrazia e che con questo tipo di maggioranza populista non è possibile dialogare.

Erano le avvisaglie del nuovo corso veltroniano?
Di un’opposizione più dura e mordace?
Macchè!

Il buon Walter ha prima affermato, pacatamente, che la manifestazione indetta per il 25 ottobre poteva tranquillamente essere annullata se il Governo avesse dialogato sulla crisi finanziaria.
 
Poi, nel migliore stile consociativo da Prima Repubblica, la scorsa settimana ha proposto a Berlusconi un bello scambio "do ut des": a noi la presidenza della commisione di vigilanza Rai, a voi un giudice laico al Csm.
Un capolavoro politico, oltre che un perfetto esempio di opposizione lucida e coerente.

Non c’è speranza.
Moretti/Cassandra aveva ragione: con questa classe dirigente a sinistra, ci terremo Berlusconi per i prossimi vent’anni!

Commenti all'articolo

  • Di Rocco Pellegrini (---.---.---.66) 21 ottobre 2008 12:48
    Rocco Pellegrini

     Di Pietro non fa opposizione al governo perchè quel che fa non ha nessuna rilevanza politica reale.
    Sa benissimo, ad esempio, che il referendum non avrà alcuna possibilità di riuscire, però raccoglie firme.
    A chi si oppone, dunque, in realtà? Al PD. 
    Infatti è in corso uno scontro crescente tra Veltroni e Di Pietro.
    Il più grosso errore che ha fatto Veltroni è proprio quello di essersi portato dietro questo personaggio che lo ripaga da nemico implacabile. Fa finta di polemizzare con Berlusconi ma erode i consensi nell’area giustizialista del PD.

  • Di Roberto Calabrò (---.---.---.130) 21 ottobre 2008 15:30

    E il PD che opposizione fa?

    Su conflitto di interessi, lodo Alfano/Ghedini, scuola pubblica, sulle questioni eticamente sensibili, sui diritti civili (quelli che una volta si chiamavano Pacs, poi Dico...poi più nulla) qual’è la sua posizione?

    E, per parlare di massimi sistemi, qual’è la sua visione del mondo e della società?

    Io, come molti credo, non l’ho ancora capito...

    Vorrei saperlo da Veltroni e dalla classe dirigente del PD.
    E vorrei anche capire se il PD può ancora ritenersi una forza di sinistra e/o progressista...

  • Di Rocco Pellegrini (---.---.---.231) 22 ottobre 2008 11:17
    Rocco Pellegrini

    questa è un’altra storia.
    Secondo me il difetto più importante di Veltroni sta nella natura ondivaga del suo comportamento.
    Personalmente ho stimato il modo col quale ha impostato la campagna elettorale.
    La sua critica all’unione di Prodi era fondata e ragionevole e, poichè era evidente che l’abbandono di quella linea avrebbe portato alla vittoria di Berlusconi, sarebbe stato ragionevole pensare che il PD avessee condotto un’opposizione nel merito e non pregiudiziale, costruendo una sua visione della società, delle proposte per svilupparla, in una parola una linea politica degna di questo nome.
    Purtroppo, anche lui, ha ricominciato con la demonizzazione di Berlusconi, con l’opposizione in tutto e per tutto, spinto da Di Pietro che su questo vecchi adagio si è mosso fin dall’inizio.
    Ora è evidente che non si può agire in maniera così dissociata: prima non nominare mai l’avversario ("il principale esponente dello schieramento a noi avverso") e poi parlare solo di lui con banalità come la perdita della democrazia.
    Quel che mi aspetto dal PD è coerenza e continuità di ricerca per fondare una sinistra riformista, antimassimalista e finalmente attenta al mondo moderno.
    Una sinistra che come quella americana capisca la rete, che non è una vetrina per gruppi dirigenti demagogici, ma un sistema collettivo di rifondazione di una presenza politica finalmente autonoma e dignitosa.
    Purtroppo Veltroni sembra aver smarrito il filo della matassa e questo mi dispiace.
    Quanto a Di Pietro prima il PD si libera di lui e meglio è.

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