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Una legnata ai truffaldini del clima

Con sentenza del 26 giugno, la Corte d'appello di Washington ha dato una lezione alle industrie dell'energia e della chimica, ai governatori di cui hanno finanziato le campagne elettorali, ai fautori delle pseudoscienze e agli "scettici" sul riscaldamento globale. Le multinazionali dell'energia basate negli Stati Uniti, i governatori grati, la Solvay, l'Alleanza per la scienza del cambiamento climatico naturale, consistente in due signori di cui uno condannato per aver truffato milioni di dollari privati e pubblici per produrre “carburante alternativo” – si chiama Bill Orr – e governatori eletti con i soldi delle multinazionali suddette, tentano ancora di impedire l’applicazione della legge detta Clean Air Act da parte dell’Agenzia federale per la protezione dell'ambiente (EPA) e i conseguenti limiti ai gas serra, come da sentenza della Corte Suprema nel 2007.

Più volte mandate a quel paese, sotto il nome di Coalizione per una Regolamentazione Responsabile, le multinazionali suddette e il loro seguito hanno usato due argomenti a loro avviso più efficaci. Dalle mail rubate alla Climate Research Unit dell'università dell'East Anglia, sarebbe emerso che certa gente falsificava i dati. In più nel IV rapporto IPCC c'erano errori sulla superficie dei Paesi Bassi, sotto il livello del mare e sui tempi di scioglimento per i ghiacciai himalayani. Per valutare i rischi, l'EPA si sarebbe pertanto fidata di sintesi errate e di scienziati disonesti, in particolare dell'infido Michael Mann che aveva usato un "trucco" nella curva delle temperature (sopra) per fingere che facesse più caldo dal 1970 in poi che durante il Periodo caldo medievale. La Corte è di altro parere:

Gli studi mostrano, sebbene con incertezze significative, che negli ultimi 25 anni le temperature di molte località hanno superato quelle di qualunque periodo di pari lunghezza dal 900 d. C. in poi.

La Corte ritiene, inoltre, che le multinazionali e compagnia bella siano poco sveglie:

Gli stati e le industrie appellanti asseriscono che l’EPA ha delegato impropriamente ad IPCC, USGCRP e NRC le valutazioni della scienza del cambiamento climatico (…). L’argomento è poco più di un trucco semantico. L’EPA non ha delegato, né implicitamente, né in altro modo alcuna decisione ad alcuno di detti enti. L’EPA ha fatto semplicemente ciò che essa ed altri decisori devono fare per dare un giudizio basato sulla scienza: ha cercato ed esaminato l’evidenza scientifica esistente per determinare se un certo risultato era valido.

La Corte è pure un tantino sarcastica:

Non fa differenza se molta di questa evidenza consisteva in riassunti di singoli studi e ricerche. Anche singoli studi e ricerche riassumono, spesso, il precedente lavoro in un campo e da quello procedono. La scienza funziona così. L’EPA non è obbligata a ridimostrare l’esistenza dell’atomo ogni volta che si occupa di una questione scientifica.

Otterranno la stessa soddisfazione le coalizioni di interessi analoghi che da anni organizzano persecuzioni giudiziarie contro Michael Mann?

Sylvie Coyaud

Questo articolo è stato pubblicato qui


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