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UE, possibile blocco degli accordi bancari dopo lo scandalo NSA

Dopo la domanda da parte del Messico di una commissione di inchiesta e - più vicino - la richiesta del garante della privacy italiano di accertamenti, una prima contromossa da parte dell'UE sembrerebbe affacciarsi all'orizzonte. Si tratta del blocco degli accordi tra Stati Uniti e Unione sullo scambio di dati bancari.

La questione NSA si è riaperta dopo le recenti rivelazioni di Edward Snowden allo Spiegel. Come spiegato dall'ex-analista, l'Agenzia per la Sicurezza Nazionale americana avrebbe intercettato l'account e-mail dell'allora presidente messicano Felipe Calderòn. Lo stesso destino toccato tempo fa al suo successore alla presidenza, Enrique Peña Nieto, ma anche all'attuale presidentessa del Brasile, Dilma Rousseff. Tutto ciò che accade nel continente americano - va detto - rimane in America, perché le tensioni tra paesi scaricano sulle istituzioni del continente (Mercosur, Nafta, Cacm), nonostante le tendenze alla personalizzazione della politica particolarmente sviluppate in sud e centroamericana.

Questo però non significa che non esistano attriti, come testimonia la reazione avuta dal Messico. Pochi giorni dalla notizia, e già Calderon chiedeva che l'inchiesta in corso sui fatti relativi allo spionaggio dell'NSA si occupasse anche dell'intercettazione delle attività presidenziali. Non basta: a mettere una lapide sull'egemonia USA sul continente, le autorità messicane convocavano l'ambasciatore statunitense a Città del Messico, pensando nel frattempo a risposte più dure. Difficile dire se vi siano ad oggi contatti su questo fronte tra Mercosur (il Mercato Unico del Sudamerica) e Unione Europea, ma nel frattempo quest'ultima si muove. Anche Parigi ha convocato l'ambasciatore americano, dopo le rivelazioni di Le Monde sullo spionaggio operato dall'NSA.

Anche la Francia si è mossa, dunque. Più blanda la reazione in Germania, o almeno come tale è stata percepita dalla popolazione tedesca, dove migliaia di cittadini sono scesi in piazza. La causa potrebbe stare anche nella diffusione delle intercettazioni non concentrate su figure cardine delle istituzioni come capitato in Messico. Ma dulcis in fundo è arrivata l'Italia, dove il Copasir (Comitato di controllo sui servizi segreti) ha recentemente indagato il ruolo di Prism nel nostro paese, indicando nelle sue prime rivelazioni un'attività di spionaggio massiccia. Attività tutt'ora in vigore, e per la quale il Copasir chiede spiegazioni al Governo, seguito subito dal Garante della Privacy, nella persona di Antonello Soro:

"Il problema delle attività di spionaggio della NSA rende indispensabile che il Governo accerti, con tutti gli strumenti utili, se la raccolta, l’utilizzo e la conservazione di informazioni relative alle comunicazioni telefoniche e telematiche abbia coinvolto anche i cittadini italiani. Si tratta di una indispensabile operazione di trasparenza in quanto tali condotte, se confermate, avrebbero primariamente violato i principi fondamentali in materia di riservatezza dei cittadini e reso evidenti le debolezze connesse alla sicurezza delle reti e dei sistemi informatici rilevanti sul piano nazionale".

Va sottolineato poi come lo stesso Giacomo Stucchi, presidente del Copasir aggiunga di aver ricevuto rassicurazioni da parte del Governo che né l'esecutivo, né quindi i servizi italiani fossero a conoscenza del programma Prism. Visto il ruolo avuto dalla nostra intelligence nelle extraordinary rendition (v. caso Abu Omar), le parole di Stucchi vanno prese con le pinze, ma per ora lasciamoci il beneficio del dubbio.

Sta di fatto che in ambito europeo, l'accordo con gli Stati Uniti per lo scambio di dati bancari potrebbe saltare, sabotato proprio al fine di mettere pressione su Washington, approfittando della debolezza dell'amministrazione Obama a causa dello shutdown. Ci ha provato il mercato forex, speculando sul crollo del dollaro. Chissà che questa volta non se ne ricavi qualcosa di buono.

 

 

Foto: Ryan Somma/Flickr

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