Ormai di questi tempi ti svegli e senti parlare di Twitter. È una rottura. In Televisione, sere fa, TG1 dava un servizio intitolato «Tutti pazzi per Twitter». Di questo passo riesco a immaginare Federico Moccia e il suo nuovo romanzo "Scusa ma ti voglio retwittare".
Me l'immagino sì, Vendola. Seduto nella sua cameretta, con il cuore a mille scrivendo questo tweet davanti al MacBook Air Pro con Linux Inside. Le dita effervescenti, lo sguardo veloce, si lecca le labbra e conclude: Eccomi! nichi
Pinne, occhiali, e un bel tuffo.
92 retweet. 93, col mio.
Se domani scrivessi che il mio cuore è in palpitazione perché ho appena fatto il login su un social network verrei presso a randellate sui denti. Giustamente aggiungerei. Ma che ti frega, seguilo, 120.000 followers non possono sbagliare. E non è che ce l'abbia con Vendola, è solo un esempio.
Perché ormai di questi tempi ti svegli e senti parlare di Twitter. È una rottura. In Televisione, sere fa, TG1 dava un servizio intitolato «Tutti pazzi per Twitter». Non vedo l'ora che Minzolini si tuffi. Vederlo perdere follower in diretta deve essere uno spasso.
L'altro giorno a pranzo, il nonno mentre raccontava i suoi soliti ricordi di guerra e di quanto fossero stronzi i fascisti se ne è uscito dicendo «che poi, voglio dire, è ovvio quanto la non sequenzialità del mezzo sia fuorviante, ma non per questo bisogna snobbare un social come Twitter, dove la regola del mezzo-messaggio di McLuhan si dimostra, ancora una volta, corretta, ma le potenzialità sono più di una.»
La vuoi smettere e mangiare quella cazzo di minestra?! - gli urlò la nonna - Sempre a parlare di questo twitter, twatter, twiligh! Mo' scinneme 'a cuoll!! -.
È evidente che mio nonno è una persona del calibro di Andreotti, altrimenti non mi spiego come sia possibile che da un giorno all'altro tutti i giornalisti italiani siano diventati stralunati per questo social network.
La considerazione che va per la maggiore è quella secondo cui ciò che importa su Twitter non è "esserci" ma "starci". Bene, se tu, che stai leggendo, hai capito qual è la differenza tra esserci e stare allora smetti di farti le canne. Perché non c'è nessuna differenza. Non esiste.
Per giunta ci tocca assistere alla mania del momento, vogliamo vedere a tutti i costi i politici su Twitter. Alcuni, se vedono il nuovo account di un ministro si eccitano. Non hanno tutti i torti però. È una grave mancanza che la Fornero non abbia Twitter. Il suo staff avrebbe potuto twittare "snif snif" durante la diretta di delle settimane scorse.
Vedi, l'idea è quella di spingere per una «cultura della digitalizzazione nella pubblica amministrazione». Perché? non lo so, ma stay hungry stay foolish, mi raccomando.
Idee fantastiche, partorite dalla mente di persone che con la rete "ci sanno fare". Mi ricorda quando volevano candidare Internet al premio Nobel per la Pace. Se non sbaglio erano i ragazzi di Wired Italia. Gli stessi che hanno appena premiato Napolitano come "uomo dell'anno" per aver mostrato una «Sorprendente velocità nel rimanere collegato alla realtà»