Paolo Barnard è un giornalista che ha lavorato in RAI per circa quindici anni. E’ uno dei fondatori del programma Report, ha lavorato come corrispondente dall’estero per i più importanti quotidiani Italiani e negli ultimi anni ha scritto diversi libri tra cui: "Perché ci odiano", libro cosidetto "scomodo", considerato dallo stesso autore come uno dei libri più censurati della saggistica italiana.
Non aggiungo altro perchè l’intervista parla da sé. Buona lettura.
Ciao Paolo, io collaboro con AgoraVox, un sito di giornalismo partecipativo. Conosci questa nuova forma di Giornalismo? Che opinione hai a riguardo? Secondo te può servire realmente a creare un nuovo modo di informarsi per il cittadino?
Non ne sono un conoscitore, per cui preferisco non avventurarmi in giudizi perentori. Posso solo dire che il giornalismo richiede delle capacità e dei mezzi che sono indispensabili, e che il professionista (in teoria) possiede. Temo che coloro che si lanciano nel modello partecipativo non sempre posseggano quelle prerogative, e questo può rivelarsi fin drammatico. La Rete infatti esprime oggi ampie fasce di informazione del tutto inadeguata e inaffidabile.
Qual è secondo te lo stato di salute del giornalismo in Italia?
Non c’è uno stato di salute. E’ morto e decomposto da tempi immemorabili. Ti copio qui ciò che ho già scritto in proposito:
“Il mestiere del giornalista, in Italia più che altrove, è anch’esso male interpretato. La più bella definizione di cosa significhi fare il nostro mestiere l’ho sentita anni fa da una giornalista straordinaria, l’israeliana ebrea Amira Hass. Disse: “Il nostro compito principale è di monitorare le fonti del potere”. Semplice e cristallino.
Monitorare le fonti del potere significa scandagliarne quattro primariamente: le tre della notissima suddivisione di Montesquieu – esecutivo, legislativo e giudiziario – e l’ultimo arrivato, il quarto potere, cioè proprio l’informazione. Per fare ciò, il giornalista necessita di una dote sopra a tutte: saper essere un professionista solo. Significa essere un libero battitore, capace di guardare e se necessario criticare a 360 gradi tutto e chiunque, e cioè gli sconosciuti e i distanti, ma anche i conosciuti e i compagni di strada. In particolare questi ultimi, perché è proprio all’interno del proprio cortile di casa (o ‘parrocchia’) che spesso si annidano i misfatti più difficili da snidare. Ne consegue appunto che il giornalista non deve mai far comunella con alcuno, con i politici, con i magistrati, con i colleghi ecc., e deve tenersi da tutti a debita distanza".
"Invece in questo Paese la norma è che i giornalisti facciano ‘parrocchia’ con altri ‘compagni di merenda’, che siano visti a cena con legislatori, in vacanza con industriali o con giudici, allo stadio con amministratori pubblici, ai dibattiti a braccetto coi magistrati, ai convegni coi banchieri, e che se ne vantino. Capita in Italia di vedere dilagare la banda dei quattro col comico, il politico, il cronista e il manager occulto che fanno e disfano mischiando deplorevolmente giornalismo, politica, attivismo, business, manipolazione di massa col codazzo di altri volenterosi giornalisti; capita che un direttore di giornale si vanti dell’amicizia personale con l’ex presidente del Senato grazie alla cui firma il suo quotidiano esiste, in un incredibile conflitto d’interessi; capita che la nota firma di prestigio saltelli con disinvoltura dentro e fuori dai poteri che dovrebbe monitorare, parte PR man-manager-affarista, parte diplomatico-lacché di potente famiglia, e poi di nuovo giornalista, tutto in uno; capita che giornalisti e magistrati si abbraccino a tal punto da sfondare nell’ambito del movimentismo, quasi ci si aspetta di vederli fare picchetti e volantinaggio di fronte ai palazzi di Giustizia. Alla faccia dei checks and balances che la tradizione anglosassone ci ha così opportunamente tramandato. Essere ‘compagni di merenda’, gemelli combattenti, amici degli amici, cordata di colleghi, commilitoni addirittura, è la norma qui da noi nel giornalismo".
E’ questo sedicente giornalista (rai, pagato con i nostri soldi!!) ad essere un negazionista degno dei vari Blondet, Faurisson, Irving, ecc. ecc. e dovrebbe studiare un po’ la storia e la realtà prima di lanciarsi in paragoni immondi tra il genocidio come quello nazista e altre vere tragedie (Apartheid, Marzabotto, aggiungerei Rwanda, Darfur, ecc. ecc.), e la propaganda filoterrorista di Hamas e complici.
"Se tutto è Auschwitz, niente è Auschwitz".
spero di non aver compreso bene..ma dalla tua analisi dici che sarebbe barnard il negazionista solo perchè pone la pietà verso gli orrori non su una questione di numeri ma di orrore fine a se stesso cioè di malavagità come atto...e rimango dispiaciuto assai nel leggere che secondo te lui farebbe una propaganda filoterrorista di hamas...ti consiglio con grande umiltà di sentire con le tue orecchie l’analisi che fa barnard del conflitto dove chiaramente esprime il fatto che hamas adesso utilizza metodiche violente e quindi condannando il gesto ma spiega ( e c’è ne proprio bisogno per trarre il dado) che questa è una REAZIONE la quale segue sempre ad una azione vale a dire la politica di pulizia etnica messa in atto dal progetto sionista degli ebrei...
ps: se la zappa c’è la tiriamo addosso c’è il rischio che ci facciamo male..
saluti
Paolo Barnard è una primadonna isterica. Molto vittima, molto presuntuoso. Il suo libro non è uno dei più censurati, ma uno dei meno richiesti: se ne dovrebbe fare una ragione. Tre domande che potevi anche non fargli.
scusate se riscrivo...ma ogni volta purtroppo ho la conferma che il limite invalicabile alla nostra evoluzione come uomini prima e come cittadini poi è rappresentata proprio da noi stessi....
io mi ritengo una persona aperta e critica e qualora ci fossero gli estremi non negherei critiche al GIORNALISTA Barnard o chicchessia ..come ad esempio la sua decisione di lasciare il giornalismo che non mi trova daccordo perchè se una persona del suo calibro molla allora bisogna ridiscutere certe situazioni in maniera seria e profonda.
Detto cio una cosa che purtroppo ancora le mie cellule neuronali (spero ancora efficenti) non comprendono e il modo di opinare di determinate persone che volutamente o no ( in tutte e 2 i casi condotta da condannare) decidono di tralasciare i fatti e cioè il prendere in esame in maniera profonda le situazioni caso per caso e poi in maniera del tutto libera e scevra da condizionamenti dare una visione onestà..noto con grande amarezza la voglia di attaccare i propri simili in modo indegno..questa condotta non ci appartiene..
Ripeti con me Contribuente: "se non stai con Israele sei coi terroristi, se non stai con Israele sei un terrorista, costui è stato pagato coi soldi pubblici e quindi la deve pensare come decide la maggioranza degli elettori."
Secondo la storia, quella che tu rivendichi per criticare il lavoro altrui, la violenza in medio oriente è nata molto prima dei terroristi islamici, nessuno vuole giustificare i terroristi, ma scacciare un popolo dalle proprie terre e mantenerlo sempre sotto controllo, senza alcun diritto e volutamente in miseria può portarlo al terrorismo.
Probabilmente quindi per far cessare il terrorismo bisognerebbe riparare al torto, perchè reprimere e aggiungere torto a torto non può che rafforzare l’odio la loro violenza.
E non significherebbe scendere a patti coi terroristi, non c’entra niente, significherebbe essere giusti e umani coi propri simili, senza distinzione di sesso, razza o religione. Ma questa per il momento è fantascienza, malgrado c’è una carta in Italia che la propone da anni.
Un altro appunto, a chi ritiene che un libro valga per quanto viene venduto: secondo la tua interpretazione il "Grande Fratello" e le finali di Champions Leage dovrebbero essere le più alte espressioni della cultura italiana in televisione.
E, sempre secondo la tua interpretazione, i libri di Bruno Vespa, pubblicati sempre per Natale (così come i film di Vanzina es: "Vacanze di Natale") dovrebbero essere dei capolavori di indiscusso valore. E la Bibbia, il libro più venduto al modo e da più anni, dovrebbe essere verità assoluta.
Se ti trovi d’accordo con queste affermazioni sei coerente, altrimenti hai cercato la via più comoda per far quadrare i conti nei tuoi pensieri. E spesso la via più comoda per screditare i pensieri altrui è screditare chi li pronuncia.
E’ un’ottima persona Paolo Barnard, anche se non sono d’accordo pienamente d’accordo sul suo pensiero circa il giornalismo "non professionista":spero sia d’accordo sul fatto che l’albo venga abolito,che per scrivere sui giornali non sia necessario esservi iscritti. Mentre mi convince il discorso sul signoraggio (in merito se volete vi posso "girare" quella che mi fornì a suo tempo Di Pietro e che,in sostanza è simile) e mi fa piacere che in qualche maniera si voglia informare.Per chi lo critica indicandolo come "prima donna", gli ricordo che è preferibile discutere i contenuti , anzi solo su quelli, invece di parlare o di evidenziare, a dismisura, il carattere delle persone. Certo alcune sue affermazioni, su episodi della sua vita, sarei curioso di conoscerli meglio, come il caso con Rai 3/Report e Milena Gabanelli, ma di questo caso preferisco conservare nella mente i risultati della sua inchiesta, quella sul mondo dei farmaci e dei medici, piuttosto che pensare o essere convinto che lui sia stato (come sembra) mollato e lasciato in balia dei giudici e tutto a "sue spese".
Come mai questo articolo giganteggia su agoravox da qualche giorno? Cos’ha di tanto importante? E’ interessante, ma fino ad un certo punto. Se il giornalismo partecipativo parla solo del giornalismo che conosciamo, pensando di essere un giornalismo di serie B, allora non abbiamo capito niente. Per favore, non fate parlare solo i soliti noti, ma date spazio a tutti, altrimenti siamo punto e daccapo, e chi controllerà la punta dell’iceberg ci controllerà tutti.
è solo un problema di turnazione delle rubriche che, per vari motivi, sono andate scemando. Normalmente il martedì ci sarebbe dovuto essere il processo a Dell’Utri. Ci stiamo muovendo per riorganizzarci.