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di Giuseppe Caglioti lunedì 6 dicembre 2010 - 0 commento oknotizie
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Tra Italia e Russia la politica estera diventa business per le Multinazionali

WikiLeaks, con la pubblicazione di dispacci diplomatici confidenziali, ha reso note cose che già tutti pensavano e sapevano, tuttavia ha messo in evidenza preoccupazioni che noi pensavamo essere solo limitate ai diretti interessati. In particolare, la gestione delle relazioni diplomatiche ed economiche tra Federazione russa e Italia ha, stando ai documenti pubblicati, creato non poche preoccupazioni nell’amministrazione americana. Parliamoci chiaro: affari di Stato fra nazioni, trattati come affari “privati” fra individui a rappresentanza di lobbies, sono ormai per noi italiani diventati cosa nota, talmente nota che non ci rendiamo conto di cosa stanno provocando alla nostra economia, soprattutto alla microeconomia: quella delle nostre tasche. Perciò, anche se sono cose che noi sappiamo, vale la pena rifletterci sopra.

È cosa indubbia e nota che le relazioni diplomatiche servono soprattutto, attraverso accordi mirati, al corretto funzionamento dell’economia di uno Stato, ergo, anche i cittadini possono trarre vantaggio da accordi vantaggiosi. Ma è sempre così?

A sentire molti italiani, quelli che campano la famiglia con 1500 euro al mese per intenderci, ciò che opprime le famiglie di censo medio-basso, dopo l’affitto o il mutuo, è il costo delle bollette del gas e della fornitura elettrica, per non parlare del pieno benzina.

Se andiamo a vedere gli ultimi anni, le nostre giornate sono state oltremisura deliziate dai servizi trasmessi dai vari Tg, quando abbiamo visto il premier Berlusconi incontrarsi con i premier di Russia e Libia, sempre con delle grosse novità riguardo ad accordi relativi a forniture di gas o ad altri generi di accordi energetici. I servizi finivano sempre con grandi prospettive per Eni, consociate e altre società, facendo credere ai telespettatori italiani che gli accordi presi avrebbero certamente comportato dei vantaggi per gli italiani tout court.

I vantaggi, Enel, Eni e le multinazionali del loro gruppo sicuramente li hanno avuti; il punto è che i medesimi vantaggi sembra proprio che non possono essere registrati anche per i portafogli dei cittadini. E mentre Eni, nel 2008, l’anno in cui la crisi ha iniziato a colpire duro, ha raggiunto ricavi per 108,8 miliardi di euro, le famiglie italiane hanno iniziato a indebitarsi di più, sia per fare la spesa, sia per pagare anche le care vecchie bollette della luce e del gas.

Molti italiani ormai hanno smesso di chiedersi perché in Italia non si faccia strada l’idea della casa energeticamente autonoma, ossia con pannelli fotovoltaici installati in quadratura tale da produrre energia elettrica sufficiente da soddisfare tutti i bisogni energetici dell’abitazione, che di solito vengono coperti dall’allacciatura del gas e della luce. Altresì, in molti si sono resi conto che in Italia la macchina, non dico elettrica, ma ibrida, non sfonda, macchina capace di abbattere il consumo di benzina del 60%. È chiaro che le operazioni suddette costano; costa l’impianto fotovoltaico, costa di più anche la macchina ibrida, ma i costi vengono ammortizzati nel tempo, con un progressivo annullamento o quasi, come nel caso dell’impianto fotovoltaico. Ma tutti tacciono, sia i media che la politica. Niente spot dei ministeri. Nessun suggerimento dai grandi maghi dell’economia, probabilmente legati da qualche strano vincolo professionale alle multinazionali, giacché sembrano sempre esprimere “comodi” suggerimenti e pareri ad esse favorevoli. Tutti tacciono quando si tratta di abbattere in modo pratico il costo delle bollette e della benzina.

Come mai?

Dobbiamo tutti comprare il gas che la multinazionale si è fatta fornire a prezzo vantaggiosissimo dagli “amici” della Gazprom grazie ad accordi che per gli italiani sono una manna, a sentire gente come pseudo-ministri degli esteri; gas, che alle multinazionali costa una sciocchezza, in rapporto a quanto te lo trovi in bolletta. Per quanto riguarda la benzina invece, è meglio per loro che continuiamo a girare con il nostro vecchio catorcio a benzina, che inquina, consuma, … e già, che consuma! Questo è il “motore” dell’economia; sì, della loro!


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