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Tortora massacrato due volte

La fiction “Il caso Enzo Tortora”, trasmessa su Rai 1, è l’ennesima riprova della bassa qualità di molti programmi che popolano i palinsesti delle reti televisive. Una tv sempre più brutta e noiosa

 

La tv, Rai 1 in particolare, è ormai lo specchio della miseria italiana: impossibile immaginare programmi più provinciali di quelli che mette in onda. Si dice: «Il pubblico è quello che è», ma non è vero. Il pubblico vede ciò che gli viene propinato. Lo share non riporta mai gli sbadigli, né considera l’uso che molti fanno del televisore come di una specie di lampadina accesa per chissà quale sicurezza “psicologica”, per chissà quale partecipazione al carnevale del mondo. Poiché non c’è alternativa, sorbiamoci, magari con un occhio solo, la solita “pizza”.

Questa volta, però, è impossibile tacere: Ricky Tognazzi, riposti i cetrioli e l’olio balsamico, s’è travestito da Enzo Tortora e ha messo in scena la fiction Il caso Enzo Tortora – Dove eravamo rimasti? (con soggetto e sceneggiatura di Simona Izzo e Giancarlo De Cataldo), che non si sa se definire abominevole o allucinante, stroncata anche da Silvia Tortora, figlia del noto giornalsita e presentatore (cfr. Enzo Tortora, la figlia attacca la Rai: «Fiction volgare e omertosa», in www.ilmessaggero.it).

I “fessi” che pagano il canone della televisione mantengono gente come Enzo De Caro, Bianca Guaccero, Ricky Tognazzi, che formano la solita compagnia, alla quale si possono aggiungere altri personaggi televisivi, sempre più futili monotoni (Fabio Fazio, Luciana Littizzetto, Roberto Saviano, ecc.), per tacere della pletora di stelle, veline, saltimbanchi e vecchie glorie. Intendiamoci: i succitati non hanno specifiche colpe, se non quella di prestarsi, per soldi, a certe baggianate: la colpa è di chi consente, pervicacemente, la messa in onda di programmi del genere. E poi ci si meraviglia dell’analfabetismo di ritorno, del ricorso sistematico alle frasi fatte e ai concetti precotti. Siamo a terra, civilmente, perché si legge poco (meno di tutti in Europa), si va poco ai musei, e si fanno solo discussioni da bar!

La tv pubblica (quella privata fa, ovviamente, ciò che vuole) non migliora la situazione, anzi favorisce la nostra pochezza, la blandisce, la premia, tirando la volata a media che dovrebbero essere più qualificati, come i grandi quotidiani, che, invece, sono ormai palestre di pubblicità con qualche notizia riportata svogliatamente. Inutile, quindi, meravigliarsi che il povero Tortora sia stato massacrato una seconda volta da insensatezza, indifferenza sostanziale e assoluta mancanza di riguardo nei suoi confronti. Speriamo che il simpatico e raffinato Enzo si sia girato dall’altra parte, mentre ne trasmettevano l’infame caricatura, su una Rai che è lontana anni luce dalla sua.

L’immagine: foto di Enzo Tortora e la copertina del libro di Vittorio Pezzuto (edito da Sperling & Kupfer) Applausi e sputi. Le due vite di Enzo Tortora (vedi il nostro servizio La malagiustizia ed Enzo Tortora).

Dario Lodi

(Lucidamente, anno VII, n. 82, ottobre 2012)

Questo articolo è stato pubblicato qui

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