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  Home page > Attualità > Società > Terzigno e la libertà d’indifferenza
di Silvia De Marino mercoledì 27 ottobre 2010 - 4 commenti oknotizie
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Terzigno e la libertà d’indifferenza

L’Italia è il Paese delle soluzioni tampone. Un tappo qui, l’esercito inviato lì, la militarizzazione delle discariche vesuviane... e le telecamere che ignorano per mesi i cittadini disperati perché formalmente “la crisi è stata risolta”.
Tutto riassorbito, eppure tutto e tutti inondano di nuovo nelle strade.
Ma additare ancora una volta alla politica mancanze e furbizie non ci porterà lontano.

Judith A. Merkies, capo della delegazione, dice: “Come vagliate i rifiuti? Come separate il materiale tossico?”

“La separazione viene fatta qui. A vista.” 
Risponde così Perillo, direttore tecnico della società provinciale di gestione rifiuti.

Siamo a Terzigno, precisamente nella discarica a cielo aperto di Pozzelle, dove la Commissione Europea che si occupa delle petizioni dei cittadini comunitari è venuta a fare un sopralluogo.

Il tanfo di monnezza è così opprimente che sono tutti palesemente nauseati ed increduli. Lo scenario è allucinante: i rifiuti di ogni parte d’Italia e d’Europa trovano nel campano asilo in qualche anfratto neanche troppo desolato di una delle terre più belle del mondo. Stuprata, dilaniata dallo schifo che viene costantemente riversato nel Parco Nazionale del Vesuvio.

Sono arrivati da Bruxelles per rispondere alle richieste degli abitanti dell’area che, ormai sfiancati dalla lotta perpetua, si appellerebbero anche a Giove e Nettuno per risolverla. Sopraggiunta in uno spiazzo, la commissione ha potuto constatare con i propri occhi che qui i rifiuti vengono selezionati e distinti per pericolosità e tossicità da occhi umani, a mano.

Poco distante da lì, un’altra discarica già ormai colma di rifiuti, quella di “Cava Vitiello”, viene indicata come il nuovo punto di smaltimento. Ma alla cava resta un solo anno di autonomia, e presto quindi si piomberà in una “nuova” emergenza.

Ma l’Italia è il Paese delle soluzioni tampone. Un tappo qui, l'esercito inviato lì, e le telecamere che finiscono per ignorare mesi di proteste di cittadini disperati. Formalmente, si sa, “la crisi è stata risolta”!

Tutto riassorbito, eppure tutto e tutti inondano di nuovo nelle strade.
Ma additare ancora una volta alla politica mancanze e furbizie non ci porterà lontano. Purtroppo, che la classe dirigente in questo Paese fosse ormai pilotata da esigenze squisitamente di marketing è un fatto notorio.

La denuncia qui deve essere fatta in una chiave diversa. Centinaia di giornalisti locali hanno raccontato per mesi lo scempio che stava avvenendo, urlando, scrivendo con inchiostri colorati del sangue di quelle terre. Abbiamo trascurato le loro voci, abbiamo ignorato incorrendo in una una colpa gravissima : l'indifferenza. Dov’erano le testate nazionali?

Perché il giornalismo in Italia fornisce ai cittadini quello che vogliono sentirsi dire e non quello che in effetti accade? Perché in questo Paese lasciamo che da Bruno Vespa un noto giornalista pietisca “un po’ più di indipendenza delle testate”? C’è una ragione a tutto questo, e non voglio né posso credere che sia solo servilismo. Deve esserci altro.

E questo è quello che fa più spavento nella questione di Terzigno: il silenzio in cui intere regioni del nostro Paese sono state infossate. Zittite, ammutolite. Tanto più forte hanno provato a farsi sentire, tanto meno chi avrebbe dovuto li ha ascoltati. E su questo occorre fare una riflessione.


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di Silvia De Marino mercoledì 27 ottobre 2010 - 4 commenti oknotizie
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