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 Home page > Tribuna Libera > Terremoto de L’Aquila: tutti assolti i "colpevoli" (meno uno)

Terremoto de L’Aquila: tutti assolti i "colpevoli" (meno uno)

La Corte di Appello de L'Aquila ribalta la sentenza di primo grado nei confronti dei sei membri della Commissione Grandi Rischi condannati a sei anni, mandandoli tutti assolti. Unico condannato l'ex vice di Guido Bertolaso (Protezione Civile) Bernardo De Bernardinis , condannato a due anni di pena.

PREMESSA.

L'anomalia di questo paese non riguarda ovviamente soltanto la politica. Certo una sciagurata selezione alla rovescia ha prodotto una classe dirigente pessima e degenerata,ma la società civile nel suo insieme è l'immagine speculare di questa piaga. È un paese malato di demagogia,populismo, ignoranza, che si piange addosso ogni volta che succedono calamità naturali o disastri provocati dalla superficialità,l'inefficenza e il pressapochismo di incompetenti o,peggio ancora, di speculazioni criminali. Nessuna parte del paese sembra sfuggire a questa sconcertante rappresentazione,in un quadro di perfetta omologazione tra nord,centro e sud. Probabilmente è l'unica entità che ci unifica veramente sotto la bandiera nazionale.

IL FATTO.

Il 31 marzo 2009 un gruppo di esperti, formanti la Commissione Grandi Rischi, furono chiamati a riunirsi per formulare un parere scientifico su l'interminabile sciame sismico che stava interessando da mesi tutta l'area de l'aquilano. Furono convocati alcuni tra i massimi esperti nazionali di fisica terrestre, sismologia e vulcanologia, in aggiunta a tecnici di ingegneria civile e ai responsabili della Protezione Civile, allora capeggiata da Bertolaso. In sintesi, il parere che emerse da questo summit scientifico fu che la frequenza di interminabili scosse e microscosse sismiche stava gradualmente rilasciando l'energia elastica accumulata nel sottosuolo. In sostanza, come da attuali conoscenze, la modalità di rilascio dell'energia faceva presupporre l'improbabilità di un evento sismico di elevato grado nella scala Richter. Sulla base di questo parere non vennero prese contromisure adeguate, soprattutto quella di una evacuazione generale della popolazione dell'intera area che aveva come epicentro la provincia dell'Aquila,che avrebbero comportato enormi disagi e problemi organizzativi.

Il 6 aprile alle ore 3,32, guindi pochi giorni dopo il summit,una scossa sismica di magnitudo momento (Mw) pari a 6,3, valutabile attorno a 5,8-5,9 su scala Richter nel suo ipocentro, provocò una immane distruzione del territorio aquilano e la morte di 309 persone.La probabile concausa che determinò questo evento disastroso fu la particolare morfologia del sottosuolo aquilano a prevalenza rocciosa, che ingenerò fenomeni di risonanza meccanica amplificando l'intensità della scossa.

CONSEGUENZE.

Un immane disastro. Centri abitati letteralmente semidistrutti o cancellati completamente. 309 morti, 1600 feriti e 80.000 sfollati danno una misura della tragedia. Ma quello che fece maggiormente scalpore fu il crollo della Casa dello Studente (L'Aquila è sede universitaria) dove persero la vita otto studenti. Un fabbricato di recente costruzione che avrebbe dovuto osservare le norme costruttive antisismiche e che invece cedette più e peggio del centro storico de L'Aquila.

Sull'ondata di emozione, rabbia e tradizionale indignazione che accompagna ogni evento calamitoso di questo paese, partì la maxi inchiesta della procura della Repubblica dell'Aquila con ben 220 fascicoli aperti sia nei confronti dei responsabili tecnici dei fabbricati crollati che di alcuni sciacalli politico imprenditoriali che furono intercettati telefonicamente a fregarsi le mani e a ridacchiare per il probabile business che si stava per offrire ai loro loschi intrallazzi. Nell'inchiesta, e qui entriamo nella parte paradossale, finirono anche i componenti della Commissione Grandi Rischi per non aver saputo prevedere l'evento e quindi per non aver allertato in modo conseguente e adeguato la popolazione e le strutture di intervento. Da questo surreale presupposto, dirò nel seguito perché surreale, si arrivò alle condanne a sei anni e alla odierna cancellazione della sentenza di 1° grado da parte della Corte di Appello de L'Aquila.Sentenza che, in attesa di conoscere le motivazioni, mi appare in linea di principio sacrosanta perché "il fatto non sussiste".

Dunque perché surreale presupposto? Perché ad oggi nessuno, dicasi nessuno, a livello scientifico globale, è in grado di prevedere in maniera temporalmente precisa un evento sismico e tanto meno la sua intensità puntuale. Le variabili in gioco sono talmente tante e complesse che è un esercizio impossibile da risolvere. Quello che gli studi morfologici delle strutture che costituiscono la crosta terrestre in relazione alla spinte delle placche continentali o alla presenza di vulcani, ci suggeriscono hanno prevalente valore probabilistico e derivano, oltre che da analisi geoprospettiche del sottosuolo, da riferimenti puramente statistici, ovvero da banche dati su eventi precedenti. La classificazione sismica del territorio nazionale, diviso in classi di rischio, è proprio in questo modo che è stata concepita. Semmai l'unica obiezione, ormai lapalissiana, è stata quella di non mettere in discussione il limite dei dati storiografici in rapporto all'arco temporale geologico degli eventi. Esplicativo in tal senso il recente disastro sismico dell'Emilia Romagna, che pure era classificata come zona a basso o nullo rischio sismico. Da questa errata convinzione le tecniche costruttive hanno consentito di mettere travi in semplice appoggio non vincolato sui piloni (vedi crollo di capannoni in cemento armat) oppure di civili abitazioni realizzate senza essere asseverate a più cogenti normative sismiche.

Naturalmente, e qui esce fuori come al solito il peggio del paese, non mancarono i profeti di sventura che montarono una campagna di denigrazione del comitato scientifico sulla base di presunte ingegnose tecniche di previsione puntuale dei terremoti. Cito per tutti ovviamente l'incolpevole Giampaolo Giuliani, ex tecnico collaboratore non laureato di Fisica distaccato presso i Laboratori nazionali del Gran Sasso, che allora venne pubblicizzato dai media come "colui che aveva previsto l'evento catastrofico", basandosi sull'anali di emissioni di gas radon dal sottosuolo. Che ci sia una correlazione tra emissioni di tale gas e gli eventi sismici è un dato scientifico assodato ma da questo a poter predire in maniera temporalmente circostanziata un evento ce ne corre. L'evento sismico poteva avvenire il 6 aprile del 2009 oppure tre, dieci o venti anni dopo o anche mai, nei termini in cui si è manifestato. In sostanza l'area era (ed è) a forte rischio sismico ma nessuno poteva e può prevedere,stante le attuali conoscenze tecnico scientifiche, come e quando. Ed è pertanto folle pensare di traslocare centinaia di migliaia di cittadini, attività economiche ecc. solo sulla base di una previsione probabilistica. Pensiamo a cosa sarebbe capitato se l'evento non si fosse manifestato nei termini avvenuti né allora né successivamente. Sarebbero stati come minimo denunciati per procurato allarme, danni patrimoniali e morali ecc.., se non addirittura linciati.

Le scene che ho visto in tv dello sdegno, le urla e la rabbia, reazione giustificabile ma insensata, dei famigliari delle vittime contro questa sentenza di assoluzione, sono ormai il normale corollario che accompagna i disastri nazionali. Poco o nulla, malgrado la propaganda, si è fatto e si sta facendo sulla prevenzione e la messa in sicurezza del territorio, applicando regole ferre e pene severissime per chi sgarra. Invece molto e come sempre ci si avvita su polemiche, ricerca di responsabilità, scaricabarile e via di questo passo, nel nome di interessi personali e affaristici. E pertanto i politici incompetenti, fannulloni o peggio ancora corrotti, hanno tutto l'interesse ad indicare le altrui responsabilità e a darle in pasto al popolo che reclama il sangue. Chi quindi meglio dei "sapientoni" in carico a strutture nazionali con il torto di non averci beccato, potevano essere indicati come i maggiori responsabili? Dagli all'untore. C'è stata perfino una campagna mediatica a sostenere l'assoluta inutilità di tali esperti (Barberi l'ho conosciuto personalmente) e quindi lo spreco di soldi pubblici, se poi questi non sono in grado di prevedere puntualmente eventi di questo genere. Insomma trattati come mago Zurlì, il mago Otelma o il profeta Casaleggio, tanto per tornare sul politico. Come se lo studio della Geofisica o l'Asrofisica siano strumenti per metterci in assoluto riparo da cataclismi naturali. Invece di prendercela con chi produce disastri assolutamente prevedibili per speculazione, affarismo e corruzione, ci attacchiamo ai "professori che non prevedono il futuro".

È l'eterna sincronia tra il danno e la beffa. Siamo il paese delle occasioni mancate per insipienza, miopia, inadeguadezza e criminale corruzione di coloro che ci amministrano, che poi puntualmente si riversa sui cittadini che li hanno scelti. Abbiamo, unici in Europa e nel mondo avanzato, per decenni snobbato un programma energetico degno di questo nome, immolandolo sull'altare dell'ideologia ecologista, peraltro pelosa, per poi ritrovarci con una economia a pezzi perché le più importanti aziende energivore chiudono o delocalizzano, non potendo sostenere un costo dell'energia superiore del 30 o 40% a quella di paesi concorrenti limitrofi.

Così va l'Italia e per questo dobbiamo cambiarla, senza affidarci ai cantori immaginifici, ai furbetti del quartierino, ai profeti di sventure o ai teatranti da baraccone. Dobbiamo affidarci a gente seria e competente, magari meno folcloristica e spumeggiante di quelli che abbiamo, ma dotata di quelle rare virtù che non fanno, dico purtroppo, molta presa in questo paese.

Altrimenti è la fine.

 

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