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Terremoto: cosa succede sotto l’Appennino

L’Emilia Romagna da dieci giorni è colpita duramente dal terremoto. La scossa più forte è avvenuta lo scorso 20 maggio, poi una serie di assestamenti e questa mattina alle nove una nuova scossa notevole (di magnitudo 5.8). Oggi si sono poi susseguite diverse scosse sopra i 5 di magnitudo. Le conseguenze sono pesanti: numerosi crolli, morti e feriti, la vita dei cittadini sconvolta. Che cosa sta succedendo sotto le province di Modena e Ferrara, zone che fino a poco fa erano ritenute a basso rischio sismico?

“L’Appennino è in situazione di collisione contro la parte inferiore della Pianura Padana, in pratica la pianura si sta infilando al di sotto dell’Appennino e per la maggior parte le pieghe che sono sepolte nella bassa Pianura Padana, le pieghe legate a questa compressione, si stanno rompendo per far salire delle colline seppellite.”

Così ci ha spiegato Laura Peruzza, sismologa dell'OGS di Trieste che si occupa proprio di pericolosità sismica.

“Quello che stiamo osservando adesso (è una situazione che dal punto di vista strumentale ha qualche attinenza con la situazione di Umbria–Marche del ‘97-98) è la rottura successiva e ravvicinata nel tempo di diversi punti di questo fronte sepolto, diversi punti che sono a distanza di 10-15 chilometri uno dall’altro e che stanno coinvolgendo complessivamente una zona di una cinquantina di chilometri,“ continua Peruzza. “Se le cose in profondità sono sufficientemente fratturate da non consentire la rottura contemporanea di un unico piano di faglia più grande i valori di magnitudo andranno progressivamente a calare, se viceversa non è cosi ci troviamo di fronte a un punto di domanda. Diciamo che nell’osservazione storica non abbiamo mai riscontrato un escalation con valori molto più grossi”

Ma è possibile sapere qual è il massimo di intensità sismica che può essere raggiunta in questa zona? Peruzza spiega che nessun sismologo può dirlo con certezza. Prima di tutto perché bisognerebbe conoscere esattamente qual è la struttura (nel senso geologico) in questo caso si conoscono appena le strutture in superficie, “figuriamoci quelle che sono seppellite sotto 200, 300, 2000 metri di sedimenti. Se hai la dimensione della faglia puoi dire qual è la massima intensità che ci si attende, ma noi la dimensione fisica della faglia non ce l’abbiamo".

L’altro metodo di valutazione, continua a spiegare Peruzza, è guardare indietro nella storia. E nella zona di Modena/Ferrara esistono segnalazioni di eventi sismici significativi molto vecchie: il terremoto del 1570, riferito a Ferrara, quattro anni dopo uno più piccolo riferito proprio a Finale Emilia, e nel 1346 per una zona più ampia che coinvolge tutto quello che ci sta fra Modena e Cremona.

“Con queste indicazioni di terremoti passati si è ritenuto che il massimo potenziale sismico per quella zona fosse la magnitudo 6, più o meno.” “Noi stiamo monitorando la sequenza sismica per capire dove stanno andando queste scosse, queste rotture, se si stanno spostando, se stanno insistendo nella stessa zona, alla stessa profondità. Se stanno insistendo nella stessa zona e nella stessa profondità è poco plausibile che ne vengano di più forti, ma se invece di essere nella stessa zona si spostano 5 chilometri più sotto, può essere che vadano a rompere un altro patch di faglia, un'altra porzione di questo piano e che quindi le magnitudo possano cambiare,” conclude Peruzza. “Al momento complessivamente sembra che siano abbastanza concentrate. Nelle mappe vediamo forse una leggera migrazione verso ovest, sud-ovest (nella posizione degli epicentri) ma non è come guardare una crepa nel ghiaccio che quando ci mettiamo il piede sopra comincia a correre lontano, non è così”.

Federica Sgorbissa

 

Credits Foto: Mario Fornasari (flickr)

Questo articolo è stato pubblicato qui


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