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Terremoto, No Tav tra i volontari: "Siete quelli che in tv fanno vedere che tirano le pietre?" (VIDEO)

Ci sono anche i No Tav tra i volontari attivi sui luoghi colpiti dal terremoto, ma arrivano pesantissime misure cautelari che, anche, bloccano i soccorsi.

C'è un filo rosso che lega le zone colpite dal terremoto alla Val di Susa, un corridoio di solidarietà tra le Brigate di Solidarietà Attiva - Terremoto Centro Italia e i No Tav.

Nel dossier di Agoravox sul terremoto abbiamo cercato di far comprendere quello che i volontari BSA fanno quotidianamente, adesso proveremo a raccontarvi chi sono, raccontando le loro storie. Le Brigate sono formate da attivisti, molti già impegnati nei loro comuni di provenienza, tra questi ci sono anche i No Tav. 

Ad Amatrice abbiamo incontrato Andrea Mascarino, 24 anni di Mompantero, un piccolo pasino della Val di Susa, e ci siamo fatti raccontare cosa ci fanno i No Tav nel cratere del terremoto: "Fin dalla mattina del 25 agosto ci siamo attivati con una raccolta di beni di prima necessità che potevano servire subito nell'emergenza e dal 27 siamo scesi con, più omeno, 5/6 volontari a settimana, per dare una mano, prima, nei campi autogestiti dalle BSA ad Acquasanta, per la gestione dei magazzini e adesso siamo presenti nei campi di Amatrice, Fermo e Norcia".

"Ah siete quelli che in televisione fanno vedere che tirano le pietre", questo è quello che si sono sentiti dire i ragazzi No Tav da una signora del posto appena arrivati ad Acquasanta, seguito da un "da oggi vi guarderò in maniera diversa".

Questo la dice lunga sulla criminalizzazione della figura dei No Tav a cui siamo esposti mediaticamente, ma soprattutto della persecuzione giudiziaria che colpisce chiunque provi ad avvicinarsi al Movimento. Vi abbiamo raccontato (quiqui e qui) la storia di Davide Falcioni, inviato da Agoravox come reporter in Val di Susa e che oggi è sotto processo con imputazioni, quantomeno, bizzarre. 

Dal 20 dicembre, però, Andrea nel cratere del terremoto non potrà tornarci, perché è tra quei 23 No Tav a cui è stato notificato l'obbligo di firma giornaliero; alcuni, addirittura, sono sottoposti al divieto di dimora nello stesso comune in cui vivono e lavorano.

Le BSA hanno risposto immediatamente con un comunicato pubblicato sulla pagina Facebook insieme alle foto che mostrano la solidarietà dei volontari verso Andrea e il movimento No Tav:

"La colpa dei 23 è stata quella di aver fatto da scudo, coi propri corpi, alle montagne della Val di Susa, proteggendole dalle trivelle di Terna: trivelle che tra il Dicembre 2015 e il Febbraio 2016 hanno scempiato la Valle. La loro colpa è quella di aver reagito di fronte alla palese arroganza del Governo e delle istituzioni europee, sorde ad ogni richiesta. La loro colpa è quella di amare profondamente il proprio territorio e di aver deciso quindi di reagire con coraggio, anche oltre il limite di una legalità che in Val di Susa ha tutto il sapore del sopruso, riaffermando il proprio diritto a vivere in un territorio sicuro, pulito e difeso.

Il Movimento no Tav ha sostenuto le Bsa sia durante il nostro intervento in Emilia sia in questo intervento, organizzando raccolte di beni e fondi, iniziative di sensibilizzazione, turni di volontari. Tutto questo perché il movimento No Tav è generoso e solidale ed è sempre stato al fianco di chi lotta per difendere la propria terra. Che sia una montagna distrutta da una ferrovia costosa, inutile e pericolosa, che sia un territorio distrutto da 3 importanti sismi come il Centro Italia, i no Tav ci sono!"

 Abbiamo chiesto a lui cosa hanno fatto di così terribile, da spingere il giudice ad adottare misure cautelari così efferate. Abbiamo raggiunto Andrea Mascarino al telefono il giorno dopo la misura cautelare: 

"Gli episodi risalgono al periodo tra dicembre 2015 e febbraio 2016, sono arrivate le trivelle e noi siamo andati lì, ci hanno detto di andar via, ma tutti episodi veramente tranquilli. Solo una volta un ragazzino si è arrampicato su una trivella, ma in modo del tutto pacifico e tranquillo 

L'accusa per tutti e 23 è violenza privata con l'aggravante di essere più di tre persone, ma la cosa grave è che mi si contesta il fatto di essere lì e di essere un volto noto dei No Tav. Negli atti c'è scritto proprio che si riconosce la mia figura che osservava a distanza facendo fotografie.

Tutte le sere devo firmare quindi mi hanno bloccato l'attività di volontariato, adesso darò una mano per la Filiera Antisismica da casa, però spero che al riesame tolgano queste misure cautelari e mi facciano tornare lì sul cratere".

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