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 Home page > Attualità > Cultura > Terra dei Fuochi| Terra Mala: l’anima delle vittime in un libro

Terra dei Fuochi| Terra Mala: l’anima delle vittime in un libro

Nel mondo a volte la fortuna di alcuni è ottenuta a dispetto dei dolori di molti. Capita allora che distinti signori seduti in una tavolata opulenta decidano di coltivare denaro seminando rifiuti tossici, probabilmente illuminati dai nomi del ristorante e della località del loro ritrovo: La Lanterna di Villaricca. 

A rifocillarsi di pietanze gustose e idee criminose sono politici, camorristi, mafiosi, esponenti della Loggia Massonica P2 e servizi deviati dello Stato. Menti raffinate capaci di germogliare un’idea banale: tagliare gli alti costi dello smaltimento delle sostanze tossiche creando una filiera parallela per lo stivaggio della “monnezza” pericolosa con il metodo domestico adottato quando arrivano ospiti all’improvviso, ossia nascondere la polvere sotto il tappetto. E se la polvere sono i fusti carichi di residui industriali, il tappetto è quella Campania Felix dal fertile terreno dove si coltivano eccellenze alimentari come la Mozzarella di Bufala Campana o l’Asprinio di Aversa. Un area naturale tra le province di Napoli e Caserta destinata a mutare nome salendo alle cronache come Terra dei Fuochi. Perché la “polvere” si può pure bruciare nei roghi come la “vecia” alla Befana, ormai depredata del ruolo di volare sui campi coltivati, distribuendo semi e gemme, per propiziare la fertilità dei futuri raccolti.

La cecità di un mondo criminale

La storia del “pensiero stupendo” di criminali e affini inizia a emergere nel 1991. E non è una bella storia. Mario Tamburino, un camionista italo-argentino, è delegato a caricare a Cuneo 571 fusti e di portarli nelle campagne di Sant’Anastasia, a Nord di Napoli. La sua destinazione, però, sarà l’ospedale di Pozzuoli dove arriva con una forte irritazione agli occhi che lo porterà alla cecità. L’ironia vuole che il bruciore alla vista apra gli occhi alla magistratura facendo emergere nel corso degli anni quello che nessuno vorrebbe credere: milioni di tonnellate di veleni altamente tossici sono stati sotterrati nei terreni, sversati sui campi o dati alle fiamme su un territorio di 1.474 km quadrati dove risiedono più di 3 milioni di abitanti. È il più grandescandalo ambientale d’Italia che origina il termine “ecomafia” e ispira scrittori, cineasti e fotografi a foggiare parole e immagini per denunciare l’atto criminoso e rilevarne le conseguenze devastanti. Tanto tragiche da riuscire difficile determinarne le ripercussioni sulle persone. Secondo il Rapporto del 2016 dell’Istituto superiore della sanità l’incidenza di tumori nella Terra dei Fuochi è superiore della media nazionale dell’11% tra gli uomini e del 9% tra le donne. Percentuali aumentate per alcuni cancri diffusi tra la popolazione infantile e giovanile, come i sarcomi dei tessuti molli (62%), le leucemie mieloidi acute (66%), i linfomi Non-Hodgkin (50%) e i tumori al testicolo (36%).

Discrepanze che divengono “eccesso di incremento statisticamente significativo” nel Registro tumori dell’Airtum dove le diagnosi di cancro maligno di bambini e adolescenti risultano misteriosamente in media con i dati nazionali. Forse perché, come dicono i Medici per l’Ambiente dell’Isde, qui un tempo la mortalità era inferiore alle regioni industriali del Nord e oggi invece si muore nella stessa misura. O forse perché i siti contaminati nel Bel Paese sono ormai diventati 12.482 (fonte Ispra), dei quali 58 ad altissimo rischio. E diossina, arsenico, cadmio, vanadio, zinco, amianto, scorie nucleari e altri elementi tossici presenti nel terreno e nelle acque uccidono senza distinzioni regionali.

 

L’anima delle vittime in un libro

Quanto fin qui narrato sono soltanto frammenti di storia e freddi numeri. Ad andare oltre raccontando l’essenza della tragedia della Terra dei Fuochi è Stefano Schiratocon il libro Terra Mala. Un’opera fotografica frutto di quattro anni di lavoro “perduto”, ossia realizzato senza incarico e compenso, ma spinto da quel senso di giustizia innato che persuade alla necessità di comunicare storie di interesse collettivo. E lo fa svelando l’anima della storia, le persone, vittime sacrificali di un affare che oggi, secondo il Rapporto Ecomafia 2018, vale 14,1 miliardi di euro a livello nazionale in termini economici. Per contro, a livello umano il computo è negativo con migliaia di decessi a sommarsi di anno in anno fino a formare una comunità di fantasmi popolosa quanto l’antica contea normanna di Aversa. Collettività destinata inesorabilmente a crescere nel tempo con gli inquinanti ancora attivi a procurare nuovi malati e gli infermi a tramutarsi in vittime. Un mondo desolato illustrato da Schirato con le fotografie dei luoghi e dei volti narranti le storie dei vivi e dei morti. Un racconto di fanciulli malati, di persone “che quotidianamente combattono per restare in vita”, di adolescenti orfani desiderosi di un futuro migliore, di “madri inconsolabili ma coraggiose, che incessantemente marciano e protestano contro questo massacro”. Perché qui l’omertà c’è stata soltanto quando le istituzioni rimanevano mute agli appelli di aiuto, quando lo Stato è rimasto invisibile. Aperto uno spiraglio all’ascolto, i cittadini hanno parlato, dialogato e collaborato con la forza di un popolo orgoglioso.

Un sguardo di amore

A dare voce alle loro storie dalla Terra dei Fuochi nel libro curato da Arianna Rinaldo sono pure Antonio Giordano, oncologo Direttore dello Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular Medicine della Temple University di Philadelphia, e Don Maurizio Patriciello, prete simbolo alla lotta contro l’inquinamento in Campania. E le sue parole sono probabilmente le più adatte per descrivere il lavoro di Schirato. “Quello di Stefano è uno sguardo di amore. Anche quando punta l’obiettivo su una scena triste, dolorosa; anche quando macina chilometri per correre a fotografare una disgustosa, puzzolente discarica a cielo aperto, una campagna scempiata, un bambino costretto a mendicare, una mamma che piange il figlio morto di leucemia. Stefano lo fa per gridare al mondo che il prezzo degli egoismi dei ricchi, degli irresponsabili, dei camorristi, dei politici ignavi, e spesse volte collusi e corrotti, lo pagano sempre i più deboli, i più poveri. Lo fa per richiamare gli uomini alle loro responsabilità”. A me non rimane che un ultima considerazione. In questa triste vicenda ha trovato la lucidità di pentirsi Carmine Schiavone, tesoriere del clan dei Casalesi, pluri assassino e mandante di innumerevoli omicidi, nonché tra i principali fautori dei traffici illeciti nella Terra dei Fuochi. Non hanno avuto altrettanta dignità i politici locali collusi che hanno tenuto chiusi occhi e bocca per oltre 30 anni, i parlamentari che nel migliore dei casi hanno ignorato il problema, i colletti bianchidelle aziende statali e delle forze dell’ordine preposti al controllo rimasti inerti, i dirigenti delle industrie, rei di avere lucrato con la vita altrui. A quando il loro pentimento?

La mostra di Trento

Le fotografie di Stefano Schirato sono anche una mostra, “Terra Mala. Viaggio nella Terra dei Fuochi” in programma al Museo Diocesano Tridentino di Trento fino al 6 maggio. In esposizione ci sono 40 immagini in bianco e nero selezionatedirettamente dall’autore al fine di mettere a “nudo il degrado della Terra dei Fuochi” e mostrare “le condizioni in cui bambini, donne e uomini sono costretti a vivere ogni giorno”. “Luoghi abbandonati all’incuria, periferie urbane sfigurate, campi disseminati da rifiuti, dove la criminalità organizzata, senza un briciolo di pietà, gioca con le vite degli altri”. Nella scelta delle foto sono presenti anche gli scatti della “speranza”, “i ritratti di coloro che si sono battuti e continuano a battersi per la verità e il cambiamento: le mamme “vulcaniche”, alcune associazioniambientaliste e il parroco di Caivano, Don Maurizio Patriciello”. Perché dal loro coraggio e dalla loro forza la Terra Mala può tornare a essere Felix. Il 23 marzo è previsto il workshop con l’autore “Story-telling: come raccontare una storia in immagini” (65 euro, prenotazione entro il 17 marzo allo numero 0461-234419).

Terra_Mala © Stefano Schirato/Photo Op

Stefano Schirato

Stefano Schirato nasce a Bologna nel 1974, dove si laurea in Scienze Politiche. Lavora come fotografo freelance con un attento interesse sui temi sociali da più di 15 anni. Collabora con diverse riviste, associazioni e Ong quali Emergency, Caritas Internationalis, ICMC, con le quali ha partecipato a progetti sui diritti umani, sull’emergenza dei rifugiati e immigrazione clandestina. Il suo lavoro è stato pubblicato dal New York Times, CNN, Newsweek Japan, Vanity Fair, Al Jazeera, Le Figaro, Geo International, Burn magazine, National Geographic. Ha diversi progetti in corso in Europa dell’Est e in Africa e negli ultimi 4 anni ha portato avanti una ricerca sull’inquinamento e la corruzione nel sud Italia. Il suo ultimo lavoro sulla crisi dei rifugiati lungo la rotta balcanica “One Way Only” è stato esposto nella Camera dei Deputati a Roma dalla Presidente Laura Boldrini.

www.stefanoschirato.it

 

SCHEDA LIBRO

Autore: Stefano Schirato

Titolo: Terra Mala. Living with Poison

Pagine: 160

Formato: rilegato

Immagini: si

Prezzo:35 euro

Editore: Crowdbooks

Anno: 2019

Sitocrowdbooks.com/it/projects/terra-mala/

 

MOSTRA FOTOGRAFICA

Titolo: Terra Mala

Dove: Museo Diocesano Tridentino, Palazzo Pretorio, Piazza Duomo 18, Trento

Quando: fino al 6 maggio

Orari: 9.30-12.30 e 14.00-17.30. Domenica 10-13 e 14-18. Martedì e Pasqua chiuso

Prezzi: 2 euro (gratuito la prima domenica del mese)

Informazioniwww.museodiocesanotridentino.it

Questo articolo è stato pubblicato qui

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