1. Entro il 2050, il consumo mondiale di minerali, minerali, combustibili fossili e biomasse potrebbe toccare quota 140 miliardi di tonnellate all'anno, pari a tre volte il volume attuale. Ad affermarlo è l'ultimo rapporto dalla United Nations Environment Programme (UNEP)[1].
Il rapporto, quarto sul tema, è stato presentato a New York in occasione della riunione annuale della Commissione ONU sullo sviluppo sostenibile. Un appuntamento che precede di un anno la Conferenza generale sullo sviluppo sostenibile, in programma a Rio de Janeiro dal dal 4 al 6 giugno 2012 (ribattezzata "Rio+20”).
Sebbene la relazione non contenga un piano di politiche dettagliate sul tema, il messaggio di fondo è che le tecnologie finora impiegate dall'umanità nello sfruttamento delle risorse naturali dovranno essere riconvertite verso forme di utilizzo più efficienti.
Allo stato attuale, gli abitanti dei Paesi industrializzati consumano in media 16 tonnellate pro capite (con un picco di 40 in alcuni Paesi) delle quattro summenzionate risorse; in India consumo è di appena 4 tonnellate all'anno. Il tasso è stato calcolato rapportando il totale mondiale (e nazionale), delle quantità estratte alla popolazione mondiale (e nazionale). Nel 2000 il consumo era la metà, tra 8 e 10 tonnellate, e circa il doppio del 1900. Vuol dire che il tempo necessario per raddoppiare i volumi di consumo si è ridotto dall'arco di un secolo ad appena un decennio. Ciò in quanto il tasso medio nei Paesi ricchi (che ospitano un quinto della popolazione mondiale) è stato circa il doppio della media mondiale e quattro o cinque volte superiore a quello dei Paesi più poveri. Con la crescita demografica e l'aumento della prosperità nei Paesi in via di sviluppo, questi numeri andranno ben oltre ogni livello di sostenibilità.
Una prospettiva che richiede un urgente ripensamento della correlazione tra l'uso delle risorse e la crescita economica (il rapporto infatti, parla di "decoupling": disaccoppiamento). È necessario un massiccio investimento nell'innovazione sul piano tecnologico, finanziario e sociale, affinché sia possibile arrestare il consumo pro capite nei Paesi ricchi e ad aiutare le nazioni in via di sviluppo a seguire un percorso di sviluppo più sostenibile.
In merito, la tendenza all'urbanizzazione può essere un incentivo. Gli indicatori confermano che le comunità densamente popolate consumano meno risorse pro capite di quelle scarsamente popolate grazie alle economie di scala in settori cruciali come la distribuzione di acqua, gli alloggi, la gestione e il riciclaggio dei rifiuti, i trasporti e il consumo energetico, assicurando una maggiore efficienza nella fornitura di servizi.
Una posizione espressa nelle parole del Sottosegretario generale dell'Onu Achim Steiner, direttore esecutivo dell'UNEP: "La gente crede che i problemi ambientali siano l'inevitabile prezzo da pagare per un'economica orientata alla crescita. Tuttavia questo trade-off non è inesorabile. Una maggiore efficienza nell'utilizzo delle risorse, la riduzione nelle emissioni di CO2 e la Green economy sono parte di un programma che punti a stimolare la crescita, generare occupazione e sradicare la povertà, pur mantenendo l'impronta dell'umanità all'interno dei confini planetari".
In questa direzione, il vertice di Rio del 2012 rappresenta un'opportunità per accelerare lo sviluppo di questa strategia.
Cina Ecologia ONU Inquinamento CO2 Ambiente Consumo Crescita Sviluppo Sostenibile Sostenibilità Terzo Mondo Sviluppo economico Risorse Ecosostenibilità
Non fatemi domande e io non ne farò a voi
Profilo personale, articoli e statisticheCiò che non è economicamente sostenibile non è ecologicamente compatibile Prof. Carlo (...)
05/07 00:41 - Renzo Riva