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 Home page > Tribuna Libera > Suicidi ogni giorno: qualcuno fermi la strage

Suicidi ogni giorno: qualcuno fermi la strage

Lecce: rimane senza lavoro e per la disperazione si suicida. Aveva 29 anni

Belluno: imprenditore disperato per crediti vantati verso le pubbliche amministrazioni si suicida. Aveva 53 anni

Taranto: commerciante abbattuto dalla crisi e dai debiti si suicida. Aveva 63 anni

Potrei continuare all’infinito. E sono solo alcune delle notizie di cronaca apparse sulle testate locali nelle ultime ore. Si, sulle testate locali.

Fateci caso: se avete la malaugurata idea di volervi “informare” sui TG nazionali, in special modo su Rai1, non verrete mai a conoscenza di ciò che sta accadendo in Italia da Nord a Sud. Non conviene. A certi. Sappiamo di chi si parla. I governi non possono permettersi di far capire alla nazione che qui ormai è un gioco mortale, altro che crisi economica.

La gente onesta è stanca. La gente onesta non esce all’improvviso di casa a fare una rapina o a sparare in testa a chi è la vera causa dei propri problemi. No.

La gente onesta – oltretutto – ha vergogna di queste infami situazioni che non ha certamente creato in maniera disinvolta. E la vergogna, su alcuni, ha effetti immediati e deleteri. Il suicidio appare essere l’unica via di uscita dopo aver pure perso la faccia.

Chi dovrebbe vergognarsi davvero, invece, non fa nemmeno trapelare queste notizie, che dovrebbero trovare ampio spazio su tutti i TG nazionali, su tutte le prime pagine di tutti gli stramaledetti giornali che parlano solo di alta finanza, in definitiva. Di cronaca, ma di quella che “conviene”.

Un morto in un paesino remoto non fa notizia, per molti di quei colleghi giornalisti da cui mi dissocio ormai da tempo immemore. Peccato che, uno qui, uno là, questi morti messi insieme fanno una strage. Un genocidio. Lasciano scie di disperazione. Perché chi rimane ha anche il peso di dover sopportare tutto ciò che queste morti premature si portano appresso.

Padri di famiglia che perdono infami lavori pagati con un tozzo di pane. Imprenditori onesti costretti a licenziare padri di famiglia che cadono nel girone infernale della disperazione.

E’ satanico tutto questo. Mentre chi se ne sta al caldo e a milioni di anni luce dal toccare con mano la realtà quotidiana di milioni di persone, decide, sposta, scompone, impone rinuncie e sacrifici fino all’ultima goccia di sangue, pur di assicurarsi potere economico e politico.

Stanno uccidendo una intera nazione. Stanno facendo suicidare onesti padri di famiglia. Ogni giorno. E quasi nessuno ne parla.

Mentre “decidono” su cose "importanti ed inderogabili", come ad esempio l’ormai sfatta querelle di come poter sostenere gli amici imprenditori e se stessi – spesso chi siede in Parlamento è, prima di ogni cosa, un imprenditore – nell’agevolare la fuoriuscita dal mondo del lavoro “grazie” al trucchetto del “licenziamento disciplinare” o meglio ex articolo 18 dello statuto dei lavoratori, la gente agonizza, muore civilmente o ancor peggio, si suicida.

Forse perché queste persone non riescono a credere all’assoluto cinismo di un'epoca che detta regole al solo scopo di abbattere la popolazione per il tornaconto di pochi.

La politica non è più politica. E’ un gioco al massacro. Un metodo per aggiudicarsi maggiori poteri. Una guerra vera e propria contro chi non ha saputo sfruttare al massimo certi ambienti e certe possibilità.

Come dire: il mondo va a due velocità. Da una parte i vincitori. Dall’altra i falliti. Almeno secondo l’ottica schifosa di chi pensa che un essere umano onesto sia un fallito.

Fallito è tutto ciò e tutti coloro che se ne fregano del bene comune. E tutti coloro che stanno permettendo questa strage continua, quotidiana e silenziosa. Falliti sono coloro che oggi, nonostante la pseudo crisi cui si sono attaccati a quattro mani per fregare il popolo, continuano imperterriti ad accedere mensilmente al denaro pubblico per sostenere il proprio “lavoro” politico in un paese assolutamente orfano di politica.

Non vi sarà debito pubblico pareggiabile se ogni giorno le casse dello Stato vengono letteralmente derubate in un' emorragia sempre più copiosa.

Forse, mentre batto sui tasti di questa tastiera nera come i pensieri che sgorgano sapendo che i nostri simili scelgono la morte piuttosto che la vergogna, qualcuno sta pensando di suicidarsi. Forse qualcuno lo sta facendo in questo esatto momento. Al solo pensiero, mi sento male. Chi non ha queste emozioni, non ha diritto di chiamarsi essere umano.

 

Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

  • Di (---.---.---.123) 23 marzo 2012 12:14

    Questi drammi ci dicono che il sistema funziona perfettamente. Oltre a responzabilizzare i soliti noti, ci terrei a sensibilizzare chi si estranea dalla vicenda. Non è solo colpa dei politici, giornalisti e faccendieri di massonica matrice. Quantomeno oggettivamente é anche colpa di tutti coloro non facciano nulla per cambiare il sistema!
    Conosco meglio, per vicinanza geografica, il caso di Lecce (più precisamente Scorrano). Il ragazzo che se n’é voluto andare è a pieno titolo un martire. Orfano di padre, con un fratello minore ed una madre invalida con una pensione di 300 euri, avendo perso il lavoro ha mantenuto la dignità, non si è rivolto al crimine, che è sempre più in cerca di manovalanza, ha scelto il gesto estremo, anche come forma di denuncia, perché non si ripeta, perché almeno possa servire per gli altri, gli altri ultimi come lui, ma primi per dignità!
    Torno a dire che il sistema, come è stato studiato, funziona perfettamente. In uno Stato degno, quel ragazzo e la sua famiglia sarebbero dovuti essere sostenuti dalla collettività. Invece sono così esasperati che si tolgono di mezzo da soli, una spesa in meno per il sistema!

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