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  Home page > Attualità > Società > Storia e mito, ovvero la falsificazione dei fatti
di antonio251039 (sito) venerdì 5 giugno 2009 - 1 commento oknotizie
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Storia e mito, ovvero la falsificazione dei fatti

Benedetto Croce sosteneva che ogni storia è “storia contemporanea”, nel senso che il giudizio di conoscenza di un avvenimento, vicino o lontano, nasce da un bisogno pratico della vita presente dello storico, il quale ricrea nel suo animo quei fatti, rievoca nella sua coscienza i sentimenti, gli stati d’animo, che caratterizzarono quell’avvenimento indagato, e quindi lo fa rivivere, consegnandolo ai posteri come fatto storico rivissuto e come documento per le indagini successive.

Lo storico ricerca il passato in tutte le sue relazioni, nella sua logica e nella sua necessità. Non cerca la perfezione definitiva dei fatti, ma si rivolge con sguardo ampio ad indagare il carattere delle azioni compiute ed il significato che esse assumono nello svolgimento storico.

La Storia, meglio si dovrebbe dire la Storiografia, è il pensare criticamente i fatti; è un polemico ragionare con il passato di cose attinenti alla vita umana.

Buon libro di storia noi consideriamo quello che possiamo chiamare di storiografia filosofica, in cui è possibile cioè cogliere sparse considerazioni e pensieri sulle cose della vita, idee scaturenti dalla comprensione di quei fatti del passato, che siamo spinti ad indagare dal bisogno di spiegare, illuminare, aiutare a risolvere i nostri problemi della vita presente.

Fuori da questa visione, realistica e drammatica insieme della realtà, allo storico non resta che uno sforzo impossibile e la caduta nel vuoto, cioè il rifugiarsi nel mito o nella verità rivelata delle religioni. 

E’ quel che capita di constatare spesso in questo nostro mondo presente, dominato da un’esagerata visione ideologica dei fatti.

A questa specie di problemi ha dedicato un bel libro, pubblicato di recente, intitolato “Lo strano caso di Federico II di Svevia”, il giornalista Marco Brando.

Nel piacevole e brillante volume, che reca la prefazione e la postfazione rispettivamente di due storici del periodo medievale, i professori Licinio dell’università di Bari e Cardini dell’università di Firenze, l’autore dimostra come intorno soprattutto ai grandi personaggi storici possa fiorire la leggenda, sorgere la mitizzazione, aver luogo la strumentalizzazione dei fatti, ovvero lo stravolgimento degli avvenimenti e la falsificazione della Storia, per motivi estranei all’indagine dei fatti stessi.

Egli dimostra con ricerche ampie e documentate che l’imperatore svevo fu ed è quasi idolatrato dai meridionali specie dai pugliesi, additato come esempio negativo dalle popolazioni centro-settentrionali e dalla Chiesa e quasi sconosciuto in Germania.

Qualche esempio.

Nella città di Oria, in provincia di Brindisi si svolge ogni anno un corteo con palio finale, manifestazione, secondo gli abitanti del luogo, indetta da un bando emanato dall’imperatore Federico II di Svevia nel 1225, per celebrare le sue nozze con Isabella di Brienne. Bando esistente, ma falso.


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di antonio251039 (sito) venerdì 5 giugno 2009 - 1 commento oknotizie
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Storia

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