• AgoraVox su Twitter
  • RSS
  • Agoravox Mobile

 Home page > Tribuna Libera > Stiglitz e il referendum costituzionale | Salviamo il cittadino dalla (...)

Stiglitz e il referendum costituzionale | Salviamo il cittadino dalla Democrazia

L’economista e Nobel Stiglitz ammonisce il Primo ministro italiano della necessità di revocare il referendum per le riforme istituzionali, perché potrebbe essere dilaniante per la tenuta economica ancor più della Brexit.

Strano che Joseph Stiglitz si preoccupi tanto dell’Eurozona quando l'economista statunitense si era tanto infervorato nel criticare la moneta unica, forse si è accorto che l’economia mondiale è interconnessa e l'ipotesi di un futuro senza l'Euro potrebbe danneggiare anche il suo stile di vita o semplicemente vuol dettare lui le modalità per cancellarla, sta di fatto che la proposta pone nuovamente il quesito di una Democrazia sotto tutela.

Anche se spesso il cittadino cade, nell’esprimere il suo voto, nella trappola dell’emotività e dei disturbi intestinali non gli si può negare il diritto ad esprimere la propria opinione, tanto il politico riesce sempre ha neutralizzare qualsiasi risultato, come è stato dimostrato con il finanziamento pubblico dei partiti e sull’acqua come diritto, e poi abbiamo la Democrazia impartita dalla nascita delle Città metropolitane, con le procedure di voto che hanno rasentato la clandestinità, un parlamentino eletto dagli amministratori dell’Area e con la presidenza di diritto del sindaco del comune capoluogo.

 Le Città metropolitane nascono dalle ceneri di alcune Province (Roma, Milano, Napoli, Torino, ect.) e da loro si differenziano nel rendere l’elettorato spettatore delle sue precedenti scelte. Una Democrazia che “rappresenta” le scelte precedentemente fatte dagli elettori, assomigliando al futuro Senato della riforma costituzionale Renzi-Boschi, non permettendo al cittadino di poter confermare la soddisfazione del precedente voto o esprimere in suo eventuale dissenso.

Un serio quesito è sul lasciar praticare la Democrazia razionalmente o emotivamente per una miglior rappresentatività dell’umore popolare. Quindi ha senso fare decidere il «popolo», Brexit insegna , o ignorare la sovranità popolare se la scelta potrebbe essere dannosa?

C’è sempre la possibilità di farsi abbindolare dal modello russo o turco, con un forte accentramento del potere, optando per una Democrazia "rilassata" da un senso di benessere e di sicurezza, dovuto solo al controllo dei mezzi d’informazione che veicolano il messaggio governativo.

Alcuni movimenti puntano alla Democrazia della Rete, con la scomparsa delle sezioni politiche e di un confronto reale, ma forse anche praticando la demolizione dei piccoli feudi.

La Democrazia soffre della scarsa partecipazione dell’elettore, più che del cittadino, e la Spagna ne è un esempio con una crisi che si è protratta, con due chiamate alle urne inutilizzabili, per quasi un anno, per poi provare a risolverla con la rinuncia di una delle parti.

Comunque, alla fine, qualcuno deve decidere e non ci si può ritrovare come in Spagna, senza un governo per quasi un anno, o in Belgio, anche se non sembra sia andata poi tanto male, e non possiamo nemmeno limitarci a esclamare che abbiamo scherzato – vedi Brexit ! .

 

Commenti all'articolo

  • Di pv21 (---.---.---.165) 11 novembre 2016 12:03

    RISCATTO >

    Sempre più italiani disertano le urne perché contrariati da un certo “andazzo” della politica e delusi nelle loro aspettative quotidiane. Il prossimo referendum confermativo è occasione unica per lanciare un segnale chiaro di siffatta “insofferenza”.


    Non si tratta di andare a votare per scegliere una forza di governo e/o i nominativi di potenziali candidati. Si tratta di impedire che dal consenso (o l’astensione) dei cittadini venga fatto “dipendere” il varo di un nuovo sistema di organizzazione e gestione dello Stato e il relativo processo legislativo. In una parola: lo stile di vita e le norme/regole di base valide per la comunità.

    (Tutte tematiche che presuppongono una serie di competenze e esperienze specifiche che, come tali, vanno ben oltre le usuali conoscenze).

    Ergo. VOTARE NO significa rispedire al Parlamento (mittente) un quesito “irricevibile” per almeno un paio di fondate ragioni.


    NON è la finale di un festival canoro o di un concorso di bellezza.

    NON è corretto chiedere di formulare e sintetizzare (ridurre a semplice Si o No) una “valutazione complessiva” di diversificate proposte inerenti molteplici aspetti della Costituzione.


    Secondo.

    Il PARLAMENTO, quale organo di “rappresentanza” di tutto il popolo, nel mettere mano e “cambiare” ben 40 Articoli della Carta fondamentale, ha il precipuo compito e dovere etico morale di addivenire a quella modifica/revisione che registri la condivisione “molto ampia” (qualificata) dei vari gruppi di eletti.


    In una parola.

    Votare NO è un messaggio inequivocabile di dignità e riscatto civico.

    Proporre di “cambiare” non è il passepartout per travisare valore e significato di Parola e Merito

  • Di vittorio3 (---.---.---.228) 13 novembre 2016 12:01

    Dobbiamo votare NO perché altrimenti con l’eliminazione del bicameralismo paritario perderemmo il prezioso apporto di competenze e pareri di ben 315 senatori ... tra l’altro più maturi, quantomeno anagraficamente, dei 630 deputati.

    Ai pervicaci fautori del Si che sostengono che senza questa riforma la formazione delle leggi continuerebbe a durare assai a lungo rispondo “ e che sarà mai se il percorso dura 2 o 3 anni ? “ nella misura in cui le norme saranno più partecipate, avendo accolto anche i preziosi emendamenti che faranno felici i cittadini di “Capranica di sotto” e di “Borgospesso di sopra” nonché l’onorevole locale che se ne farà vanto; così come fece appunto un senatore toscano quando riuscì a far inserire nella legge sulla protezione degli animali la “storia e salvaguardia dei famosissimi ciucci di Pietrasanta”.

    Alla fin fine che il DDL “Responsabilità professionale operatori sanitari” a suo tempo approvato dalla Camera sia ancora in Senato dopo 1.137 giorni  (quello sulla Riforma Processo Penale dopo soli 680 giorni e sul Processo Civile 592 giorni) è tutto sommato irrilevante nella misura in cui così nasceranno leggi più corpose e democratiche avendo amorosamente abbracciato la platea di pareri più ampia possibile ... alla faccia dei perfidi gufi del SI che vorrebbero metter fretta !


    La democrazia non ha prezzo !

Lasciare un commento




    Sostieni AgoraVox

    (Per creare dei paragrafi indipendenti, lasciare fra loro delle righe vuote.)

    Attenzione: questo forum è uno spazio di dibattito civile che ha per obiettivo la crescita dell'articolo. Non esitate a segnalare gli abusi cliccando sul link in fondo ai commenti per segnalare qualsiai contenuto diffamatorio, ingiurioso, promozionale, razzista... Affinché sia soppresso nel minor tempo possibile.

    Sappiate anche che alcune informazioni sulla vostra connessione (come quelle sul vostro IP) saranno memorizzate e in parte pubblicate.

    I 5 commenti che ricevono più voti appariranno direttamente sotto l'articolo nello spazio I commenti migliori

    Un codice colorato permette di riconoscere:

    • I reporter che hanno già pubblicato un articolo
    • L'autore dell'aritcolo

    Se notate un bug non esitate a contattarci.



    Pubblicità




    Pubblicità



    Palmares

    Pubblicità