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Spreco Alimentare: iniquità tra opulenza e carestia

È ancor ben lontana, nell’anno dell’Expo milanese rivolto a nutrire il pianeta, l’autosufficienza alimentare e ciò è ben strano se si pensa che nel Mondo si sprecano annualmente più di 8 miliardi di euro di cibo. Questo è quanto emerge dal Rapporto 2014 Waste Watcher - Knowledge for Expo.

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Una quantità inusitata di prodotti alimentari vengono gettati nella spazzatura, senza pensare agli ortaggi e alla frutta mandata al macero o lasciata marcire sugli alberi e nei campi perché non è economicamente conveniente raccoglierla.

La fame uccide più dell'Ebola ma per l’Occidente non è poi così importante perché non è, per ora, la carestia a mietere vittime in quella parte di Mondo sufficientemente benestante anche quando subisce le imposizioni austere di quelli ancor più ricchi.

Il 2013 è stato l’anno europeo contro lo spreco alimentare, ma non ha dato grandi risultati offrire un anno di riflessione sulla dissipazione del cibo in una società “progredita”.

Si acquista più cibo di quello che si riesce a mangiare, nonostante il pericolo dell’obesità sia dietro l’angolo, non possiamo nevroticamente fare a meno di riempire dispense e frigoriferi.

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 Dispense e frigoriferi sempre più colmi e malattie causate dall’ingordigia fino alla bulimia sempre più frequenti mentre gran parte della popolazione soffre la fame.

Secondo Edward Glaeser, uno dei più noti economisti statunitensi, nel libro Triumph of the City (Trionfo della città), si misura la ricchezza della metropoli con la moltitudine di persone che sciupano più che consumare e danno così l’occasione agli indigenti di sfamarsi nei cassonetti dei supermercati e nelle discariche, grazie allo spreco altrui. Dopo il consumismo è ora la volta dell’esaltazione dello spreco, nonostante le periodiche crisi finanziarie, in cui si evidenzia la separazione tra la città ricca e quella sull’orlo della dismissione.

Una visione cinica della vita che non cancella l’assioma: cassonetti pieni – meno persone soffrono la fame.

Last Minute Market potrebbe essere paradossale risposta allo spreco, per offrire un concreto aiuto ai molti che soffrono la fame nelle città.

In collaborazione con Last minute market sono stati attivati due progetti che coinvolgono le realtà universitarie di Padova, Verona e Rovigo, per il recupero delle eccedenze alimentari.

Con le iniziative Re.Te Solida, Rebus e MenSana, che coinvolge l’Esu, si avvia un processo di sensibilizzazione per la riduzione dello spreco alimentare e dell’uso di plastica usa e getta.

La legislazione, in una società consumistica, non facilita il recupero, ma lo spreco ed è per questo che le tecnologie vengono in aiuto ai tanti impegnati a combattere la fame in una grande città come Milano con la realizzare di @BreadingApp per la onlus milanese Ronda della Carità e della Solidarietà, per il recupero delle eccedenze alimentari. Breading è una piattaforma digitale gratuita che ha lo scopo di recuperare le eccedenze alimentari, in particolare il pane invenduto, e distribuirle alle associazioni del terzo settore in Italia.

Lo spreco può essere sconfitto anche con gli orti urbani, sui terrazzi o nelle aree condominiali, ma anche salvaguardando l'agricoltura urbana come quella di Roma, argomento del programma di Linea verde (01/02/2015) dal parco regionale dell’Appia al progetto Corviale, passando per le centinaia di orti urbani nel cuore della città eterna come l’uva sull’Ostiense, i melograni a Centocelle e gli avocado a Monteverde.

Anche il programma Presa Diretta del 15 febbraio ha indagato sull’agricoltura italiana e lo sfruttamento sconsiderato della terra. Lo sfruttamento della Terra non è dovuta solo dalla cementificazione, come dimostrano le scelte poco oculate della Regione Lombardia proprio in occasione dell’Expo dedicato al tema “Nutrire il pianeta”, ma anche con lo sfruttamento dovuto alle colture intensive e all’uso massiccio di pesticidi, oltre al crescente utilizzo dei terreni agricoli per la produzione di biogas.

L'Expo 2015 non sarà solo una grande vetrina sul cibo e su come nutrire il Pianeta, ma anche l'occasione di fissare in una "Carta" i buoni propositi per un'economia che non escluda e senza iniquità, perché il divario tra Paesi ricchi e popolazioni povere sia colmato, come ammoniscono Papa Francesco e il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel rispetto dei valori sanciti dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo.

La “Carta” non è la sola iniziativa all’interno di Expo con l’intento di voler essere propositivi per dare un futuro all’equità alimentare, anche le donne danno il loro contributo con Women for Expo, visto che le agricoltrici sono la maggioranza.

Nella 21 edizione di Arte al Majorana, che si terrà al Liceo Majorana dal 20 al 27 aprile sotto la cura di Anna Cochetti e con la collaborazione di Daniela D’Alia, sarà dedicata Cibo. Un’edizione influenzata dai temi dell'Expo milanese che porterà gli artisti dalle differenti visioni a cimentarsi con: Arte in Scatola.

Altra iniziativa espositiva dedicata al Cibo è quella che rimarrà aperta fino al 14 giugno 2015, a Brescia, presso il Palazzo Martinengo, con l’excursus dai grandi maestri dal Seicento a Warhol.

Mentre dal 5 al 9 ottobre 2015, sempre a Roma, si terrà il convegno la “Preistoria del cibo”. Un’occasione per provare a dirimere il quesito sull’origine dell’uomo come vegetariano o carnivoro con la salomonica sentenza che le usanze alimentari dell’umanità derivavano, grazie all’estrema adattabilità della specie, al contesto climatico: un po’ come il maiale. Un’era nella quale per l’obesità come malattia bisognava attendere ancora qualche secolo, quando la “civiltà” divideva l’umanità in chi lavorava e chi si sollazzava.

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Per saperne di più:

La ricchezza della povertà - Roma Cultura

Gli Orti dell'Occidente

Slow Food

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 The Death of Fat

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Commenti all'articolo

  • Di (---.---.---.167) 8 marzo 2015 12:56

    Basterebbe una presa di coscienza banale: consuma solo ciò di cui hai bisogno. Ma è un’idea troppo evoluta perché presuppone che le persone siano consapevoli dei propri bisogni...

    Nulla è più necessario del superfluo, diceva Oscar Wilde.

  • Di (---.---.---.45) 8 marzo 2015 18:27

    Meno spreco >


    Non mancano di presunzione certi dibattiti volti a risolvere il problema della fame nel mondo. Ci sono cose a ben più portata di mano. Un esempio.

    Con lo scorrere del tempo gli alimenti, anche se trattati con massima attenzione/cura, perdono la loro “commestibilità”. E questo è il vero limite invalicabile.


    I prodotti alimentari confezionati, più o meno lavorati, recano impressa solo la data di “scadenza”. Indicatore differente dal precedente limite.

    Trattasi infatti della data fino a cui il produttore garantisce certe “qualità” organolettiche (fragranza, gusto, aroma, ...).

    Dopo tale “scadenza” il prodotto può, per altro tempo, risultare ancora del tutto commestibile.


    Veniamo al punto.

    Oggi gli esercizi che smerciano generi alimentari sono tenuti a rispettare la data di “scadenza”. Subito dopo devono ritirare il prodotto e provvedere al suo smaltimento.

    E’ così che ogni giorno vengono di fatto “sprecate” ingenti quantità di cibi ancora “commestibili”.


    Proposta.

    Con una apposita normativa di legge ai produttori potrebbe essere richiesto di certificare/apporre entrambe le date.

    Nel periodo intermedio gli esercenti potrebbero quindi venir autorizzati a promuoverne l’ulteriore smercio, purché a prezzi scontati almeno del 60%.

    Oppure fare omaggio degli alimenti “scaduti” a riconosciuti enti caritatevoli.

    Il tutto debitamente documentato.


    Risultato. L’azione di smaltimento (distruzione) verrebbe spostata verso la soglia di “commestibilità”, con una drastica riduzione delle quantità di cibo oggi “sprecate”.

    Non trascurare soluzioni praticabili significa andare Avanti con metodo

  • Di (---.---.---.235) 9 marzo 2015 13:19

    Basterebbe fare piú figli.
    Io con 2 adolescenti in casa rimpiango il frigo di mia nonna, ai tempi avevano la chiave.
    Sprechi? Massimo massimo un paio di limoni ammuffiti al mese.

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