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Siria al voto: dopo Assad ci sarà Assad

Lunedì 21 aprile il presidente del Parlamento siriano, Mohammad al-Laham, ha annunciato che in Siria le elezioni presidenziali si terranno il prossimo 3 giugno

Gli oppositori del regime hanno definito una messa in scena le prossime elezioni presidenziali, ricordando che i cambiamenti di alcune leggi impediranno di fatto alle opposizioni di essere rappresentate. La Costituzione del 2012 ha ridotto la presenza del partito Ba'ath sul sistema politico, ma ha stabilito che possano candidarsi solo le persone che ricevono l’esplicito sostegno di 35 parlamentari e che abbiano vissuto in Siria negli ultimi dieci anni, cosa che di fatto esclude dalle elezioni tutti i componenti delle forze dell’opposizione all'estero. Inoltre verosimilmente i seggi saranno istituiti solo nelle aree sotto il controllo dell’esercito siriano, escludendo quelle dove il sostegno all’opposizione è più forte. Secondo il governo i 2,7 milioni di profughi del conflitto potranno votare il 28 maggio nelle ambasciate siriane. Difficilmente l’organizzazione parteciperà alle presidenziali.

Il presidente in carica Bashar al-Assad ha atteso qualche giorno prima di formalizzare la propria - scontata candidatura. Assad, che è succeduto a suo padre Hafez nel 2000, e che governa la Siria coadiuvato da un opaco consiglio governativo formato da nove uomini, era stato rieletto per altri sette anni nel 2007 con il 98% dei voti. La sua candidatura a un terzo mandato era apparsa in dubbio quando le forze lealiste sembravano considerare l’ipotesi di un compromesso con l’opposizione, che pone la rimozione del presidente in cima alle sue priorità. Negli ultimi mesi però l'equilibrio sul campo si è spostato in favore dell’esercito e Assad ha affermato che le sue forze stanno per vincere la guerra civile.

Fino agli inizi del‭ ‬2013, infatti‭, ‬la sconfitta del regime sembrava molto vicina:‭ ‬con la perdita di importanti basi militari,‭ ‬le continue defezioni tra gli alti gradi dell'esercito e le voci di un prossimo abbandono da parte dell'Iran il destino del regime pareva segnato.‭ ‬Da allora,‭ ‬le sorti del conflitto si sono letteralmente capovolte,‭ ‬sulla scia di una serie di eventi che ne allontanano la fine e che hanno indebolito notevolmente il fronte dei ribelli:‭ ‬il maggiore‭ ‬coinvolgimento di Hezbollah,‭ ‬la riconquista di Qusayr‭ ‬nel 2013 e quella di Rankous il mese scorso,‭ ‬il gemellaggio di Jabat al Nusra con al Qaeda in Iraq.‭ ‬ Inoltre,‭ ‬il presidente conserva la fedeltà delle Forze armate e l'appoggio di alcune fasce della popolazione che considerano il mantenimento dell'attuale potere il male minore rispetto a un futuro incerto,‭ ‬potenzialmente condizionato dalla presenza dell'islamismo radicale.‭ ‬E con l'opposizione‭ – ‬sia quella armata sul campo,‭ ‬che quella diplomatica all'estero‭ – ‬sempre più divisa,‭ ‬l'ipotesi che alla fine il presidente rimanga in sella è tutt'altro che peregrina.

‬Sfruttando il sostegno di Mosca‭, l'obiettivo del presidente era proprio questo: rimanere al suo posto fino al‭le elezioni di giugno. A causa della guerra civile, circa nove milioni di persone hanno abbandonato le loro case, cercando rifugio in zone del Paese più tranquille, lungo i confini o negli stati confinanti dove sono stati allestiti enormi campi profughi. 

La maggior parte di queste persone non avrà la possibilità di votare e secondo gli osservatori le elezioni di giugno risulteranno ulteriormente falsate. Con una parte della popolazione radunata intorno alla sua figura,‭ ‬mentre milioni di altri cittadini saranno impossibilitati a votare in quanto sfollati sia all'interno del Paese che nei campi profughi allestiti in Turchia,‭ ‬Giordania e Iraq,‭ ‬non è difficile immaginare quale sarà l'esito delle urne.‭ In Siria dopo Assad ci sarà ancora Assad, e stavolta, col mandato presidenziale “‬democraticamente‭” ricevuto,‭ ‬sarà molto più difficile per la comunità internazionale continuare ad chiederne l'allontanamento.

 

Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

  • Di (---.---.---.190) 2 maggio 2014 17:19

    ma che opposizione quei ruba soldi di opposizione all estero , che non vivono in siria da più di 20 anni dovrebbero governare??

    fino ad esso hanno mandato solo terroristi e armi e hanno riempito le loro tasche viaggiando qua e la negli alberghi a 5 stelle...
  • Di Luca Troiano (---.---.---.251) 2 maggio 2014 17:40
    Luca Troiano

    Egregio milite ignoto, sei pregato di indicarmi in quale paragrafo, riga o virgola io avrei detto che "quelli dell’opposizione dovrebbero governare"........

    Qui di 5 stelle mi sa che c’è solo la tua mentalità, tipicamente grillina.. perché se quelli dell’opposizione sono terroristi (e qui potremmo aprire un capitolo lungo tremila pagine..), non dimenticare che Assad è un dittatore, responsabile della repressione iniziale che ha dato avvio alla guerra.
  • Di (---.---.---.253) 3 maggio 2014 01:40

    Mi permetto di osservare che la c.d. rivoluzione siriana è stata provocata dall’opera di agenti provocatori e corpi speciali facenti parte degli eserciti statunitense, inglese e francese, e poi alimentata con l’invio in Siria di migliaia di mercenari sauditi, yemeniti, iraqeni, afgani e libici, finanziati ed armati dai paesi facenti parte della NATO.

    Alessandro Rossi

  • Di (---.---.---.171) 3 maggio 2014 22:59

    Fino agli inizi del‭ ‬2013, infatti‭, ‬la sconfitta del regime sembrava molto vicina:‭ ‬con la perdita di importanti basi militari,‭ ‬le continue defezioni tra gli alti gradi dell’esercito e le voci di un prossimo abbandono da parte dell’Iran il destino del regime pareva segnato.‭

    I disertori , tra gli alti gradi militari e civili, non erano che la V colonna della CIA, che, man mano venivano individuati, riparavano all’estero. Ora, che le forze armate siriane e l’amministrazione siriana sono riuscite a liberarsi dalla zavorra degli asset della CIA, lo Stato siriano è più compatto e solido e ciò è stato uno dei fattori determinanti delle vittorie sul campo.

  • Di Persio Flacco (---.---.---.137) 4 maggio 2014 23:43

    Circa 70.000 morti fa, nel 2012, si sono svolte in Siria le elezioni politiche. Anche allora gli oppositori "in esilio" e gli "Amici della Siria" bollarono la consultazione come una farsa e rifiutarono di spendere qualche impegno per garantirne la regolarità e tentare di risolvere il conflitto per via democratica.
    Invece, Francia in testa, venne preferito un metodo che con la democrazia non ha nulla a che fare: venne riconosciuto il CNS come legittimo rappresentante del popolo siriano.
    Il motivo non è dichiarato ufficialmente ma è facile comprenderlo: Francia, USA e tutti gli altri "amici" che ha la Siria, sanno che il CNS non rappresenta la maggioranza dei cittadini siriani.
    Tanto più oggi, dopo che i siriani hanno conosciuto la peggiore feccia di tagliagole e mercenari convenuti in Siria per "combattere contro il Tiranno e per la Democrazia".
    Feccia convenuta da tutto il mondo attraverso l’accogliente Turchia (paese NATO), la Giordania, fedele alleato degli USA, l’Iraq devastato dalle divisioni e dall’anarchia lasciata dal civilizzatore Bush. E’ ovvio che oggi vincerebbe Assad le presidenziali, più facilmente di quanto nel 2012 il suo partito vinse le politiche: i siriani non hanno la vocazione al martirio e sanno che il regime è l’unico argine all’orda di assassini islamisti che è entrata nel Paese grazie agli "amici" occidentali e alle "democratiche" petromonarchie loro alleate.
    Soltanto l’osceno circo mediatico occidentale non lo sa, i siriani lo sanno per averlo provato sulla loro carne.

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