"C’era una volta un presidente" ossia come vendere se stessi dando la propria dignità come omaggio per l’acquisto.
Questo e altri concetti, non a caso, hanno abbattuto i rigidi schemi televisivi di Piero Chiambretti, nonché la famelica corsa all’audience che ha portato nei programmi di Barbara D’Urso gli elementi più basilarmente diseducativi del settore mediatico.
Il primo ha gettato la spazzatura di cui lei si fa portavoce, la seconda ha fatto molta più fatica del solito nel produrre uno stereotipato sorriso di comprensione.
I concetti espressi riescono, nella più paradossale e amara ironia, anche ad unire due fasce politiche, quella del PD e della Lega, i cui rappresentanti erano presenti allo sproloquio della "sposa del possibilismo". Ma forse lei, di politica non saprà nulla, perché afferma, sempre col solito irritante candore, che "i terreni incolti hanno più successo", in risposta alla domanda postagli sul ruolo della cultura per "arrivare". In effetti per "arrivare", ossia avere successo, unico evidente scopo della ragazza, non serve. Peccato che "arrivare" non faccia di te un professionista. E non fa di te un professionista neanche sparare frasi elusive e provocatorie nelle quali la vera essenza (se c’è) viene celata.
Sempre nel meandro di assurdità che consiste nell’url vittima della sua presenza, la Valerio afferma di essere passata da una cotta infantile per Alessandro il Grande alla passione per Ahmadinejad.
Ottima involuzione, davvero notevole.
Involuzione tanto notevole, proprio perché rivela sfaccettature sempre nuove, crolli nascosti, come se della "Waste land" di T.S.Eliot si fosse fatto il negativo. E, naturalmente, lo si fosse reso mediocre e volgare.
Silvia Valerio ha sputato sull’idea di scrittura, in quanto moltissimi autori di grande talento fanno fatica ad ottenere la fama, mentre lei è ormai (tristemente) nota e trova anche case editrici con il coraggio di darle spazio. Ed un pilastro della filosofia come Schopenhauer ottenne la fama solo molto tardi. Come Freud.
Silvia Valerio ha sputato sull’idea di donna, in quanto ha fatto una merce della sua intimità, gettandola in pasto al sadismo di un dittatore, in nome di una perversa sottomissione. Senza calcolare, tra l’altro, gli aberranti precedenti di tiranni che si sono accaniti sulle donne, fra tutti Pinochet e Saddam Hussein.
Silvia Valerio ha sputato sull’idea di libera espressione, libertà religiosa e di scelta politica. Nulla può spiegare meglio questo processo quanto la voce di chi, seppur indirettamente, ha vissuto la politica di repressione dell’"amato presidente", ossia Jonathan Kashanian.
Un personaggio del Grande Fratello che, stavolta, ha dimostrato una grande intelligenza, bisogna ammetterlo.
Jonathan Kashanian: "Chiambretti, scegliamo la vena comica o quella drammatica, perché sa che io sono iraniano..."
Silvia Valerio: "Ma anche lei vuole darsi ad Ahmadinejad, mi dica..."