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di Luca Tedesco venerdì 30 luglio 2010 - 0 commento oknotizie
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Shoah e pratica carnivora tra scienza e letteratura. Una risposta a Polaris

Nel «Domenicale» dello scorso 25 luglio, Polaris, nell’illustrare l’attenzione che «Charta Minuta», il bimestrale del think tank di centro-destra «Farefuturo», ha riservato nel suo ultimo numero ai diritti degli animali, liquida sbrigativamente coloro che equiparano la pratica carnivora allo sterminio nazista degli ebrei come «estremisti» e «folli».

 
A Polaris, però, sembra sfuggire (e comunque non ne fa menzione nel suo intervento) che tale equiparazione, lungi dall’essere una stravaganza da fondamentalisti, viene sempre più proposta nel dibattito culturale, scientifico e letterario.

«I nazisti costringevano coloro che stavano per uccidere a spogliarsi completamente e a raggrupparsi insieme, la qual cosa non è un comportamento consueto per gli esseri umani. La nudità dunque allude all’identità animale delle vittime e l’assembramento suggerisce l’immagine di una mandria di mucche o di pecore. Una disumanizzazione che rendeva più facile sparare alle vittime o ucciderle con il gas», osserva nel suo Un’eterna Treblinka. Il massacro degli animali e l’Olocausto Charles Patterson, storico americano, docente alla Columbia University di New York e alla International School for Holocaust Studies di Gerusalemme.

Anche la letteratura si è interrogata sulla verosimiglianza dell’equazione macello=camera a gas. Il titolo del volume di Patterson prende d’altronde spunto da un passo del racconto L’uomo che scriveva lettere di Isaac Bashevis Singer, premio Nobel per la Letteratura nel 1978, in cui si legge: «si sono convinti che l’uomo, il peggior trasgressore di tutte le specie, sia il vertice della creazione: tutti gli altri esseri viventi sono stati creati unicamente per procurargli cibo e pellame, per essere torturati e sterminati. Nei loro confronti tutti sono nazisti; per gli animali Treblinka dura in eterno».

Un altro premio Nobel, lo scrittore sudafricano John M. Coetzee, nella Vita degli animali fa dire alla protagonista, Elizabeth Costello, a proposito della crudeltà con cui l’uomo tratta gli animali, che oramai «siamo circondati da un’impresa di degradazione, crudeltà e sterminio che può rivaleggiare con ciò di cui è stato capace il Terzo Reich». Nella sezione, nello stesso volume, dedicata alle Riflessioni, con interventi di Marjorie Garber, docente di Letteratura, Wendy Doniger, storico delle religioni, Barbara Smuts, docente di Psicologia e Antropologia e Peter Singer, filosofo, quest’ultimo, dopo aver precisato che Costello propone, in fatto di animali e uomini, un «egualitarismo più radicale» di quello che egli sarebbe disposto a difendere e che la differenza essenziale è che gli esseri umani hanno «capacità che superano di molto quelle degli animali non umani, e alcune di queste capacità sono moralmente importanti in determinati contesti», deve sentirsi replicare dalla figlia: «non è specismo anche questo? Non stai dicendo che queste caratteristiche - avere coscienza di sé, fare piani per il futuro, eccetera - sono proprie degli esseri umani, e quindi valgono più di quelle che hanno gli animali?». Ma, come ricorda Marjorie Garber, l’analogia tra «lo sterminio degli ebrei europei e il bestiame mandato al macello» è stata utilizzata anche nel cinema, nel film Babe di Chris Noonan del 1995 ad esempio, il cui protagonista è proprio un maialino.


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Animali Shoah Polaris

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