• AgoraVox su Twitter
  • RSS
  • Agoravox Mobile

 Home page > Tribuna Libera > Sfruttati? No, disagiati

Sfruttati? No, disagiati

JPEG - 209.6 Kb
La manipolazione del linguaggio è sempre stata una fissazione di qualsiasi forma di potere, perché è proprio attraverso questo mezzo di comunicazione che si può orientare il popolo bue come meglio si preferisce.
Un esempio lampante è quello legato ai termini di "classi disagiate" o di "disagio sociale", oggi tanto in voga nei media nostrani.
Coloro che hanno vissuto gli anni della contestazione dovrebbero sicuramente ricordarsi che allora questi termini non erano affatto in uso e che si parlava piuttosto di "lavoratori sfruttati" o più semplicemente di "sfruttamento" tout court.
Allora veniva istintivo identificare chi procedeva ad attività di sfruttamento nei confronti delle classi più deboli della società: in primis Confindustria, ma anche la Confcommercio, i potentati finanziari, il Vaticano, la massoneria e tutti i poteri collusi col grande Capitale. 
I nemici avevano un nome e cognome e le masse avevano dei denominatori comuni che consentivano loro di riconoscersi nelle lotte che decidevano di intraprendere per difendere i loro diritti.
Perché se sei sfruttato, ovviamente c'è qualcuno che lo fa e che devi per forze cercare di identificare.
Ma se sei disagiato è molto più difficile operare automaticamente un simile ragionamento. Perché quando si parla di disagio, non si pensa necessariamente a qualcuno o ad una entità che ti sfrutta. 
Pensi piuttosto al "mal de vivre", ai problemi della vita di coppia o di famiglia, al tuo essere visto essenzialmente su un piano individuale ma non sociale.
Come fai a pensare a qualcuno che ti "disagia"?
In fondo ricorrendo a tale termine, forse il tuo disagio potrebbe trovare origine anche dai tuoi errori e quindi ne devi rispondere tu in primis.
Quindi, è davvero arduo pensare di primo acchito che una persona "disagiata" sia "sfruttata".
E così i media sono riusciti a confondere la gente comune nell'identificazione degli sfruttatori facendo loro credere che se sono nelle condizioni in cui si ritrovano, spesso e volentieri una parte di responsabilità ricade anche su di loro.
Detto questo, sarebbe meglio mandare in soffitta il ricorso a tali termini ambigui e usare esclusivamente un linguaggio che dica chiaramente come stanno le cose, partendo proprio da chi lucra quotidianamente sulle disgrazie altrui che consapevolmente provoca.
 
Yvan Rettore
Questo articolo è stato pubblicato qui

Lasciare un commento




    Sostieni AgoraVox

    (Per creare dei paragrafi indipendenti, lasciare fra loro delle righe vuote.)

    Attenzione: questo forum è uno spazio di dibattito civile che ha per obiettivo la crescita dell'articolo. Non esitate a segnalare gli abusi cliccando sul link in fondo ai commenti per segnalare qualsiai contenuto diffamatorio, ingiurioso, promozionale, razzista... Affinché sia soppresso nel minor tempo possibile.

    Sappiate anche che alcune informazioni sulla vostra connessione (come quelle sul vostro IP) saranno memorizzate e in parte pubblicate.

    I 5 commenti che ricevono più voti appariranno direttamente sotto l'articolo nello spazio I commenti migliori

    Un codice colorato permette di riconoscere:

    • I reporter che hanno già pubblicato un articolo
    • L'autore dell'aritcolo

    Se notate un bug non esitate a contattarci.



    Pubblicità




    Pubblicità



    Palmares

    Pubblicità