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Seconda puntata di Radio Mafiopoli

Mi hanno chiesto – perché sfottere la mafia?

Ho risposto – perché no?

 Siamo nell’epoca del culto per la credibilità e per l’onore, della comunicazione masticata e poi sputata, della dignità da discount; in tutto questo magma di garantismo avanzano nel borsellino, come la moneta, quelli che a ragion veduta dovrebbero essere il braccio armato della “cosa nostra di chi?” al soldo di qualche incravattato nelle stanze del potere.

- Perché sfottere la mafia?

Perché siamo stanchi di questi falsi miti da fiction che qualcuno vuole convincerci possano tenere sotto scacco una nazione. Perché disonorare la mafia è una questione di onore. Perché è il nostro modo da giullari per urlare il nostro no. Perché fanno ridere mentre si mettono in posa per fare paura. Perché come diceva Peppino la mafia è una montagna di merda.

Perché smontare la loro credibilità è il nostro modo per opporsi ad un racket culturale e in più ci divertiamo un mondo.

 


 

 Seconda puntata: 6° (CO)MANDAMENTO: NON FORNICARE!


 

 

Mafiopoli si sa non è altro che lo specchio della realtà. Ed è per questo che oggi vi narriamo recenti fatti d’attualità. E’ il caso ad esempio della famiglia Raccuglia di Mimmo precisamente e di sua moglie, accade infatti ogni anno che la signora “Pattuglia” verso Maggio riesca a sparire dal suo territorio, Altofonte (PA) per poi farne ritorno i primi di Settembre in gravidanza. E restando in tema di procreazione come non ricordare il caso del boss Graviano a cui è stato consentito di procreare in provetta. Piccolo e breve l’accenno alle coppie di fatto, ma come dimenticare che il religiosissimo “Zio Binnu” in latitanza è diventato tre volte papà pur non essendo sposato? Mah chissà.

Di cronaca nera parliamo quando affrontiamo il tema dei “Capalesi”, i Casalesi di Campania, che hanno sterminato in un giorno 7 persone di colore, perché presumibilmente avevano intenzione di inserirsi nel giro dello spaccio senza la loro autorizzazione.

Chiudendo sull’attualità ricordiamo i testimoni di giustizia, molto spesso dimenticati dallo stato, è di questi giorni la notizia che a Pino Masciari non è stata assegnata una scorta poiché protetto da una rete di amici che fanno da scudo
umano.

 



La diretta di Mercoledì 24 Settembre 2008


Testo:

A Mafiopoli il dono santo della vita è cosa sacra. Perché di tutto possono dire le malelingue ma non che i mafiopolitani non siino religiosi come le persone per bene: acqua santa, madonnine puncicate e sempre a messa alla mattina. E in nome del padre e del figlio del figlio di suo padre e ci siamo capiti con tutti i santini in colonna: dal santino elettorale di Santo Totò Bacio, protettore dei mafiopolitani innamorati, all’apparizione di Binnu tutto addobbato avvescovato a Giusy Ditale giù a Partinico, che ancora adesso se la fanno addosso dal ridere, fino al papa Greco che ci sono uscite le stigmate dopo il maxiprocesso. Scherza con i fanti ma lascia stare i santi. E allora giù in città oggi è la sagra sacra della vita che si rinnova: i fratelli Graviano (reucci degli scherzi da prete) ci hanno fatto due figli surgelati dalla villeggiatura di Spoleto alla faccia del carcere duro con spedizione in contrassegno del sacro seme come sognava Don Cumulo Cutolo, ‘u veterinario Mimmo Pattuglia della stirpe dei Raccuglia e del casato di Farfuglia ogni anno come i santi onesti lavoratori tira giù per un mese la saracinesca della Latita e Latticini spa sede vacante di Borgetto per l’annuale mese di perpetuazione della specie da quel detto latino del vangelo secondo Binnu “latito ergo sum”. E al principe e tutta la commissione ci viene quasi da piangere a pensare come si trasmette meravigliosamente il seme dell’amore nel mondo unico dell’amicizia multilevel marketing della regione di Mafiopoli. Perché Mafiopoli è al passo con i tempi, che mica per niente Zu’ Binnu ci ha inventato con la sua donna le coppie di fatto trent’anni fa, quando i dico erano solo voce del verbo dicere.

Ma tutto questo fiorire di seme ha il suo lato nero, e a Mafiopoli tutti i vecchi saggi sono preoccupati perché quei semi diventeranno bambocci, e poi gireranno in girello e poi giocheranno a palla, e poi cominceranno a miccette e mortaretti e poi con il racket delle merendine alla scuola e poi con l’infiltrazione al torneo di calcetto e poi ci vogliono la pistola senza cioccolato e insieme la macchina. E da che mondo è mondo lo sanno tutti che il problema di Mafiopoli è il traffico. E allora? E allora bisogna fare spazio.

I primi sono stati i Capalesi della regione Gomorra che per fare spazio ci hanno fatto il tiro al piattello con il primo premio di peluche, che l’hanno vinto per il bonus dei neri al buio. Però a Mafiopoli ci sta una severa ordinanza del Principe e del capo sindaco che non si può fare rumore, soprattutto di sera. “Dovete stare calmi, dovete stare calmi, basta clamore, basta con la violenza. Ci vuole tranquillità per agire” ci sta scritto sul decreto intercettato tra il console e l’equino Sbangano. E allora? E allora bisogna fare spazio in silenzio. In modo intelligente. Perché Mafiopoli è la città del silenzio.

Per fare silenzio il Ministro della Quiete Pubblica ha deciso che bisogna prendere provvedimento con chi parla, degli amici, degli amici degli amici ma soprattutto con i nemici, per una nuova ecologia comportamentale. “bisogna trasformare i testimoni in testamenti!” ha dichiarato il ministro all’inaugurazione della prima pietra del nuovo ponte da Messina a Sidney. E giù un applauso a rete mafiopilotate. Perché il problema di Mafiopoli è il traffico e tutte queste scorie di scorte creano ingorghi disdicevoli. Anche Emilio Lede l’aveva detto a Beghe 4. Basta con questi vip testimoniati con le scorte e la corte come le sciantose. E così adesso finalmente Pino Masciari, Piera Aiello e gli altri loro compari girano indisturbati come in paese mafiopolitano che si rispetti, senza troppe auto e abbassando il pm10. Un programma di protezione ecologico che piacerebbe da morire a quel pollice verde del Barbalamenti. E per fare ancora meglio, perché a Mafiopoli ci tengono a fare le cose bene, a quel maniaco di Maniaci ci hanno tolto il disturbo di vendere la macchina e l’hanno fatta in diretta al barbecue. Tempi di festa a Mafiopoli, alla sagra del fare spazio per la perpetuazione della specie: una paranza di fuoco.

E così grazie al decreto “fare spazio” tanti semi possono fiorire allegri senza essere soffocati dalle gramigne, e finalmente le forze di pulizia di Mafiopoli possono dedicarsi a ruoli più seri come le multe alle bici in sosta, tenere la bandiera alle inaugurazioni e sculacciare i piccoli spacciatori. E in città ritorna finalmente il sereno, tutti tranquilli tornano a fornicare secondo i comandamenti dei mandamenti, e il pelo perde il vizio e chi non risica non fornica.

Finalmente a Mafiopoli scende la sera, quella bella sera con tutto il silenzio intorno, quel bel silenzio tutto dentro agli arancini, quel silenzio della bocca piena e non si sente niente: tutti muti, ciechi e sordi. Se sentite un rumore, dice il Principe, state tranquilli concittadini mafiopolitani: sarà un suicidio, nel migliore dei casi un attentato anarchico fallito o al massimo al massimo la scorta che sbatte la porta e se ne torna a casa. Per un futuro meravigliao, ecologiao, mafiusao e sexual, alla brasiliana.

 

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