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Se l’Ilva creasse posti di lavoro

Esiste un principio europeo: “Chi inquina paga”.

In un’intervista che ho rilasciato a dicembre dell’anno scorso spiegavo che l’Ilva andrebbe bonificata, così com’è stato fatto nella regione tedesca della Ruhr. In Italia siamo stati capaci di creare il conflitto tra vita e lavoro, tra ambiente e inquinamento e i responsabili sono: politica, imprenditoria e sindacato. 

Nel 2010 arrivai a Taranto in treno, più mi avvicinavo alla città e più l’aria diventava, pensate, irrespirabile, tanto che dovetti coprirmi il naso con la maglietta. Il cielo era grigiastro, ma non erano nubi di pioggia, erano le nubi delle ciminiere dell’acciaieria. Nell’arco di questi anni le emissioni inquinanti non sono mai state abbassate, anzi la politica si è impegnata per innalzare i livelli tollerabili. Immagino che i lavoratori si siano rivolti ai sindacati, soprattutto quando ci sono stati morti per malattie e per infortuni, ma il lavoro è il ricatto per non cadere nelle mani delle criminalità, per non emigrare.

Lo Slai-Cobas ha portato avanti battaglie di sensibilizzazione e di denuncia e sono stati due esponenti, Margherita ed Ernesto, a portarmi davanti all’Ilva, nel quartiere Tamburi dove ogni famiglia conta almeno un morto per tumore, dove c’è la chiesa di quartiere ristrutturata dall’imprenditore Emilio Riva… a questo punto aggiungo che anche la chiesa ha le sue responsabilità: in sette anni nell’area tarantina ci sono stati 11.590 decessi riferibili all’attività dell’acciaieria (1650 all’anno) e 26.399 ricoveri (3.857 all’anno). E nei quartieri della città che sono prossimi all’Ilva, nell’arco di sette anni, i morti sono stati 637 (91 all’anno) e i ricoveri ospedalieri 4.536 (648 all’anno) (dati della perizia epidemologica depositata presso la procura di Taranto).

Gli operai hanno chiesto di lavorare perché devono vivere, sindacati e politica hanno risposto che si deve continuare a fare acciaio, ma davvero questo è l’unico modo per poter continuare ad avere uno stipendio?

Dalla vicina Germania possiamo prendere spunto dalla riconversione di una zona industriale altamente inquinante: la Ruhr. Oggi al posto delle acciaierie ci sono ettari di bosco, al posto di silos, fabbriche, miniere, centrali elettriche, ci sono teatri, piscine, acquari, musei, arene, centri commerciali e persino le colline di scorie sono diventate uno spazio verde. Roberto, che ha visitato i luoghi e mi ha donato le foto che vedete, mi spiega che i figli, i nipoti di quelli che furono operai della Ruhr oggi fanno le guide turistiche, i tagliaboschi, le guardie venatorie e soprattutto si è sviluppato il settore della ricerca biologica, forestale ecc. Perché in Italia si vuole continuare ad inquinare?

Enrico Bondi, commissario straordinario Ilva, ha dichiarato che i tumori sono dovuti all’abuso di alcol e fumo, e invece l’inquinamento del mare? Dell’aria? Della terra? Vogliamo attribuirli all’alito dei tarantini? Un’altra strada c’è sempre, basterebbe iniziare a sganciarsi da quelle logiche amicali e affaristiche e l’Ilva potrebbe continuare a dare ancora lavoro e soprattutto rispetterebbe l’ambiente, la salute, la vita.

Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

  • Di (---.---.---.188) 18 luglio 2013 13:04
    è veramente da idioti pensare che un parco turistico possa sfamare migliaia di persone, e ed è ancora meno realistico pensare che con tutte le zone belle d’italia, la gente vada a far turismoaccanto a un’ex acciaieria. io credo che a i riva converrebbe molto la soluzione imposta dai sedicenti ambientalisti, in modo che possa delocalizzare dove le leggi sono meno severe e inquinare ancora di più: l’importante è che non si faccia vicino casa tua

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