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Scalata RCS: è guerra tra Tod’s e Fiat

È probabile che lo scontro sul controllo di RCS sia ad una svolta cruciale: dopo la mossa a sorpresa del Lingotto, pronto ad un forte aumento della propria quota nel gruppo, ora anche la Tod's di Della Valle si muove, dando vita a quello che fino ad ora era solo un forte interessamento. La strategia di fondo potrebbe ricondurre direttamente ad un obiettivo di tipo politico, al cui centro c'è il controllo del Corriere della Sera, fondamentale per dirigere dove voluto l'opinione pubblica nazionale.

Nel duemilasei era Ricucci, intento in quella scalata ad RCS che gli sarebbe costata un avviso di garanzia per aggiotaggio, false fatturazioni e occultamento delle scritture contabili. Già allora - checché ne dica Mucchetti - l'imprenditore poté contare su un discreto aiuto finanziario, dalla Banca Popolare di Lodi (800 mln. di euro) alla Deutsche Bank (altri 900 mln). Il tutto dettagliatamente riportato da Giuseppe Oddo su Il Sole 24 Ore.

Perché? Perché se un giornale è un affare sempre meno conveniente e gli intermediari a mezzo chilometro comunque non appaiono come ossequiosi galantuomini, se si rigira la questione da punto di vista politico, questa cambia profondamente. Il Corriere della Sera rappresenta infatti - nelle parole di Investire Oggi - "il “salotto buono” della stampa italiana, le cui penne possono premiare o stroncare carriere imprenditoriali, finanziarie e politiche nostrane". Indicativo quindi che un certo Murdoch, uno che di finanza mondiale ne sa qualcosina poi finisca per acquisire con la sua mostruosa News Corp un piccolo giornale di provincia come il Wall Street Journal, che si gioca oggi il ruolo di più influente giornale finanziario con il Financial Times di Londra. È qui che il ruolo dei sottoposti con l'etica a maglie larghe diviene fondamentale, e quindi anche al buon Ricucci fu data la sua piccola occasione: in gioco c'era una fetta del controllo sull'informazione italiana.

La guerra su RCS non si è così conclusa e quindi già nel settembre 2012 Wall Street Italia lamentava inascoltato un processo di manipolazione del titolo azionario. Questo doveva essere sospeso per via dell'abnorme aumento di valore (+200% in due settimane), ma la Consob chiuse un occhio: obiettivo di tale accaparramento forsennato sarebbe stata infatti l'acquisizione di una posizione strategica al fine di condizionare le elezioni della primavera seguente.

Per quello che ci riguarda oggi, va quindi segnalato come sul titolo si agisse già allora al fine di rimodularne le quote - e quindi le influenze - pur se parzialmente congelate (59,81%) sotto un patto di sindacato che tra l'altro prevedeva ab Ricucci scandalum una clausola ferrea anti-scalate. Leggiamo infatti da PrimaOnline: "In caso di lancio di un’offerta pubblica di acquisto di Rcs Media Group, la norma prevedere che i firmatari del documento debbano comunicare al presidente se intendono o meno rinunciare al diritto di recesso di cui i membri di un accordo parasociale possono beneficiare secondo il Testo unico della finanza; coloro i quali si avvalgano della facoltà di recesso saranno obbligati a vendere le proprie azioni sindacate agli altri componenti del patto che abbiano invece rinunciato alla facoltà stessa. I partecipanti hanno a disposizione cinque giorni per comunicare al presidente la propria decisione."

Non solo dunque la politica da seguire in quanto alla gestione dell'azionariato era fissata in maniera incontrovertibile, ma dal punto di vista pratico si impediva una riconversione delle azioni già emesse tramite la loro cessione a terzi che non fossero già nel patto. Detto in altre parole: nessuno nuovo azionista poteva entrare tramite OPA ostile, cioè dichiarando pubblicamente la propria volontà di acquisire quote al fine di destabilizzare il valore di RCS. È qui che entrano in azione Tod's e Fiat.

È Fiat a dare il via alla scalata, approfittando dell'aumento di capitale di RCS, andando ad aggirare la normativa inserendosi nell'acquisto di azioni emesse ex novo. E non è tutto: attua la sua strategia giovando della morte di uno degli azionisti, Giuseppe Rotelli, patron della Pandette Srl e a quota 13,030%. Rotelli spirerà infatti nello stesso 28 giugno: non sembra un caso. Il problema è che interessato all'acquisto era anche mr. Tod's, Diego Della Valle che tanto filosofo è, tranne che con i suo soldi. In giugno Fiat giungeva a superare la soglia del 20%, alimentando le proprie influenze sulla stampa, ma a Della Valle questo non piacque affatto.

Mentre iniziavano i colloqui tra Tod's, Intesa e Mediobanca, Della Valle agiva minacciando l'acquisizione dell'inoptato, cioè la parte dei titoli messi sul mercato ma rimasti invenduti. Una strana nemesi, visto che agiva premendo sulla ricapitalizzazione precedentemente sfruttata dalla Fiat. L'unico punto in comune ai due rimaneva insomma il disprezzo per il patto di sindacato, accordo "ridicolo" e "di altri tempi". Un accordo che certo ha avuto il difetto di disgregare la governance di RCS favorendo la posizione del più forte, ma ha appunto lo scopo di evitare che personaggi del genere entrino con troppa facilità. Specie ora che Investire Oggi ha paventato nelle mire di John Elkann la contropartita per l'entrata di Fiat in NewsCorp, e quindi la strategia avviata da Murdoch per penetrare tramite la casa automobilistica all'interno della stampa italiana. Il calcolo degli interessi potrebbe essere arduo. Di certo però una cosa la si può dire con assoluta certezza: non finirà qui.

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