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Sapienza: vademecum per studenti smarriti

Tra lezioni e pezzi di muro crepati, il sottomondo dell'Università Sapienza di Roma potrebbe valere un case study per una équipe sociologica ben addestrata a muoversi in scenari ostili. Tanto vale dunque mettere a frutto tre anni di sopravvivenza con un vademecum per studenti smarriti.

L'incontro

Entrando nella Sapienza la prima impressione che si ha è quella di movimento. Persone, persone dappertutto. Sarebbero infatti 130mila gli studenti iscritti ad una delle università più antiche d'Italia, fondata addirittura nel 1303. Di quei tempi ad oggi rimane però allo studente ignaro quasi esclusivamente il ricordo. La città universitaria è infatti opera dell'architettura razionalista di epoca fascista. L'universitario, entrato in uno dei tanti gate (i cancelli d'entrata) si troverà di fronte come un pugno nell'occhio gli orridi edifici (artisticamente rilevanti) del Piacentini e di suoi colleghi amanti del cubo come forma d'arte.

Simbolo ne potrebbe essere una delle statue più note agli studenti, la beneamata Minerva che - si dice - non andrebbe guardata negli occhi, pena il mancato conseguimento della laurea. In realtà, diciamocelo senza farci sentire, l'opera di Arturo Martini sa essere anche più brutta di quanto tendenzialmente accada con l'arte monumentale del ventennio. Più irrisa che ammirata, la nostra povera Minerva se ne sta là, ostentatamente tozza e goffa, mentre folle di studenti le sfrecciano attorno presi da mille impegni. Alle sue spalle un altro simbolo della nostra beneamata Sapienza, il cubo detto anche Rettorato, che a me - diciamocelo sempre sottovoce - ha sempre ricordato un po' il castello di Lord Farquaad. E un Lord Farquaad ce lo avremmo anche, l'altrettanto celebre Luigi Frati, ex preside della Facoltà di Medicina, noto alle cronache di Repubblica come l'"oncologo fantasma", dopo le indagini che lo hanno riguardato per assenteismo. Tranquilli, comunque. Non lo vedrete mai, e se la provvidenza vorrà, non entrerete neanche nel Carcere Mamertino. Ops, nel Rettorato.

Chi, dove, come, ma soprattutto: perché?

Frati rimane purtroppo la rappresentazione plastica dell'Autorità assente, tendenzialmente delegata a portavoce e prorettori, incapace di attirare la minima fiducia della piccola comunità che interessa l'Ateneo. Dove incontreranno infatti l'Autorità, gli studenti? Frammentata in segreterie didattiche e amministrative, in sportelli d'informazione di Facoltà (Sort) e di Ateneo (CIAO). La prima regola da imparare, e a memoria è però una sola. Anzi, sono due. Primo, l'Autorità non è tale, non è un punto d'appoggio, anzi se potrà vi metterà i bastoni tra le ruote; secondo, dove latita l'autorità, ci sarà sempre ed in ogni caso qualcuno che sa quello che vorreste capire. A volte, come nel caso della Facoltà di Scienze Politiche, è un sant'uomo che diventa il polo d'informazione dell'intero corpo studenti e docenti, come una sorta di oracolo e salvezza del laureando in crisi di nervi. Prima cosa da fare: trovare quest'uomo, benedirlo e chiedere ciò di cui avete bisogno.

L'importante è capire che non sempre l'Autorità preposta è quella a cui chiedere informazioni. La prima regola è confrontare: evitate, quando possibile, di affidarvi ad un funzionario che vi ispira scarsa fiducia. Senza cadere nella molestia, confrontarvi con altre segreterie, con altre autorità o anche - e soprattutto - con altri studenti può rivelarsi estremamente utile. Chi, dove e come: questo dovete avere chiaro, e per farlo avere come schema di massima il proprio manifesto degli studi può essere una buona base di partenza. Lì troverete i corsi da seguire e i crediti da conseguire. Il professore assegnato poi dipende dalla canalizzazione, ma per gli studenti non appartenenti all'interfacoltà non dovrebbe essere un problema. L'importante è capire che in alcuni casi chiedersi perché è inutile. Perché mettere una lezione alle 8:30 di mattina con centinaia di studenti fuorisede? Chissà. Mistero. In realtà il mistero non è tale, ed è sempre bene chiedersi perché, in modo da allenare lo spirito critico, ma anche la comprensione per chi lavora, ma non sempre la logica è di questo mondo, e in particolare della Sapienza.

I Corsi

Fatevelo dire da chi è in procinto di fuggire: studiare alla Sapienza vale la pena. Tutto va ponderato per le Facoltà - che non sono tutte allo stesso livello - ma la Sapienza ha in sé una ricchezza sterminata; la sua ricchezza, va constatato, rimane intasata in mille canali di inefficienza, corruzione, mediocrità, ma esiste, e la si avverte. I professori non sono tutti uguali, ma possiamo stilare una agile lista dei generi, tanto per sapere a cosa si va incontro. E non vi preoccupate se i primi sono pessimi, la lista è a salire.

Il primo esemplare da segnalare è il Professore va-e-vieni o Professore guerrigliero. È questo il genere più noto, di quei professori ai quali più di tanto non interessa, che appaiono, insegnano e spariscono nei corridoi. Vanno segnalati perché sono legati al più grande problema della Sapienza: la mancanza di dibattito accademico di qualità. Da una parte stanno i professori presi dalle loro meravigliose ricerche che salveranno il mondo, dall'altro gli studenti rappresentati in maniera pessima dai Collettivi. Inutile dire che i professori va-e-vieni non sono all'altezza di questo delicatissimo compito, e anzi sono caratterizzati da conoscenza medio-bassa. Diventano un rischio per lo studente, perché tendenzialmente un professore che non sa è un professore irritabile, quindi attenzione.

A seguire il Professore lobbista, quello "ammanicato", quello che si sa che era amico dell'amico di quello. E ce ne sono, alla Sapienza, state tranquilli. La tendenza è però - va ammesso - che il professore lobbista sia molto preparato, terrificante ma tendenzialmente giusto, anche se pretende da voi più di altri. Ciò che non sopporta è la sciatteria, l'"Università-tanto-per". Di fronte a quella diventa tendenzialmente ben poco cortese: studiate, fate capire che siete lì per un motivo e non per caso e farete la vostra porca figura.

Il mostro: può capitare anche lui, il mostro. Quello che ogni giorno arriva in aula con l'intenzione viscerale di distruggere lo studente. Arcigno e prepotente, se si può va evitato, altrimenti giù a studiare come ossessi, e preparati all'idea che vi abbasserà la media, irrimediabilmente. Va visto per ciò che è: un miserabile senza amore. Un pover'uomo che sfoga la frustrazione in sede d'esame perché non ha altri a casa che l'aspettino per essere tormentati.

I fanatici. Una sola regola: mai, e ripeto mai far loro capire che la materia per cui vivono non vi interessa minimamente. Potreste finire sulla pubblica gogna, lapidati a forza di tomi da millecinquecento pagine. Bisogna solo avere pazienza, in fondo l'esame che non vi piace è il vero motivo per il quale siete lì. L'Università serve a mettervi alla prova nella vostra capacità di capire ciò che l'istinto vi spinge a rifiutare. Sviluppa l'empatia per la vita degli altri e per ciò che dà a loro passione, perché - lo diceva Sennett - la civiltà si calcola sulla nostra capacità di stare con coloro che non ci piacciono. Soprattutto, diffidate dei corsi "rose&fiori", quelli bellini che servono solo a sviluppare l'ego e il piacere di parlare di chi li dirige.

I falsi democratici: sono senza dubbio i peggiori. Non vi irrideranno se non siete estasiati dalla loro materia, ma faranno qualcosa di peggiore, il peccato capitale di ogni autorità: tenteranno d'illudervi. Con le loro sciarpe democratiche e la loro barba ben rasata e democratica vorranno convincervi che interessa loro qualcosa di voi. Credetemi: non è così. Sono lì per motivi di estetica, perché piace loro vestire in giacca e cravatta ed esprimere la loro ars oratoria di fronte ad un pubblico entusiasta. Ascoltate, prendete ciò che c'è di buono, ma non fatevi incantare: sono lì per loro stessi, non certo per voi. E fate attenzione al momento dell'esame: quel sorriso cordiale è solo autocompiacimento, non significa che ci si possa discutere in maniera intellettualmente proficua. Hanno a cuore le proprie di teorie, non certo le vostre.

I geni: con loro c'è poco da fare. Lasciano lo studente terrorizzato, ma dalla consapevolezza di avere di fronte qualcuno "che sa tutto". Parafrasando Donnie Darko, prendete a piene mani, perché ci sarà tanto da ascoltare avidamente. Una sola controindicazione: dispongono di teorie solide e affascinanti, quindi sarà difficile interessarli di qualcosa. Il dialogo accademico è ineguale, ma fa anche parte del gioco. Attenzione solo a capire che alcune volte seguire un determinato corso è un privilegio: approfittatene.

I veri democratici: chiudono questa lista per un motivo ben preciso. Non sono i geni, non vi avvolgeranno con teorie pesanti, ma sono studiosi rigorosi e attenti a carpire ciò che hanno intorno senza chiudersi nel chiostro di un costrutto intellettuale che esclude qualsiasi pensiero che non sia compatibile con ciò che "io penso". Sono per questo la risorsa più preziosa perché guardano con un occhio a ciò che ci sarebbe da dire, ma anche con l'assoluto rispetto degli uomini e delle esistenze che vanno a scuotere con ogni parola che dicono o scrivono. Questo è indubitabilmente un merito che vale diverse volte di più di quanto valga il genio assoluto che tritura tutto ciò che incontra, finendo per rimanere da solo a pensare di se stesso.

Gli assistenti: una regola generale, ma non sempre affidabile suggerisce che a professore X corrisponda assistente X. Cioè guarda al professore e capirai l'assistente. È un accorgimento che può valere qualcosa, ma solitamente vale per i professori ben caratterizzati, quelli in cui è lampante che tipo di esseri umani siano. E ovviamente più assistenti ci sono, meno la regola vale. In generale qui va guardato il singolo, più che il gruppo. Non è raro che l'assistente sia completamente diverso dal professore, o che assistenti completamente diversi tra loro interroghino assieme lo studente. Per quanto riguarda la possibilità di essere esaminati da un elemento piuttosto che da un altro, questa purtroppo è quello che è: una roulette russa. L'importante è avere ben chiara una verità anche banale, ma capace di influenzare la vostra performance: non è detto che sarà il professore ad esaminarvi.

Gli studenti: alla Sapienza troverete di tutto. Dal personaggio più irritante che una composto di carbonio possa concepire, totalmente incapace di spiegare perché si trovi lì, cioè l'universitario per caso, al genio, al meticoloso, all'easy going, all'eccentrico, fino all'anonimo. Questo può solo essere vissuto, ma vale la pena di farlo, perché l'Università è nei suoi corridoi, solo marginalmente nelle sue aule. Quindi prendetevi la briga di venire in Facoltà il più spesso possibile, perché quello che si impara tra una lezione e l'altra ha lo stesso e a volte un valore superiore di ciò che si impara durante i corsi.

I libri: parliamoci chiaro, nella città universitaria la stampa dei testi è pratica comune e agevole. È d'altronde l'unica contromisura ad alcuni professori che praticano la strategia mutuata dalla finanza del crea e distribuisci. Quelli cioè che scrivono tre o quattro libri, li piazzano nel programma e magari mandano avanti gli assistenti ad insegnare per loro, ottenendone un guadagno netto in busta paga di quaranta o cinquanta euro a studente, trasformando le menti in business. D'altra parte, senza scendere nella questione della moralità della copia, l'idea di risparmiare denaro fotocopiando il libro è poco efficace, a meno di difficoltà particolarmente gravi. Ci si perde tempo ed energie per avere un testo che dopo due o tre mesi sarà invendibile e non più utilizzabile. Non ci potremo fare niente, insomma, che il libro ci piaccia o meno. Più pratica l'idea di comprarli usati, perché si risparmia e comunque è possibile rivendere il testo. E - ovviamente - mai vendere i manuali di base.

Il Cibo: per il cibo le soluzioni sono due, se non ci si vuole portare da mangiare da casa. O le mense (due, una presso la Facoltà di Economia e un'altra su Via Cesare de Lollis); oppure i tanti bar e pizzerie nei pressi dell'università. Il consiglio generale è quello di evitare le ore di punta, se possibile, specie in mensa o nelle pizzerie e bar dentro la città universitaria (tre in tutto). Il costo standard per un po' di pizza, un paio di tramezzini o un pranzo alla mensa sono abbordabili, comunque sotto ai cinque euro (anche meno, volendo). Consigliabile sarebbe comunque utilizzare i menù, che permettono di risparmiare. Ma anche variare e prendersi qualcosa di più sostanzioso o magari un gelato fa bene allo spirito, anche se non al colesterolo.

Gli eventi: eventi accademici non sono quotidiani, ma qualcosa di buono lo si può ricavare, in particolar modo consultando ogni tanto il sito della sapienza o della facoltà. Solitamente il materiale più interessante lo si trova nei corsi di dottorato, i cui incontri sono generalmente accessibili anche agli studenti triennali e magistrali. Senza dimenticare ovviamente le attività del Cus, la società sportiva che permette di fare attività a costi molto bassi. E ovviamente poi, a qualche fermata del tram numero 19 o del bus n° 3 c'è l'area di San Lorenzo, piena di locali (e di spaccio, quindi attenzione).

Le agevolazioni: segnalo infine che - almeno da questo punto di vista - la Sapienza offre agevolazioni molto importanti. Oltre alla possibilità di pagare le tasse in relazione al proprio valore Isee, richiesto all'iscrizione, due strumenti vanno tenuti d'occhio. Il primo è quello relativo alle borse di studio Laziodisu. Durante l'estate si aprono le iscrizioni per studenti con reddito Isee minore di 20000€. Se si soddisfa tale criterio, e magari si hanno meriti accademici o si è sotto un'ulteriore soglia di reddito, Laziodisu permette di ottenere forti agevolazioni. Se lo studente risulta idoneo, il risultato è pagare esclusivamente la tassa regionale relativa alla prima delle due rate della retta, per un valore poco oltre il centinaio di euro. Se invece risultasse vincitore, si avrebbe accesso ad una borsa di studio in media oltre i 2000€. Le soglie per risultare almeno idoneo sono piuttosto agevoli, quindi vale la pena tentare. Attenzione solo alle scadenze, e ai possibili ritardi nell'erogazione della borsa.
Va poi evidenziata l'agevolazione Melomerito, molto comoda perché permette di pagare i trasporti pubblici con uno sconto fino al 75%. L'estensione territoriale dell'abbonamento si calcola direttamente a partire dalla residenza dello studente e dall'ubicazione dell'Università, ma è comunque annuale.

Corollario: L'unico corollario possibile è quello di cercare di capire, perché c'è tanto da vedere e toccare con mano. Nonostante le gravi criticità presenti rendano la Sapienza un ottimo posto in cui studiare e uno pessimo in cui rimanere, gli studenti che ho avuto la possibilità di incontrare in questi tre anni sono in assoluto la maggiore speranza di questo paese. Sono di gran lunga migliori di chi li governa, e di certo sono l'unica possibilità rimasta perché tutto non vada allo sfascio. Sarà da vedere se si lascerà loro lo spazio per rimediare ai danni di chi li ha preceduti e ad oggi detiene tutto il potere. Se non altro potrebbe aiutare questo pensiero: che non si tratta di un atto di generosità, ma di sopravvivenza. Una sopravvivenza alla quale siamo stati tutti educati, nella giungla della Sapienza.

 

Foto: Fabiana/Flickr

 

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