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Salute mentale: Napoli scrive una bella pagina della sua storia

«Abbiamo fortemente voluto la prima Conferenza Cittadina di Servizi sulla Salute Mentale che si è svolta ieri in un luogo simbolo: l’istituto Leonardo Bianchi». Con queste parole il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, ha annunciato una scelta di enorme significato politico e di forte valenza civile. Una vittoria nella difesa dei diritti.
«E’ stata un’occasione importante di confronto con esperti, associazioni e rappresentanti delle istituzioni ma anche per definire una nuova programmazione dei servizi e degli interventi più partecipata e integrata. Durante la conferenza abbiamo anche annunciato l’avvenuta istituzione dell’Osservatorio cittadino sulla Salute Mentale col quale collaboreranno gratuitamente esperti, soggetti del terzo settore ed operatori dei servizi psichiatrici. Oltre 300 partecipanti. Un bellissimo ed assai proficuo momento di apertura verso un tema particolarmente complesso quale quello della sofferenza psichica per dare anche il via ad una programmazione degli interventi e dei servizi, per dare voce alle numerose istanze della Città, per essere promotore di percorsi ed occasioni di confronto sugli indirizzi delle politiche integrate, che sono alla base della programmazione sociale e socio-sanitaria».
Ha ragione Raffaele di Francia, del Comitato di lotta per la Salute Mentale: «Oggi a Napoli è stata scritta una pagina importante per la lotta a difesa dei diritti e della dignità dei sofferenti psichici. Va dato atto al Sindaco e all’Assessore alle politiche sociali per aver condiviso il duro lavoro che il Comitato di lotta per la salute mentale e l’associazione Sergio Piro hanno portato avanti per tre anni con l’obiettivo quasi impossibile di coinvolgere il sindaco e il comune di Napoli nella realizzazione di un Osservatorio per la salute mentale. Napoli ancora una volta sceglie di portare avanti iniziative che partono dal basso e realmente partecipate, l’osservatorio è uno strumento di lotta contro l’omologazione di una cura della sofferenza che si limita alla somministrazione di psicofarmaci, è uno strumento di garanzia dei diritti e della dignità delle persone, è uno strumento per la sperimentazione di nuove prassi e per la trasformazione della sofferenza, per il diritto non solo alla cura ma anche per il diritto alla guarigione e alla gioia. È un punto di partenza, la battaglia è ardua perché percorre quei luoghi estremi dove la politica con difficoltà si cimenta, noi ci crediamo e per questo andiamo avanti».


Parole sacrosante e speranze più che legittime.
E’ proprio vero: i giorni non sono tutti eguali tra loro. Quello che se n’è appena andato segna un punto importantissimo a favore del sindaco e – se posso dirlo – anche di chi in questa scelta ha creduto fino in fondo e ne ha spesso parlato con lui. E’ importante che sia accaduto ed è ancora più importante che sia accaduto in un momento come quello che viviamo. Per quanto mi riguarda, gli assessori che parlano di aperture al PD e una condizione altalenante di riconoscimenti istituzionali a De Luca, da cui però De Magistris prende di fatto le distanze – «col Pd siamo opposizione» – non fanno bene. Non accadrà, ne sono certo, ma non posso fare a meno di dire a me stesso che un’intesa assumerebbe il valore di un confine che si chiude: metterebbe inevitabilmente in un angolo un’esperienza nella quale ho creduto molto. Questo non impedisce però che nel lavoro per la salute mentale io riconosca l’uomo incontrato durante l’autunno, quando sulla figura istituzionale prevaleva nettamente il «sindaco di strada”. Senza quella esperienza probabilmente non sarebbe venuta questa giornata. Non tutto, quindi, è stato inutile.
Non credo che la collaborazione con De Luca e i suoi uomini produrrebbe risultati come questi e un’ombra rattrista la mia giornata. Per quanto mi riguarda non potrei essere dove trova posto il PD. Al sindaco, perciò, augurerei le migliori fortune e spererei di dover ammettere domani che oggi sbaglio a pensarla così. Lo spererei davvero, ma in questo momento non riesco a crederci.
Bravo De Magistris, quindi, soprattutto bravo l’uomo di rottura che è stato tra la gente e si è mosso in sintonia con la parte più vera, umana e semplice della sua città. Era ed è la via più difficile, ma promette di essere anche la più ricca di risultati. Se dovessero prevalere ragion di Stato e «saggezza» istituzionale, si aprirebbe un’altra via, profondamente diversa. Legittima, per carità, che altri potrebbero a buon diritto imboccare. Io no. «Buona fortuna, sindaco», direi. «Gli amici di un autunno ormai lontano non possono esserti utili in questo percorso. Sarebbero solo d’intralcio e se ne tornano perciò alla loro vita di sempre, con qualche ricordo indimenticabile, il dubbio di non aver saputo difendere fino in fondo un progetto che pareva condiviso e l’inevitabile amarezza di una sconfitta umana, prima ancora che politica». Qualcosa di quei giorni però resterebbe. L’esito della lotta per la Salute Mentale, per esempio, sarebbe la prova tangibile che non si trattava solo di utopie senili. Era ed è un’idea diversa, nuova e per molti aspetti rivoluzionaria del «fare politica»; la chiave vera del cambiamento. Un lavoro da sindaco «sovversivo», insomma, come malignamente ha scritto la stampa di un regime eversivo.
Quel regime di cui De Luca è un indiscutibile campione.

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