In Italia fare un film come Romanzo di una strage è ancora impresa ardua e anche Marco Tullio Giordana si limita a raccontare fatti e seminare qualche ipotesi, senza dare (ma come potrebbe?) risposte o lanciare accuse. In realtà quel che viene fuori alla fine è che nel film c’è un eroe che risponde al nome di Luigi Calabresi ed un colpevole sopra ogni dubbio: le istituzioni nazionali.
Romanzo di una strage racconta la strage di Piazza Fontana a Milano, il 12 dicembre 1969, e i fatti che seguirono, fino ad arrivare all’omicidio del commissario Calabresi quasi quattro anni dopo.
Dentro c’è un po’ di tutto, da Milano a Roma a Padova, dagli anarchici al governo, ai neri, alle pressioni politiche e a quelle istituzionali.
Giordana è però molto bravo a raccontare gli uomini che stanno dietro (o dentro) la storia. E così Calabresi e Giuseppe Pinelli li vediamo nella loro intimità, al fianco delle mogli e in un rapporto tra loro di profondo rispetto.
Ed il momento più drammatico del film non è l’esplosione della bomba (raccontata quasi con normalità ed ineluttabilità) quanto la morte di Pinelli col suo mistero, con le polemiche, con le conseguenze drammatiche dal punto di vista personale (per Calabresi) e sociale.
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22/03 12:26 - Geri SteveNon ho visto il film, sono oltre 40 anni che seguo quella strage di cui l’unica cosa chiara ed (...)
22/03 12:16 -