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Home page > Tempo Libero > Cinema > Romanzo di una strage. Chi mise quella bomba?

Romanzo di una strage. Chi mise quella bomba?

In Italia fare un film come Romanzo di una strage è ancora impresa ardua e anche Marco Tullio Giordana si limita a raccontare fatti e seminare qualche ipotesi, senza dare (ma come potrebbe?) risposte o lanciare accuse. In realtà quel che viene fuori alla fine è che nel film c’è un eroe che risponde al nome di Luigi Calabresi ed un colpevole sopra ogni dubbio: le istituzioni nazionali.

Romanzo di una strage racconta la strage di Piazza Fontana a Milano, il 12 dicembre 1969, e i fatti che seguirono, fino ad arrivare all’omicidio del commissario Calabresi quasi quattro anni dopo.

Dentro c’è un po’ di tutto, da Milano a Roma a Padova, dagli anarchici al governo, ai neri, alle pressioni politiche e a quelle istituzionali.


Un calderone che è però esattamente quanto al momento sappiamo di ciò che successe in quegli anni ed in particolare su quell’evento per il quale ancora oggi non abbiamo colpevoli.

Giordana è però molto bravo a raccontare gli uomini che stanno dietro (o dentro) la storia. E così Calabresi e Giuseppe Pinelli li vediamo nella loro intimità, al fianco delle mogli e in un rapporto tra loro di profondo rispetto.

Ed il momento più drammatico del film non è l’esplosione della bomba (raccontata quasi con normalità ed ineluttabilità) quanto la morte di Pinelli col suo mistero, con le polemiche, con le conseguenze drammatiche dal punto di vista personale (per Calabresi) e sociale.

Questo articolo è stato pubblicato qui


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Commenti all'articolo

  • Di (---.---.---.157) 22 marzo 2012 12:16

    Non ho visto il film, sono oltre 40 anni che seguo quella strage di cui l’unica cosa chiara ed indiscutibile è che è stata una strage di Stato con depistaggi e coperture di Stato.

    Apprendo che Mohammed Merah, il killer di Tolosa è stato ucciso poco fa. Ma non si era aspettato un giorno e mezzo perchè lo si doveva prendere vivo? Perchè lo hanno ucciso?

    Io credo che la spiegazione stia nelle troppe coperture che quel "mujjahedin" aveva avuto da parte di servizi segreti pakistani, americani e francesi.

    Ecco cosa hanno in comune due personaggi così diversi come Luigi Calabresi e Mohammed Merah:
    - sapevano troppo,

     c’era rischio che rivelassero,

     sono stati uccisi.

    E’ una definizione in cui rientrano decine e centinaia di testimoni scomodi della strategia mondiale della tensione: si potrebbe scrivere un elenco lunghissimo.

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