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Roche e Novartis condannate: l’ennesima truffa delle case farmaceutiche

Roche e Novartis, due colossi mondiali nella produzione di farmaci, sono stati sanzionati con una multa da 180 milioni di euro per “un cartello che ha condizionato le vendite dei principali prodotti destinati alla cura della vista”.

Pare che le due case farmaceutiche abbiano prodotto e rivenduto lo stesso farmaco etichettandolo con due nomi diversi: Avastin e Lucentis. In un comunicato stampa pubblicato ieri sul sito dell'Autorità Garante alla Concorrenza del Mercato si afferma che: “I due gruppi si sono accordati illecitamente per ostacolare la diffusione dell’uso di un farmaco molto economico, Avastin, nella cura della più diffusa patologia della vista tra gli anziani e di altre gravi malattie oculistiche, a vantaggio di un prodotto molto più costoso, Lucentis, differenziando artificiosamente i due prodotti”.

Insomma, si tratta proprio dello stesso farmaco: mentre una dose di Avantis ha un prezzo che si aggira tra i 15 e gli 80 euro, il Lucentis costa ciquanta volte di più, all'incirca 900 euro a dose. L'accordo tra le due multinazionali è costato al Sistema Sanitario Nazionale oltre 45 milioni di euro nel solo 2012, e l'AGCM rende noto che i costi futuri potranno arrivare fino a 600 milioni di euro l'anno.

Purtroppo questo non resta un episodio isolato. In effetti la guerra ai cartelli delle società farmaceutiche inizia molti anni fa. In Italia il caso più eclatante risale al 1998, quando ben otto case farmaceutiche entrano nel mirino dell'Antitrust poiché sospettate di aver fatto accordi.

Si tratta di Servier - Italia, l'Istituto farmacologico Stroder, la Byk Gulden Italia, l'Istituto Gentili, la Merck - Sharo & Dohne, la Neopharmed, la Sigma - Tau e la Mediolanum farmaceutici. Nel luglio dello stesso anno venne creato un accordo volto a reintrodurre elementi di regolamentazione dei prezzi al fine di avviare un processo di apertura alla concorrenza nel mercato farmaceutico (Regolamento esercizi farmaceutici).

Più recente, questa volta sullo scenario europeo, lo scandalo che vide coinvolti nel 2005 tre gruppi farmaceutici: Akzo Nobel (Olanda), Hoechst (Germania) e Atofina (Francia), ai quali toccò una multa di 217 milioni di euro per essersi divisi il mercato di distribuzione di acidi monocloroacetici, addensanti usati soprattutto nell'industria cosmetica e alimentare. Ancor più recente il caso dell'inchiesta sulle aziende: Pfizer AG, Eli Lilly (Svizzera) SA e Bayer (Schweiz) AG, accusate di "aver fissato il prezzo di rivendita sotto forma di prezzi pubblici raccomandati per i loro medicamenti contro la disfunzione erettile Viagra (Pfizer), Levitra (Bayer) e Cialis (Eli Lilly). Questi prezzi sarebbero stati integrati nei sistemi informatici specifici del ramo o direttamente trasmessi dai grossisti alle farmacie e ai medici dispensanti, che in grande maggioranza li avrebbero fatturati tali quali ai loro pazienti"(Comunicato stampa del Tribunale Amministrativo Federale).

Tornando al caso Roche e Novartis, entrambe le aziende hanno respinto le accuse, negando qualsiasi pratica di mercato anti-concorrenziale. La Novartis, in una nota stampa, annuncia la volontà di fare ricorso al Tar contro la decisione presa dall'Antitrust. Anche Roche declina qualsiasi responsabilità, definendo le accuse "prive di fondamento".


Foto: Erich Ferdinand /Flickr

 

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