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di Angelo Lo Verme giovedì 18 agosto 2011 - 0 commento oknotizie
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Reportage dall’isola di Pantelleria. Vacanze pazzesche

Dopo essere rimasti tre giorni bloccati a causa del mare grosso, finalmente alle ore 14.00 del 26 Luglio 2011 si parte dal porto di Trapani per l’isola di Pantelleria

Il mare è nuovamente tranquillo dopo il forte vento di maestrale durato senza tregua ben quattro giorni, fatto raro per la stagione estiva dicono gli abitanti. Il viaggio è tranquillo e con puntualità svizzera alle ore 20.00 come previsto giungiamo al porto di Pantelleria. Ancora il sole è alto quanto basta per ammirare i magnifici colori del paesaggio pantesco con la giusta luce, né troppo abbagliante né troppo scialba. Appena la nave attracca gli operatori addetti danno inizio alle operazioni di sbarco. Da sopra il ponte telefoniamo al proprietario del dammuso che abbiamo affittato per avvertirlo del nostro arrivo e ci dice che già si trova al porto fornendoci i dettagli della sua posizione, dato che non ci conosciamo. Un paio di trattori cominciano a darsi da fare per trainare i container posti davanti. Con mia moglie scendiamo e assistiamo alle operazioni sul suolo pantesco dato che il calore dentro la stiva tutta di ferro è insopportabile e la nostra macchina si trova un po’ dietro. Dopo un po’, tra il frastuono di ferraglia e di motori, le dico di andare a raggiungere il proprietario poiché basto io ad attendere il turno della nostra auto sull’imbarcadero. Mentre scendo rumorosamente con la macchina attraversano il ruvido ponte levatoio la vedo da lontano che conversa col proprietario. Quando li raggiungo ci salutiamo e ci presentiamo. Noto fin da subito che è un signore molto tranquillo e gentile, come tutti i panteschi del resto. Aspettiamo che sbarchino gli altri inquilini e poi lo seguiamo per condurci ai rispettivi dammusi, le tipiche abitazioni pantesche in nera pietra lavica che si mimetizzano perfettamente col paesaggio, fresche d’estate e calde d’inverno, anche se le estati pantesche specie nelle contrade sono abbastanza fresche e d’inverno non si scende mai sotto i 17°: un vero Paradiso! Tutti hanno il tetto bianco (per respingere i raggi solari) a volta che serviva alle origini per convogliare le acque meteoriche nelle cisterne. Alcuni dammusi per la verità sono interamente dipinti di bianco e spiccano sotto il sole con vaghe note arabeggianti.

Appena fuori dal porto la parte periferica del paese di Pantelleria non si presenta molto bene, con grigi capannoni in apparenza abbandonati ed erbe secche sugli spiazzi e sui cigli della strada. Insomma, c’è qualcosa che trasmette un senso di incuria e abbandono. Per fortuna è solo qualche centinaio di metri di periferia a dare questa impressione; appena inizia la strada di campagna in direzione di Scauri, infatti, il paesaggio cambia totalmente e anche se la luce ormai è scarsa comunque lascia ancora intravvedere alla nostra sinistra gli sbiaditi contorni dei numerosi dammusi con la rigogliosa vegetazione di buganvillee, oleandri, fichi d’india e palme, e i numerosi terrazzamenti sostenuti dai muri a secco di pietra lavica perfettamente allineati, le murìcce o macìe, che con i dammusi e il paesaggio creano un’assoluta armonia di forme e colori. Alla nostra destra si susseguono mai monotone, ma anzi in varie forme, rocce di nera sciàra sempre più digradanti verso il mare man mano che saliamo: “l’artista” che le ha create doveva essere un grande creativo a quanto pare. La perimetrale, lunga 40 chilometri intorno all’isola, è stretta all’inverosimile fra le nere muricce che la delimitano; praticamente un budello dove due automezzi specie in curva rischiano costantemente la collisione se si guida con poca prudenza; poi, come abbiamo avuto modo di constatare nei giorni seguenti, se malauguratamente s’incontra una di quelle grosse autobotti di cui l’isola è piena per l’approvvigionamento idrico delle contrade dove l’acqua non è canalizzata o quando questa scarseggia, bisogna fare retromarcia e trovare uno slargo di fortuna per permettere al bestione di proseguire. Comunque sulle strade, ma anche altrove, tutti sono calmi e gentili, nessuno osa strombazzare col clacson se c’è fila e si fa quasi a gara per dare la precedenza, contrariamente di altri posti: i ritmi molto più naturali dell’isola non stressa la gente. Dopo circa 15 chilometri arriviamo a Rekale, la contrada dove alloggeremo nei prossimi 14 giorni di vacanza. E’ già buio e scarichiamo la macchina alla luce della lampada della veranda. Dopo avere sistemato tutto e cenato andiamo a letto che è mezzanotte inoltrata.


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