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Referendum | La riforma del Titolo V nella legge di revisione costituzionale. Sul “ritorno” di alcune competenze dalle Regioni allo Stato

Oggi in Italia nessuna forza politica è palesemente contraria all’istituto regionale, per questo motivo non sarebbe coerente con tale orientamento prevalente una proposta di cambiamento in senso monocamerale del Parlamento. Viceversa è auspicabile, come prevede la riforma costituzionale, la trasformazione dell’attuale Senato in una Camera delle autonomie territoriali, come del resto è previsto in tutti gli Stati regionali o federali (Germania, Austria, Belgio, ecc.)

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 Certo, la classe politica regionale, scelta nel caso dei consiglieri regionali con il sistema delle preferenze, in molte realtà non ha dato prova di buon governo. Pur auspicando una migliore selezione della classe politica regionale, non si può però parlare in modo generalizzato di fallimento dell’esperienza regionalista. Ora alcuni correttivi al testo del 2001 sono comunque necessari. Si tratta di correttivi da molti anni proposti dagli studiosi e da diverse forze politiche. Infatti, la riforma costituzionale prevede un “ritorno” di alcune competenze a livello centrale, in linea con quanto già “anticipato” dalla giurisprudenza della Corte costituzionale orientata a limitare alcune competenze regionali su materie di interesse nazionale: grandi infrastrutture strategiche, tutela e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici, disposizioni generali e comuni per la tutela della salute, per le politiche sociali e per la sicurezza alimentare, ecc.

Come nella Legge Fondamentale della Repubblica federale tedesca, la riforma prevede anche che lo Stato possa intervenire al posto di una Regione quando sia necessario tutelare l’interesse nazionale oppure l’unità giuridica o economica della Repubblica. Nel procedimento di attivazione del cosiddetto potere sostitutivo del Governo, la legge di revisione costituzionale prevede il parere preventivo (obbligatorio e non vincolante) del Senato della Repubblica. A fronte di una riduzione dei poteri del legislatore regionale in materie che riguardano l’interesse nazionale, le Regioni attraverso i loro rappresentanti in Senato parteciperanno alla legislazione nazionale e alle attività di controllo sul governo nazionale. Del resto, la nuova ripartizione delle competenze a favore dello Stato non fa venir meno la possibilità, sancita all’art. 116 comma 3 della Costituzione, che con legge dello Stato - approvata da entrambe le Camere, sulle base di intesa tra lo Stato e la Regione interessata - possano essere attribuite alle Regioni ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, a condizione che vi sia un “equilibrio” tra entrate e spese della Regione.

 

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