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di Angelo Lo Verme giovedì 30 dicembre 2010 - 0 commento oknotizie
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Quando l’arte parla all’uomo

Quando l’arte riesce a parlare dell’uomo

Al primo piano del Teatro Sociale di Canicattì fresco di restauro, in tre eleganti stanze è in corso la mostra di pittura Opere in Teatro” dell’artista canicattinese Lorenzo Lo Vermi, impiegato alle poste di Torino e residente nel comune di Venaria Reale, che si protrarrà fino al 30 di questo mese.

Egli è un artista per così dire tutt’altro che precoce, avendo iniziato a dipingere appena dieci anni fa, alle soglie dei quarant’anni. Ieri sera tra i suoi luminosi quadri mi spiegava che ha cominciato quasi per caso, quando sua figlia si iscrisse al “Primo Liceo Artistico” di Torino e avendo chiesto in segreteria se anche lui poteva iscriversi, gli venne risposto che da lì erano usciti diplomati anche venerandi ottantenni.

I suoi dipinti appartengono al movimento artistico dell’iperrealismo o realismo radicale sorto negli Stati Uniti agli inizi degli anni settanta e diffusosi in Europa nel decennio successivo. Tale movimento, derivato dalla pop art, intende rappresentare la realtà partendo da un’immagine fotografica ingrandita quanto basta per tentare di riprodurla, se possibile, con una fedeltà superiore alla normale percezione, contraddistinguendosi quindi per la maniacalità dei dettagli in un certo senso esagerata. In alcuni dei dipinti di Lo Vermi, rappresentanti principalmente nature morte, si notano dei dettagli che vanno a riprodurre fedelmente anche i difetti ad esempio della frutta o ortaggio raffigurato, come un’unghiata o un’accidentale escoriazione preesistente nel soggetto originale.

 Mi spiegava che le composizioni le prepara lui, utilizzando vasi di argento o di colorata ceramica come contenitori di frutta o ortaggi vari poggiati sul suo tavolo di lavoro in vetro. Poi li fotografa, e non potrebbe fare altrimenti dato che nel periodo che impiega per completare una sua opera, i soggetti naturali si corromperebbero inevitabilmente se dovesse copiarli dal vivo. Da qui inizia il suo sapiente, paziente, lento e preciso lavoro quasi di cesello con i pennelli e i colori ad olio.

Quello che colpisce al primo colpo d’occhio entrando nelle stanze occupate dai suoi dipinti è la luminosità e i colori vivaci simili a quelli che possiamo vedere nei modernissimi e ultratecnologici televisori in LCD o LED mentre trasmettono immagini della natura. Luci e colori che sembrano uscire dalle sue tele e invadere lo spazio circostante, obbligando gradevolmente il visitatore a un’esperienza sensoriale orgiastica del tutto straordinaria.

E’ questo il pregio dei suoi quadri: rappresentare una super realtà fatta di forme, luci e colori intensissimi per meglio catturare l’attenzione del fruitore spesso distratto e in un certo senso menomato da sensi intorpiditi, offuscati dalla routine della modernità, costituita sempre più da impegni pressanti e stressanti e, paradossalmente, bombardati e violentati da un’enormità di stimoli innaturali di ogni genere da cui ci si può difendere soltanto socchiudendo le “imposte”, come si fa con le finestre per difendersi dai rumori molesti della strada. Sì, i quadri di Lorenzo Lo Vermi assumono, consapevolmente o meno, il compito di risvegliare i sensi assopiti, disattenti e addomesticati dell’uomo moderno.


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