Il recente scontro sulla Risoluzione Onu 1973 ha rilanciato i dubbi sulla solidità dei rapporti tra il presidente e il premier russo. Il primo, ex pupillo del secondo, sembra smarcarsi sempre di più dal suo mentore. Puntando (forse) alla riconferma alle presidenziali del 2012
1. La Risoluzione 1973, che ha autorizzato l'intervento militare in Libia, non sta creando spaccature solo tra le cancellerie occidentali. Si registrano divisioni anche nei piani alti del Cremlino, da tre anni retto dalla diarchia Medvedev-Putin.
I fatti. Nella mattinata di domenica, durante una visita ad una fabbrica di missili negli Urali, Putin aveva paragonata ad una “chiamata medievale alle crociate”. Poche ore dopo, Medvedev ha replicato che “È assolutamente ingiustificabile usare espressioni che conducono a uno scontro di civiltà come 'crociate' e così via”.
Il battibecco a distanza sull’intervento internazionale in Libia secondo l’agenzia russa Ria Novosti, rappresenta un raro caso di scontro diretto tra le due massime cariche della Federazione. In realtà, non è la prima volta che Medveedev e Putin si trovano su posizioni contrastanti. Da quando il primo è salito alla presidenza nel 2008, di fatto ereditandola dal secondo, gli attriti non sono mai mancati.
Dapprima ci fu la crisi, che colpì duramente il Paese con il ribasso del prezzo del petrolio1. Medveedev definì l’economia russa come primitiva poiché troppo dipendente dall’esportazione di materie prime ed inadeguata ad offrire servizi alle persone; al contrario Putin replicò che l'economia russa era sulla giusta strada e la crisi ne aveva solo rallentato la marcia.
Nel 2009 Medvedev condannò la corruzione cronica che affligge il Paese, a cominciare da quella che intacca la burocrazia statale. Una posizione ribadita da Putin, il quale però si affrettò ad aggiungere che si trattava di un problema presente un po' in tutti gli Stati e che in fin dei conti era un fenomeno fisiologico, perciò difficilmente eliminabile.
A un anno dalla guerra russo-georgiana, palesemente voluta da Putin, Medvedev definì il Caucaso come il problema politico interno più serio della Russia, criticando indirettamente il modo in cui era stato gestito fino a quel momento. Putin, dal canto suo, fece orecchie da mercante, affermando che i continui attentati che infiammano l'area non sono frutto opera del terrorismo bensì una mera lotta tra clan per la redistribuzione delle proprietà.
Nell'aprile 2010, quando Russia e Ucraina rinnovarono l’accordo per la concessione alla flotta di Mosca della base di Sebastopoli fino al 2042 (in cambio di uno sconto sul prezzo del gas), mentre Putin definì il prezzo “esorbitante”, Medvedev stupì tutti dichiarando che la somma pattuita era “enorme ma giusta”.
In estate, Medvedev ha bloccato il progetto di costruzione dell’autostrada Mosca-San Pietroburgo, sponsorizzato dall’onnipotente sindaco della capitale Jurij Luzhkov, noto sostenitore di Putin. Luzhkov è stato poi sollevato dall'incarico dal presidente poiché ritenuto responsabile della disastrosa gestione dell'emergenza incendi.
Non fatemi domande e io non ne farò a voi
Profilo personale, articoli e statistichePossibile pensare sempre e costantemente alle elezioni e non alla politica? Ciao dalla (...)
24/03 18:05 - Toscana