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Pusher muore dopo l’arresto. Una foto anonima: "Così l’ha massacrato"

Kaies Bohili, 36 anni, sarebbe morto durante il trasferimento nella caserma di Riva Ligure, a causa di un malore. Ma spunta una foto - inviata via email da ignoti - la cui didascalia parla chiaro: "Così l'ha massacrato", in riferimento ad uno dei due agenti dei Carabinieri.

Quando il corpo è arrivato all'Asl1 di Imperia, l'autopsia non rilevava che lievi segni di colluttazione, in linea con le dinamiche di arresto. Kaies Bohili, 36 anni, è stato infatti sorpreso dai Carabinieri mentre spacciava eroina. Ne è seguito il tentativo di fuga e un breve scontro, conclusosi con l'arresto e il trasferimento in caserma. È qui però che si apre quel buco sul quale gli inquirenti stanno indagando, perché quando vi giunge, Bohili è in fin di vita. Avrebbe - secondo quanto riferito dall'arma - subito un malore, accasciandosi proprio sulla soglia della caserma. Sebbene all'uso di alcune droghe (cocaina, ketamina, metanfetamina) si leghi un alto rischio infarto e ictus, il sospetto è che lo "stimolo" possano essere stati i maltrattamenti subiti dal pusher da parte delle forze dell'ordine.

Sebbene infatti il procuratore a capo delle indagini, Roberto Cavallone riferisca in giugno che di un nuovo caso Cucchi non si tratterebbe, recentemente nuove prove indiziarie hanno riaperto l'ipotesi di un coinvolgimento delle forze dell'ordine. Spunta infatti una foto, inviata da ignoti via email con una didascalia esplicativa: "Così l'ha massacrato". L'immagine mostrerebbe l'uomo disteso a terra con una camicia dell'arma come cuscino, ma ancora vivo. Trattato quindi adeguatamente, sembrerebbe; fatto confermato dalla chiamata al 118 partita dalla caserma. Sono le 19:35, 30 minuti dopo l'arresto. Il caso lascerebbe però seri dubbi: né il significato esatto della frase, né i risultati dell'autopsia sono ad oggi certi. Il procedimento è passato al Procuratore capo di Genova, Michele Di Lecce, riaprendo un'indagine che ora vira verso scenari di gran lunga diversi.

Gli inquirenti sono già all'opera per l'acquisizione dei tabulati, al fine di poter chiarire innanzitutto l'identità del "corvo", ma anche la stessa dinamica del fatto, grazie ai dati riconducibili alla rete utilizzata dai cellulari. Ciò permetterebbe di riscontrare i telefoni nell'area, e soprattutto a chi sono intestati. E dunque di capire chi abbia scattato la foto, per poi inviarla ad una lista di persone ad oggi secretata. Mentre si procede ad individuare eventuali prove di reato, si è dovuto procedere a trasferire i carabinieri coinvolti per motivi di sicurezza. Avrebbero infatti ricevuto una busta con tre proiettili, con sopra scritto "da parte di Kaies".

Quei 30 minuti di buio potranno chiarire molte cose, ma per ora la procura rimane cauta, anche in considerazione del fatto di cui sopra. Per ora non si esclude nulla, anche perché Bohili era vecchia conoscenza delle forze dell'ordine locali. Ai soggetti che la procura dovrà tenere d'occhio si aggiunge quindi chi a Bohili la "roba" l'aveva venduta. Il caso resta dunque aperto.

I commenti più votati

  • Di (---.---.---.118) 12 luglio 2013 14:56

    Se degli agenti hanno commesso un omicidio devono pagare.

  • Di Francesco Finucci (---.---.---.194) 12 luglio 2013 18:27
    Francesco Finucci

    Il punto è che l’autorità non può esercitare violenza. Dovrebbe agire in modo da contrastare quella dei criminali, ma siccome abbiamo forze dell’ordine scarsamente selezionate, allora ci finisce un po’ di tutto. E se a gente scarsamente selezionata dai la sicurezza dell’impunità, i problemi prima o poi arrivano, e il numero dei morti di Stato qui sta diventando eccessivo. Detto che è un lavoro difficile, poche persone sono capaci di farlo bene. Sennò andrebbero cacciate. Lavori per lo Stato, quindi devi rappresentarlo adeguatamente, c’è anche un preciso articolo della costituzione che lo spiega.

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