No, non credo alla profezia dei Maya sul 2012. Tuttavia, più ci avviciniamo alla fatidica data e più il mondo sembra andare a rotoli.
Venerdì 5 agosto l'agenzia Standard & Poor's ha annunciato quello che tutti ci aspettavamo: il downgrade degli Stati Uniti da AAA ad AA+. Neppure l'accordo sul tetto del debito è bastato a salvare l'immacolata tripla A dello Zio Sam. E da giorni le borse mondiali sembrano ripiombate nella Fossa delle Marianne del '29.
Molti temono che questo aggraverà la crisi del debito Usa perché i tassi di interesse saliranno alle stelle e il Tesoro non riuscirà più ad onorare i pagamenti delle cedole. Niente di più improbabile. Il giudizio AA+ non sarà la perfezione ma realisticamente non è meno affidabile del massimo AAA. Certo, alcuni enti che istituzionalmente sono tenuti ad investire in obbligazioni da tripla A dovranno cedere i titoli Usa per ripiegare, ad esempio, su quelli svedesi, ma nel complesso ben pochi investitori che saranno costretti a smobilizzare i propri Tresaury bonds in portafoglio. La stessa Federal Reserve ha confermato che le banche non saranno obbligate alla ricapitalizzazione.
Una cosa è certa: la sconsolata reazione dei mercati all'ultimo discorso di Barack Obama è la riprova che per uscire dalla spirale della crisi non bastano le intenzioni, ma servono i fatti. L'economia americana è una sofisticata e gigantesca macchina oliata da un una cosa che, oltre ad essere la più importante, è anche la più effimera: la fiducia. Mancando quest'ultima, la macchina si blocca. E se nei decenni addietro l'America ha costruito la propria reputazione su una gestione responsabile e credibile delle proprie finanze, oggi è la realtà di una politica inconcludente ad alimentare i dubbi sulla stabilità di tutto il sistema Usa, molto più del debito pubblico fuori controllo. Tanta retorica patriottica e poche soluzioni concrete non sono più un mix sufficiente per restituire fiducia ai consumatori e (soprattutto) ai mercati.
Perché è evidente a tutti che la soluzione della crisi non sembra essere nella disponibilità della politica. La quale non è solo incapace di procedere alla ricostruzione dei fondamentali del sistema statunitense (nessuno ha pensato a come riallineare un'economia finanziaria che è otto volte maggiore di quella reale?), ma ultimamente sembra concentrata più sulle miserie di casa propria che sulla ricerca di una via d'uscita ai problemi del Paese.
Non è un caso che a rompere gli indugi di S&P sul declassamento degli Usa sia stato proprio il demenziale teatrino offerto dai negoziati sull'innalzamento del debt ceiling. In pratica, non è la solvibilità dell'America ad essere messa in discussione. Ad essere in forse è la sua credibilità. D'altra parte, quando Obama ha confessato che il vero problema degli Usa non è economico, bensì politico, non stava forse dicendo la stessa cosa?
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Non fatemi domande e io non ne farò a voi
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