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Perché non si può credere in Dio, ma si deve credere nella Chiesa

Un europeo del XXI secolo non può più credere in Dio, perché ha imparato ad usare il suo intelletto senza prescindere dall'esperienza sensibile.

Un europeo del XXI secolo sa che tutte le credenze religiose sono originate dall'atavico terrore della realtà diveniente e persistono perché molti uomini non vogliono o non possono analizzarla e comprenderla razionalmente.

D'altro canto, un europeo del XXI secolo, proprio perché vuole e può comprendere la realtà diveniente, è incuriosito dalle cosiddette vicende terrene e si appassiona alle vicende umane.

La vicenda cattolica è, tra quelle umane, una delle vicende che dura da più tempo e che, da più tempo, appassiona.

La durata bimillenaria di questa organizzazione religiosa non può essere spiegata solo dalla sua funzione analgesica delle angosce esistenziali. Anche l'edificio teologico cattolico, costruito su racconti favolistici facilmente confutabili, non può essere la causa delle sue plurisecolari fortune. Solo la maturazione di una grande capacità di adattamento all'ambiente esterno ha consentito alla Chiesa Cattolica di durare per un periodo di tempo così lungo. Tale durevole adattamento è stato reso possibile dallo sviluppo di una sapienza politica senza pari, con cui, nel corso dei secoli, la Chiesa è riuscita a fronteggiare le minacce di numerosi e potenti nemici.

Nello scorso secolo, l'acume politico di questa istituzione ha raggiunto il suo punto più alto con l'elezione a papa, nell'ottobre del 1978, del cardinale polacco Karol Wojtyla, che divenne il catalizzatore del dissenso popolare verso i detestati regimi comunisti dell'Europa orientale. Quella scelta accelerò la caduta di un sistema di potere costruito su premesse ideologiche che assomigliavano tanto a dogmi di fede.

Dopo la caduta dei regimi comunisti, il papato di Wojtyla mostrò un volto sempre più integralista e retrivo. Il papa polacco, dopo la scomparsa dell'impero sovietico, si convinse di poter sconfiggere anche la cultura laica occidentale che sorregge le democrazie liberali. Questa convinzione lo indusse a designare Joseph Ratzinger come suo "successore" e degno continuatore della crociata anti-laicista ed anti-liberale.

Il papa tedesco, fedele al suo mandato, si è fatto promotore di una presuntuosa polemica contro la cultura laica occidentale e ha preteso di ribaltare il rapporto tra cultura occidentale e fede cristiana. La nostra radice culturale, infatti, risiede nel pensiero filosofico dell'Antica Grecia, che era animato da un grande desiderio di ricerca della verità. La Scienza e la Democrazia sono figlie di quel pensiero. La fede cristiana, invece, è un deragliamento del pensiero filosofico greco, perché pretende di aver trovato la verità ricercata. La Fede è, pertanto, un sottoprodotto della Ragione, ad uso e consumo di chi si accontenta di superficiali e rassicuranti spiegazioni del mondo che ci circonda. Joseph Ratzinger ha, invece, teorizzato la superiorità della Fede sulla Ragione, ricorrendo ad argomentazioni dell'alto medioevo.

L'autentico motivo delle sue dimissioni è forse da ricercare nella maturata consapevolezza di aver condotto la Chiesa Cattolica su un binario morto, contrapponendola al senso comune occidentale, sempre più indifferente verso dio e sempre più restio a parlarne.

Con la sorprendente elezione di Jorge Mario Bergoglio a rappresentante di Dio in terra, la Chiesa di Roma rinuncia allo scontro intellettuale con l'occidente laico per mettere al centro della propria predicazione la pratica di vita enunciata nei vangeli. Per questo motivo, il nuovo papa si è dato il nome di Francesco d'Assisi, ossia di colui che più di tutti ha messo in pratica la morale evangelica.

Eleggendo l'argentino Bergoglio, i cardinali hanno anche riconosciuto la preponderanza numerica dei cattolici dell'America centro-meridionale e non hanno assecondato i giochetti politici dei machiavellici cardinali italiani.

La pragmatica rinuncia alla contrapposizione intellettuale con l'occidente laico, l'accento sulla pratica di vita cristiana, il riconoscimento della forza numerica dei cattolici sudamericani e la marginalizzazione dei cinici cardinali italiani attestano la grande vitalità della sapienza politica della Chiesa Cattolica e ci fanno capire che questa istituzione è destinata a durare per un bel po' di secoli a venire.


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