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Parlamento: l’aula salva i doppi incarichi ma boccia lo stop ai finanziamenti

Emendamento trasversale al "decreto fare": PdL, Pd e Sel firmano l'abolizione della norma Tremonti sull'incompatibilità dell'attività di sindaco e di parlamentare o membro del governo. Un blitz notturno, che non ha impedito di bocciare la sospensione della rata di luglio dei finanziamenti pubblici ai partiti.

"Il favore delle tenebre induce in tentazione" suggerisce Sara Nicoli su Il Fatto Quotidiano. Già, perché la proposta che ha ottenuto l'appoggio bipartisan di Sel, Pd e PdL ha visto la propria azione svolgersi proprio nella notte di martedì, scenografia quella della Commissione Affari Costituzionali. È qui infatti che Ignazio Abrignani (PdL), Nico Stumpo (Pd) e Martina Nardi (Sel) hanno firmato l'emendamento in questione.

L'effetto pratico sarebbe quello di inibire, per i comuni superiori ai 5000 cittadini, l'incompatibilità dei compiti di sindaco e parlamentare (o membro del governo) sancita da Tremonti con la legge finanziaria del 2011. Salvando non solo doppincarichisti futuri, ma anche quelli più a portata di mano. L'emendamento prevede infatti che l'incompatibilità si attivi solo a partire dalle prossime comunali, istituendo un vuoto normativo nel quale permettere agli attuali sindaci di agire per mancanza di legislazione, quando invece la legge c'è, ed è chiara.

L'applicazione della norma deve agire ex nunc, non può cioè ricadere in maniera retroattiva. Dunque legiferare sull'incompatibilità in pieno mandato dei sindaci significa vincolarne in maniera irrevocabile la posizione, assicurandola contro il rischio di dover scegliere tra le due cariche. Anzi più in fretta si agisce in seguito alla nomina, più probabilità si hanno che questa rimanga al riparo da eventuali incompatibilità.

A beneficiarne - ed è questo il nodo del contendere - sarà tra gli altri Vincenzo De Luca, parlamentare Pd e sindaco di Salerno. Mara Carfagna - commissiario provinciale PdL a Salerno - è insorta: "Ritengo sbagliata questa norma, in aula voterò contro". Stessa reazione per Nitto Palma che di fronte al Corriere del Mezzogiorno annuncia prodigo di rassicurazioni: "Bloccherò personalmente l'emendamento 'salva De Luca' al Senato". Per Cozzolino (Pd) l'affare è "desolante", mentre Scelta Civica si dilegua abilmente con un'agenzia parlamentare, dissociandosi dall'emendamento e dichiarando la propria estraneità dal "fatto".

Tutti si dissociano, insomma. Anche nel PdL, mentre per il Pd è cosa storicizzata e ormai consueta. Nel frattempo viene bloccata la mozione M5S per la sospensione del finanziamento ai partiti di luglio. Un fatto che di per sé non acquisirebbe il particolare peso specifico che invece ha, se non fosse per la tempistica, che appare sospetta e ben poco dignitosa: sospetta perché capace di scatenare l'idea che si faccia di tutto per mantenere il "malloppo" e contemporaneamente le doppie cariche; poco dignitosa perché i parlamentari ne escono fuori come "accaparratori".

Sit-in di protesta fuori e dentro il parlamento non sono riusciti a nulla, e forse la norma di per sé - bloccare l'erogazione a luglio - non incide davvero sul sistema dei finanziamenti. Sul piano simbolico, d'altra parte qualcosa significa. Ed è un qualcosa di pesante: uno schiaffo morale che sul piano della spesa pubblica si misura in spiccioli, ma su quello della credibilità ha l'effetto di una distorsione abnorme che lascia ben poca fiducia agli elettori. E se fiducia significa voti, i parlamentari avrebbero qualcosa su cui riflettere.

 

Foto: Wikimedia

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