Si è conclusa pochi giorni fa la fortunata messa in scena de “Il Paese dei Minnifuttu
Nel suggestivo cortile del Castello di Barbacane, circondato da quattro alte mura di nera pietra e sotto un “soffitto” di scintillanti stelle, su un disadorno palcoscenico, l’attore-giullare pantesco (di Bukkuram) Gianni Bernardo a grande richiesta ha messo in scena la continuazione de “Nel Paese dei Minnifuttu” dell’estate del 2008, quando per dieci serate consecutive esaurì i biglietti. Anche in questa estate 2011 il successo è stato strepitoso.
Con una narrazione teatrale realizzata tutta sul filo dell’ironia e della satira, sempre intelligente e dissacrante, l’attore Gianni Bernardo ha messo in scena la metafora della vita, che prendendo spunto dalla storia recente di Pantelleria si può estendere benissimo a tutta l’Italia che davvero ci appare sempre più come il Paese dei “Minnifuttu” per quel modo tutto italico di accettare passivamente le avventure o disavventure dell’esistenza e del vivere quotidiano, quest’ultimo scandito e regolato da istituzioni che rappresentano magnificamente il pensiero del “minnifuttu” di tutto e di tutti, ove il cittadino che lo pratica diviene inevitabilmente la vittima mentre il rappresentante istituzionale è quasi sempre colui che ci si ingrassa.
Un detto siciliano fa: “Calati juncu ca passa la china”, “Chinati giunco finché passa la piena”, cioè, piegarsi per non spezzarsi sotto la forza travolgente della piena; ma quando questo piegarsi diventa un’abitudine per il susseguirsi di troppe inondazioni, le fibre del giunco prendono tale forma e non è più capace di rialzarsi poiché corre nuovamente il rischio che voleva inizialmente evitare: quello di spezzarsi. Ormai questo adagio sembra adattarsi a tutta l’Italia se non al mondo intero, giacché non più le tante dominazioni straniere ma ora una più subdola e sottile forma di potente dominazione politica - economica e mediatico - culturale pare sostituirsi all’onda gigantesca della piena. Anche se da qualche tempo alcuni popoli stanchi e affamati di pane e reale libertà cominciano a ribellarsi.
Già lo scrittore racalmutese Leonardo Sciascia profetizzava l’innalzarsi di quella immaginaria “linea della palma” dal Sud sempre più verso il Nord, cioè di quel clima mediterraneo adatto alla vegetazione della palma che si sposta sempre più su; ma anche linea immaginaria da lui vista come metafora della più deteriore cultura o anticultura meridionale che sale verso il Nord Italia. Infatti, oggi si sa che la malavita organizzata è già ben attecchita nelle regioni del Nord.
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