“Oggi non è il momento di grandi riforme costituzionali, in questo tempo di divisioni il rischio è di perdere il senso ultimo della Costituzione”. Lo ha dichiarato a Verona il professor Valerio Onida, 74 anni, presidente emerito della Corte costituzionale, durante il convegno “Costituzione e Riforme”. L’incontro, svoltosi nell’ateneo veronese, si è tenuto alla presenza del rettore Alessandro Mazzucco ed è stato coordinato dal professor Paolo Cavaleri, docente di istituzioni di diritto pubblico. Onida, già ordinario di diritto costituzionale all’Università Statale di Milano, è anche presidente dell’Associazione italiana costituzionalisti.
Per Onida questo non è tempo opportuno per avviare riforme costituzionali: troppe le contrapposizioni e troppo forte, nel pensiero corrente, la volontà di affermare soltanto le proprie idee contro quelle degli altri senza il necessario riconoscimento di un terreno comune. “Se non c’è un terreno comune non si possono fare le Costituzioni” ha detto Onida secondo il quale ora le parti politiche, purtroppo, guardano soprattutto agli interessi immediati anziché essere lungimiranti. Andrebbero piuttosto riscoperti i fondamentali del diritto, ha consigliato apertamente il giurista.
Il costituzionalista ha ribadito che in un sistema democratico è essenziale la presenza di limiti efficaci all’esercizio del potere. “Quando si dice che la nostra Costituzione è troppo garantista, che ci sono troppi pesi e contrappesi, si dice una cosa che va contro i fondamenti del costituzionalismo” ha proseguito, evidenziando che la Carta è garantista “perché ha cercato di tradurre in principi e regole un’esigenza fondamentale della comunità democratica: quella dei limiti del potere e delle necessarie garanzie”. A tal proposito Onida ha poi rammentato che la nostra è stata in Europa la prima Costituzione che ha affermato la necessaria esistenza di un sistema di garanzie “che ponesse dei limiti invalicabili alla volontà del Parlamento”. Limiti garantiti da un’entità esterna al Parlamento e non rappresentativa della maggioranza: “è la giustizia costituzionale” ovvero la Corte costituzionale. Su questa strada, del resto, ci seguirono subito i tedeschi e poi, nel 1978, gli spagnoli. La Corte, che all’epoca appariva ai più “una stranezza, una bizzarria”, ha sottolineato Onida, “è diventata elemento comune delle Costituzioni in Europa e nel mondo”.
Per il presidente emerito della Costituzione, in Europa adesso non vi è certo il pericolo di dittature militari “però siamo di fronte a società” ha sostenuto Onida “che sempre di più corrono il rischio di dittature morbide, di forme di prevaricazione che non si appoggiano più sulla forza fisica, sull’esercito, ma piuttosto sullo strapotere nel controllo mediatico dell’opinione pubblica”.
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